POLITICA
Palazzo Mosti, la Rocca, le politiche: la logica contro Mastella
L’orizzonte ultimo a cui il sindaco di Benevento guarda è quello delle prossime politiche, snodo decisivo per mettere in sicurezza il futuro, a partire dalla città, per chiudere in bellezza una carriera politica ed istituzionale durata mezzo secolo. E non è una partita affatto scontata, per mille motivi
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Quel che vale per il coraggio vale per il senso dell’umorismo: uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare. A chi manca il primo, d’altro canto, molto spesso manca anche il secondo.
Muovendo da questo presupposto avevamo messo nel conto che il nostro ultimo editoriale avrebbe potuto scuotere la quiete psicologica di alcuni, così come avevamo messo in conto che non tutti, in primis nell’olimpo della politica sannita, avrebbero colto il piglio ironico e persino paradossale di quelle poche righe.
Certo, ogni paradosso disvela verità, e non c’è dubbio che se la candidatura di Umberto Del Basso de Caro (uno che il senso dell’ironia ce l’ha ndr) per la conquista della fascia tricolore di Castelfranco in Miscano ci restituisce mille suggestioni, che tali restano almeno per ora, i fatti ci dicono che il caso Santamaria ha restituito ai nemici di Clemente Mastella le condizioni per dare concretezza ad un orizzonte di larghe intese per liberare il capoluogo, e con il capoluogo il Sannio, dal Casato di Ceppaloni. Non siamo stati certo noi ad evocare accordi oltre i partiti, a teorizzare convergenze larghe e coalizioni di salute pubblica nel capoluogo. Noi abbiamo provato a giocarci su, mettendo in relazione la candidatura del compagno De Caro in quel di Misciano in Fortore con gli scenari che prendono forma sul piano nazionale, ovvero con quanto sta accadendo in Forza Italia. Un gioco di paradossi.
Ciò che ci fa più sorridere è che i pochi che l’hanno presa male – usiamo il plurale per non lasciare indizi – ci hanno accusato di essere mastelliani, in ossequio ad un altro antico adagio che chi fa il nostro mestiere dovrebbe sempre avere in mente: gli uomini liberi hanno sempre tanti padroni.
Noi proviamo a leggere la politica, con tutti i nostri enormi limiti. La leggiamo ed esprimiamo le nostre opinioni.
Il punto non è Mastella, il punto è il vuoto attorno a Mastella. Un vuoto che si alimenta dell’incapacità del Partito democratico di avviarsi lungo la via di un necessario rinnovamento, di farsi perno e traino di un nuovo centrosinistra, e dell’inadeguatezza delle classi dirigenti del centrodestra sannita di farsi alternativa credibile. Su questo ci siamo già ampiamente espressi.
Ora è del tutto evidente che l’orizzonte ultimo a cui il sindaco di Benevento guarda è quello delle prossime politiche, snodo decisivo per mettere in sicurezza il futuro, per chiudere in bellezza una carriera politica ed istituzionale durata mezzo secolo. E non è una partita affatto scontata, per mille motivi. In primo luogo perché si giocherà innanzitutto a Roma, sui tavoli nazionali.
Certo, Noi di Centro è parte integrante del centrosinistra che governa Palazzo Santa Lucia, esprime un assessorato di peso come quello all’Agricoltura, ma non ha i numeri per mettere in discussione la tenuta di quello schema. E visto che tutto gira attorno a Palazzo Santa Lucia, visto che non esiste gestione sui territori se non in funzione di ciò che la Regione concede, qualora Mastella dovesse decidere di volgere lo sguardo a destra avrebbe non poche difficoltà a tenere i ranghi serrati, a scongiurare il rischio di una diaspora. Riferimenti, sindaci ed amministratori non avrebbero alcun interesse a seguirlo, tanto più in un contesto segnato da un vento favorevole al campo largo.
Mastella lo sa ed è questa la ragione per la quale alza i toni, richiama il campo largo al dovere dell’unità, attacca il Pd che a Benevento gli fa la guerra, lasciando intendere di essere pronto alle barricate. Sa perfettamente che anche il più pervicace sistema di potere implode quando non c’è certezza del futuro. Sa che la tenuta della sua maggioranza a Palazzo Mosti, in una fase come questa, non è affatto scontata: fra un anno si voterà anche per le amministrative, passando per le provinciali, e nessuno esiterà a saltare giù da una nave alla deriva, ognuno giocherà la propria partita, ognuno proverà a sopravvivere come potrà.
Mastella deve serrare i ranghi e se può puntare a resistere è solo perché non esiste un’alternativa politica riconoscibile. Non è scontato che ci riesca, perché l’inerzia dettata dalla logica gli è nemica. Ma se esistesse un Partito democratico minimamente credibile e determinato ad indicare una via nuova, ovvero un centrodestra riconoscibile, capace di affermare una linea e di dettare l’agenda, oggi non saremmo qui a ragionare di larghe intese, di Castelfranco in Miscano e di De Caro, del coraggio e del senso dell’umorismo che non si comprano al mercato.



