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POLITICA

Benevento oltre Mastella: come si costruisce una nuova classe dirigente?

L’alternativa a Mastella la può costruire solo una nuova classe dirigente e una nuova classe dirigente, come insegnava De Mita, può emergere solo dal conflitto. Il punto è che quanti vorrebbero rappresentare l’alternativa a Mastella, nonostante le sconfitte subite in questi anni, hanno tutto l’interesse a soffocare il conflitto per sopravvivere. E qui torniamo al caso Santamaria e alla questione morale che non può essere una linea politica

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All’indomani delle regionali provammo a dar conto della vittoria di Clemente Mastella a Benevento e nel Sannio, sfidando le ricostruzioni di tanti secondo cui quel risultato andava letto come la prova inequivocabile della tenuta di un sistema di potere clientelare, in un contesto segnato da un’affluenza ai minimi. Una lettura comoda e, come ogni lettura comoda, inevitabilmente superficiale. Provammo a spiegare che non esiste un solo voto di opinione, che esiste una profonda connessione sentimentale tra il sindaco e la sua gente, che quella è stata innanzitutto la vittoria del senso di comunità. Dopo di che, chi governa gestisce potere. E Mastella, da questo punto di vista, è senza dubbio un maestro.

La settimana scorsa, invece, abbiamo provato a spiegare perché, dal nostro punto di vista, chi immagina di costruire l’alternativa a Mastella sulla questione morale, brandendo il caso Santamaria come una clava, sta facendo male i conti. Le due cose stanno insieme.

Ciriaco De Mita amava ripetere che le classi dirigenti nascono dal conflitto. Ricordava a se stesso e a chi lo circondava che Fiorentino Sullo provò in ogni modo ad ostacolare l’ascesa della Base in Irpinia fino a quando non fu sconfitto e costretto addirittura a cambiare collegio e ad abbandonare la DC.

Clemente Mastella, piaccia o meno, è un leader. Il leader indiscusso di questa città e di questa provincia da diversi decenni. Gode di un consenso molto diffuso, ha tra le mani l’intera filiera istituzionale territoriale e ciò che più conta è che i suoi avversari, quanti nel centrodestra come nel campo progressista si propongono di rappresentare l’alternativa al mastellismo sono stati già sconfitti, ripetutamente. E verrebbero sconfitti anche se facessero fronte comune, come pure si teorizza in qualche segreteria, perché da che mondo è mondo l’alternativa costruita contro, con il cemento dell’algebra e a dispetto della politica, si sgretola sul muro del buon senso dei cittadini.

L’alternativa a Mastella la può costruire solo una nuova classe dirigente e una nuova classe dirigente, per tornare a De Mita, può emergere solo dal conflitto. Il punto è che quanti vorrebbero rappresentare l’alternativa a Mastella, nonostante le sconfitte subite in questi anni, hanno tutto l’interesse a soffocare il conflitto per sopravvivere. E qui torniamo al caso Santamaria e alla questione morale che non può essere una linea politica. Una visione alternativa di città prende forma nel coraggio delle parole nuove, nella capacità di indicare un orizzonte diverso, di mettere in campo idee forti. In una parola nel coraggio del rinnovamento.
Nessuna alternativa credibile agli occhi dei cittadini potrà essere costruita istruendo un processo alla città che in questi anni si è ritrovata attorno alla leadership di Clemente Mastella, nella stessa misura in cui nessuna alternativa è mai stata costruita sulla sterile evocazione di un cambiamento necessario.

Per chiudere i conti con il mastellismo serve una nuova classe dirigente. Libera dall’ossessione di sopravvivere, con un orizzonte ben più ampio delle prossime elezioni politiche o amministrative, disponibile a perdere perché, come ci ha insegnato sempre De Mita, il migliore investimento che si può fare in politica è la sconfitta.

Mastella oggi è stabilmente collocato nell’ambito del centrosinistra, è alleato con il Pd sul piano regionale, esprime un assessore di peso a Palazzo Santa Lucia, fa gruppo unico con Casa Riformista. In tale quadro il centrodestra non può che fare il centrodestra, con tutte le sue contraddizioni. Non si può dire lo stesso di un Pd prigioniero di una classe dirigente la cui unica ambizione, come detto, è quella di sopravvivere. A dispetto delle sconfitte, a dispetto della città. Un nuovo Pd, oggi, con Mastella cercherebbe il dialogo nella consapevolezza di poter contare sul più formidabile degli alleati: il tempo.

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