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Scuola

Oliva: ‘Settimana alternativa: su di essa espresso un giudizio deleterio e bigotto’

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“Gentile Giancristiano Desiderio, – scrive Angelo Oliva, Rappresentante D’istituto del Liceo Scientifico G. Rummo di Benevento, riecheggiando la lettera aperta sul tema a firma di Nicola Sguera – ho appreso con profondo dispiacere dalle colonne del Corriere Del Mezzogiorno le sue posizioni a riguardo della cosiddetta settimana alternativa -o autogestita, come dir si voglia- che sempre più negli ultimi anni si è consolidata nelle scuole come pratica extracurricolare prenatalizia. Ho deciso di risponderle poiché, in quanto rappresentante d’istituto del Liceo Scientifico G. Rummo di Benevento, ho vissuto e sto vivendo in prima persona tale esperienza e considero il suo giudizio deleterio e bigotto. Il suo articolo, infatti, rischia di coagulare attorno a tesi -me lo conceda- un po’ troppo semplicistiche, quell’atavico istinto qualunquista che, soprattutto al sud, serpeggia tra alcune frange di genitori e di docenti e che si pone in maniera ciecamente pregiudizievole e intollerante nei confronti di quanto di “alternativo”, “diverso” o “autogestito” nasca dalle menti degli studenti.

 

In maniera onesta devo anche io ammettere che purtroppo in alcuni contesti, tali forme di fare scuola, siano esse la settimana autogestita o le pause didattiche, degenerino in quelle che lei ha chiamato “settimane del fancazzismo”, definizione tanto colorita quanto -ahimè- irrispettosa nei confronti di coloro i quali credono e investono forze fisiche e mentali nella riuscita di simili esperimenti. A questo proposito vorrei portarle a conoscenza di un esempio virtuoso che mi riguarda da vicino: quello della mia scuola. Al liceo Rummo infatti sta andando in scena, grazie agli sforzi di un’intera comunità scolastica, una vera e propria kermesse culturale fatta di più di 40 corsi, incontri, seminari e iniziative giornaliere, che vede protagonisti docenti, alunni e, come ospiti, ragguardevoli personalità beneventane e non. Le attività riguardano le tematiche più disparate, dai corsi di lingue straniere agli approfondimenti extradidattici di stampo scientifico (esperienze laboratoriali di chimica, fisica, biologia ecc.), dai momenti di riflessione su problematiche sociali di cocente attualità (crisi economica, discriminazioni razziali, omofobia sono solo alcuni esempi) fino all’esplorazione di discipline e argomenti che i tradizionali programmi scolastici non contemplano.

 

Alla luce di ciò, le domando: è lecito che la nostra iniziativa subisca la sua etichettatura di “disastro educativo e didattico”? È lecito supporre che la sua sia stata una generalizzazione se non del tutto infondata almeno in parte deviata? A mio avviso in quanto elencato si sono concretati talenti, abilità, passioni e interessi degli studenti che in una scuola ancorata al grigio conformismo di un rigore esteriore, ma non effettivo, mai sarebbero potuti venire alla luce e che anzi avrebbero rischiato di essere soppressi. Aggiungo inoltre che esiste anche un’altra forma di rigore, quello che nasce dalla disciplina che per una volta i ragazzi non subiscono ma addirittura si auto-impongono in ragione di una scuola che stimola quelle che i pedagogisti chiamano “motivazioni intrinseche”: le motivazioni che nascono dalla pura e quanto mai sana curiosità e voglia di apprendere. Oggi nella nostra società, così diversa da quella in cui i tecnocrati che dirigono dall’alto la scuola italiana si sono formati, c’è davvero bisogno di una scuola che sappia incuriosire e insieme insegnare l’amore per la conoscenza in luogo della rigidità e del rigore.

 

Concludo assicurandole che per un adolescente che passa un intero pomeriggio chino sui libri,consapevole che attraverso quelle ore spese nello studio passa il suo futuro, sapere di avere una settimana all’anno in cui finalmente anche a scuola potranno venire fuori ed essere coltivati i suoi interessi e le sue abilità più collaterali, meno canoniche -ebbene- le posso assicurare che ciò rappresenta un supporto eccezionale, più forte di qualunque ritardo sul piano dei programmi scolastici. Per me e per molti altri, la cosiddetta “settimana alternativa” è il cantiere della più efficace [auto]riforma che la nostra scuola abbia mai conosciuto”.

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