Opinioni
Calore, quando il fiume diventa un’emergenza: e pensare che un tempo era il mare dei beneventani
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C’è un’immagine che in queste ore colpisce più di ogni altra: quella del fiume Calore ricoperto da una schiuma bianca, con tantissimi pesci morti che galleggiano sull’acqua e un odore nauseabondo avvertito in diverse zone della città. Uno scenario che lascia sgomenti e che impone una domanda semplice quanto inevitabile: come siamo arrivati a questo punto?
Un fiume non è soltanto un corso d’acqua. È un ecosistema, un patrimonio naturale, un pezzo dell’identità di una comunità. Quando un fiume muore, o anche solo si ammala, è l’intero territorio a perdere qualcosa di prezioso.
Eppure c’è chi dimostra che un’altra strada è possibile. Con i dovuti paragoni, in tante città europee i fiumi sono tornati ad essere una risorsa economica, ambientale e sociale. Parigi rappresenta forse l’esempio più emblematico. Dopo decenni di investimenti, bonifiche e controlli rigorosi, la Senna è tornata balneabile. Nell’estate del 2025 oltre centomila persone hanno fatto il bagno nelle aree autorizzate, tanto da spingere l’amministrazione a prolungarne l’apertura fino a settembre. Ogni giorno il Comune monitora costantemente la qualità dell’acqua attraverso analisi microbiologiche su E. coli ed enterococchi, garantendo il rispetto degli standard europei per la balneazione.
Ma Parigi non è un’eccezione. Copenaghen, Basilea, Zurigo, Berna e Oslo hanno dedicato anni a migliorare i sistemi di depurazione, la gestione delle acque piovane e il controllo degli scarichi. Oggi i loro cittadini vivono nuovamente i fiumi, li frequentano, li attraversano, li utilizzano persino per affrontare le sempre più frequenti ondate di calore causate dai cambiamenti climatici. Hanno compreso che investire nella qualità delle acque significa investire nella salute, nel turismo, nella qualità della vita e persino nell’economia.
La cosa che fa ancora più riflettere è che questa non è una realtà così lontana dalla nostra memoria. Anche a Benevento il Calore e il Sabato erano luoghi di balneazione. I nostri nonni raccontano di estati trascorse in acqua, quando il fiume era il “mare dei beneventani”. C’erano il Lido San Cicco, poco oltre il Ponte Vanvitelli, il celebre Lido Cento, nei pressi del ponte ferroviario verso il cimitero, e la zona della confluenza con il Sabato, dove intere generazioni si ritrovavano per trascorrere le giornate estive. Le fotografie in bianco e nero raccontano un tempo che oggi sembra quasi incredibile: ombrelloni piantati sulla sabbia, famiglie, bambini, ragazzi che nuotavano in un’acqua allora considerata pulita e sicura.
Questo rende ancora più amaro osservare le immagini di oggi. Solo poche settimane fa un nostro webspettatore, Mauro Gilardi, sempre molto attento alle vicende della città, aveva realizzato con l’intelligenza artificiale una foto che immaginava un Calore finalmente balneabile. Quella fotografia aveva raccolto centinaia di “mi piace” e tantissimi commenti sui social. Era il simbolo di un sogno condiviso, della voglia di immaginare una città capace di riconquistare il proprio fiume.
Oggi, invece, la realtà ci consegna una scena completamente diversa. Una schiuma bianca, pesci morti e un forte odore che raccontano di un’emergenza ambientale sulla quale sarà necessario fare piena luce, accertando rapidamente cause e responsabilità.
Forse questa vicenda dovrebbe spingerci ad alzare lo sguardo. Non possiamo limitarci all’indignazione del momento, destinata a svanire nel giro di pochi giorni. Dobbiamo chiederci quale futuro vogliamo per i nostri fiumi. Recuperare il Calore e il Sabato non significherebbe soltanto salvare un ambiente naturale. Vorrebbe dire restituire ai beneventani una parte della loro storia, della loro memoria e della loro identità. Perché un fiume pulito non è un’utopia: è una scelta. E ogni scelta richiede coraggio, programmazione e la volontà di non considerare più normale ciò che normale non è. Un primo passo importantissimo sarà la realizzazione del depuratore: dopo la firma con la ditta aggiudicataria dei lavori, sopo Ferragosto si procederà ad avviare il servizio di redazione del progetto esecutivo, che dovrà essere espletato entro 45 giorni. A settembre poi il progetto sarà presentato in via ufficiale alla città. Sarà una svolta storica per iniziare ad immaginare un futuro quando meno diverso per i nostri corsu d’acqua.
Foto realizzata con IA (credits Mauro Gilardi)



