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Opinioni

Territori in bilico – Sagre e tradizioni, patrimonio da custodire tutto l’anno

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In questo periodo dell’anno, le aree interne della nostra provincia sono un susseguirsi ininterrotto di eventi, sagre e tradizioni secolari. Le piazze riprendono vita tra processioni storiche, riti e tavolate che profumano di prodotti tipici, capaci ogni volta di richiamare tantissimi turisti e visitatori. Sembra il ritratto di una comunità vivace e indistruttibile.

In prima linea, a mandare avanti questa macchina complessa, ci sono le Pro Loco, i comitati festa e le associazioni locali con il sostegno delle amministrazioni comunali. È grazie alla loro dedizione instancabile e al lavoro silenzioso di centinaia di volontari che questi appuntamenti continuano a esistere. Sagre, rievocazioni e celebrazioni antiche non sono semplice intrattenimento estivo: rappresentano un presidio culturale e sociale d’inestimabile valore, l’ultimo grande collante per comunità che rischiano di sparire, capace di mantenere vivi i saperi artigiani e il senso di appartenenza.

Eppure, basta scavare poco sotto la superficie di questo calendario affollato per accorgersi che per un mese o poco più di feste, ce ne sono tanti altri segnati dal silenzio e dallo spopolamento.  La vera scommessa sta nel non far morire questa energia allo spegnersi delle luminarie. La vitalità estiva e il grande afflusso di turisti possono diventare l’innesco per nuove politiche del territorio. 

Si potrebbe ipotizzare di vincolare una parte delle risorse e dei flussi economici generati dall’arrivo dei turisti a un fondo comune per la comunità locale, principalmente per migliorare i servizi essenziali.

E perchè non immaginare l’apertura invernale di spazi comunitari in cui gli anziani e i custodi delle tradizioni possano trasmettere ai più giovani la memoria storica, i segreti dell’artigianato e le competenze organizzative. Un modo per spezzare l’isolamento dei mesi freddi e preparare il ricambio generazionale.

Durante i giorni di massima affluenza turistica, i Comuni potrebbero trasformare la festa in un’occasione per promuovere bandi d’incastro tra casa e lavoro, offrendo agevolazioni fiscali sulle prime case o sulle piccole botteghe a chi sceglie di trasferire la propria residenza nel borgo.

Celebrare le proprie radici e ringraziare le associazioni che si spendono ogni anno per mantenerle vive è un dovere. Ma la vera partita per la sopravvivenza dei nostri borghi non si gioca nelle serate di festa: si gioca tutti i restanti giorni dell’anno, quando alle persone va data una ragione vera e concreta per restare.

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