Opinioni
La Benevento che verrà dovrà essere anche una città più sicura: una sfida per tutta la politica
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In assenza, a tutt’oggi, di proposte programmatiche capaci di prospettare ai cittadini/elettori la Benevento che verrà, proviamo a offrire uno spunto di riflessione, ma anche di confronto e, soprattutto, di proposta, ai partiti, ai movimenti, agli aspiranti candidati sindaci e anche ai consiglieri comunali che intendono confrontarsi sulle proprie idee e prospettarle a chi dovrà scegliere se votarli. Tra i tanti problemi che, come ogni città, anche Benevento si trova ad affrontare, c’è indubbiamente quello della sicurezza. Non sarà il principale dei problemi, ma nemmeno l’ultimo.
L’episodio verificatosi ancora ieri nei pressi di piazza Bissolati è solo il più recente di una serie di accadimenti che rimandano a una problematica più profonda e sempre più frequentemente emergente nell’ultimo periodo. È una questione dalla quale non si può sfuggire e la cui soluzione non può essere rimandata a un futuro indefinito. Il tema va discusso e affrontato adesso, nella campagna elettorale che verrà, anche per capire quale idea di città si intenda perseguire per il futuro.
Sempre più spesso si assiste impotenti a episodi violenti che non arrivano nemmeno a rientrare nel novero della microcriminalità, perché privi di un vero e proprio spessore criminale, ma che in ogni caso, lasciano il cittadino costantemente inerme dinanzi a manifestazioni di malcostume che, nella consapevolezza di restare impunite, sfociano in vera e propria violenza.
Si alimenta la fiammella dell’intolleranza quando, come accaduto, in un bar cittadino le due commesse vengono travolte da parole e atti che nulla hanno di urbano, fino a tracimare nella violenza pura.
Ed allora, affinché il quivis de populo non scada nel commento più facile, c’è la necessità improcrastinabile che la questione venga affrontata e che siano poste in essere le azioni necessarie per risolverla. Non è compito del cittadino garantire la propria sicurezza o farsi giustizia autonomamente. È dovere delle autorità di polizia e di pubblica sicurezza, ma soprattutto della politica che amministra e orienta la città attraverso le proprie scelte, infondere nei cittadini un concreto senso di sicurezza.
Accoglienza, integrazione e sicurezza non sono affatto concetti in contrapposizione, ma dimensioni che devono necessariamente convivere in una comunità civile. Se le prime richiedono scelte consapevoli e azioni concrete, la sicurezza impone altrettanta attenzione e iniziative efficaci per tutelare le strade della città e i cittadini che le percorrono. Del resto, la violenza di strada non conosce bandiere, nazionalità né colore della pelle. L’insicurezza dei cittadini è generata da comportamenti e condotte violente riconducibili tanto a cittadini extracomunitari quanto a comunitari e indigeni. Ridurre il problema a una questione di provenienza non è soltanto fuorviante, ma significa sottrarsi alla sua reale comprensione.
Come e quando intervenire è compito di chi governa o si propone per governare una città, non soltanto per gestire l’amministrazione, ma per guidare i processi decisionali, anche quelli più ardui da presidiare.
Questo specifico compito, quello di dare o ridare sicurezza a una piccola città di provincia, non conosce destra, centro, né sinistra ma deve entrare indistintamente nelle agende di tutta la politica locale.




