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Quelli che restano: da Mainella la foto di Ferragosto che da 50 anni racconta Benevento

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A Ferragosto, a Benevento, c’è un appuntamento che non ha bisogno di inviti, manifesti o programmi ufficiali. Basta un orologio che segni mezzogiorno, un gruppo di amici, qualche curioso e quel luogo che per generazioni è stato molto più di una semplice rivendita di tabacchi: Mainella, al viale degli Atlantici.

Anche quest’anno, puntualmente alle 12, davanti allo storico tabacchino, si ritroveranno gli irriducibili della tradizione. Tutti insieme, come si fa da quasi cinquant’anni, per la fotografia di Ferragosto.

Uno scatto apparentemente semplice. Eppure, dentro quella fotografia, c’è un pezzo enorme di Benevento.

Ci sono i volti di chi è rimasto in città mentre gli altri erano al mare. Ci sono amicizie nate decenni fa, persone che il tempo ha portato lontano e altre che, anno dopo anno, hanno continuato a presentarsi a quell’appuntamento. Ci sono i capelli diventati bianchi, i volti cambiati, le assenze che fanno male e le nuove presenze che tengono vivo il rito.

Perché quella foto non è soltanto una foto. È un modo per dire: noi ci siamo.

La storia comincia quando le vacanze al mare erano un privilegio non per tutti. C’erano ragazzi che trascorrevano il Ferragosto a Benevento mentre gli amici più fortunati partivano per le località balneari. E quando questi ultimi tornavano, mostravano orgogliosamente le fotografie delle loro vacanze. Così nacque, quasi per gioco, l’idea di fotografare anche chi era rimasto in città.

Il luogo era naturale: il tabacchi Mainella. All’epoca era uno dei pochissimi esercizi aperti il 15 agosto. Si andava lì per comprare un pacchetto di sigarette, qualche bibita fresca, magari uno snack. Ma soprattutto ci si andava per incontrarsi.

Dario Mainella partecipava a quella piccola riunione di amici e conservava le fotografie. E senza forse rendersene conto, contribuiva a costruire negli anni un archivio sentimentale della città.

Il rito della fotografia, ufficialmente nato alla fine degli Anni Settanta, è sopravvissuto alle mode, alle abitudini cambiate, alle estati diverse, persino alla scomparsa di molti dei suoi protagonisti.

E continua. Prima ancora, dagli anni Cinquanta e poi soprattutto dagli anni Settanta, la rivendita e la vicina salumeria di Quirino erano diventati punti di riferimento per le giovani generazioni. Sul viale degli Atlantici si faceva lo struscio: lunghe passeggiate, incontri, chiacchiere, una bibita, uno snack, una bustina di sigarette sfuse — quando ancora era possibile comprarle — e poi tutti seduti sul muretto davanti al negozio.

Erano i “ragazzi del muretto”. Un piccolo mondo che oggi può sembrare lontanissimo, ma che per chi lo ha vissuto rappresentava una parte importante della propria giovinezza. Il viale era un luogo di socialità prima ancora che di passaggio. E Mainella era lì, aperto praticamente sempre, pronto ad accogliere qualcuno.

“Ci vediamo da Mainella, tanto è sempre aperto”. Una frase semplice, quasi banale. Ma dentro c’era una certezza: quella porta sarebbe stata aperta e qualcuno, prima o poi, lo avresti incontrato.

Dario Mainella se n’è andato nel settembre del 2021, a 76 anni. Con lui Benevento ha perso uno di quei personaggi che non hanno bisogno di monumenti perché sono diventati essi stessi parte della memoria collettiva.

La sua attività, nata nel 1948 come merceria per iniziativa della madre Olga Brunetti, sorrentina diventata beneventana per amore, attraversò decenni di storia cittadina. Dario e la sorella Ida crebbero praticamente dentro quella bottega, che la famiglia teneva aperta fino a notte fonda. Si racconta persino che sotto il bancone ci fosse un materasso per far riposare i giovanissimi figli.

Poi quella bottega cambiò insieme alla città, ma non perse mai la sua funzione più importante: essere un punto d’incontro.

Dario sapeva ascoltare, parlare di calcio e di politica, raccontare la storia di Benevento. Sapeva soprattutto custodire le piccole tradizioni, quelle che spesso sono le prime a rischiare di scomparire.

Oggi manca la sua Mini parcheggiata davanti al negozio. Manca la sua figura dietro il bancone, gli occhiali sulla punta del naso, quel suo modo di esserci sempre.

Ma non manca la fotografia. E forse è proprio questo il significato più bello della tradizione.

Ogni 15 agosto, a mezzogiorno, quella foto sembra chiamare a raccolta il tempo. Dentro ci sono quelli di ieri e quelli di oggi. Ci sono i giovani che furono e quelli che sono arrivati dopo. Ci sono le estati trascorse e quella che sta vivendo la città.

E soprattutto c’è Benevento. Una Benevento che, per qualche minuto, si ritrova davanti a un muretto e si riconosce. Non importa essere al mare, in montagna o dall’altra parte del mondo. Per una volta l’appuntamento è qui. Davanti a Mainella. Alle dodici in punto.

Perché quella fotografia, nata tanti anni fa quasi per scherzo, è diventata qualcosa di molto più grande: un abbraccio collettivo, una pagina di memoria che si scrive ogni anno con volti nuovi e volti che non ci sono più.

Uno scatto per ricordare che una città vive anche nelle sue abitudini più piccole. E che certe tradizioni, quando appartengono davvero a una comunità, non hanno bisogno di essere organizzate. Hanno solo bisogno di qualcuno che, il 15 agosto, guardi l’orologio e dica: “Ci vediamo da Mainella. A mezzogiorno.”

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