PRIMO PIANO
Degrado e vandalismo sul Taburno, l’attivista Piazza: “Territorio abbandonato, serve intervento della Regione”
Ascolta la lettura dell'articolo
Rifiuti abbandonati, manutenzione insufficiente, vigilanza carente e una gestione dei flussi turistici ritenuta non adeguata. È il quadro tracciato da Angelo Piazza, attivista, che ha rivolto un appello al presidente della Regione Campania Roberto Fico e agli assessori Vincenzo Maraio e Claudia Pecoraro, chiedendo maggiore attenzione per il Monte Taburno e per il patrimonio dell’Ente Parco Regionale Taburno-Camposauro.
Secondo Piazza, la situazione avrebbe ormai superato i confini di una questione esclusivamente locale. Al centro della denuncia ci sono soprattutto i fenomeni di abbandono dei rifiuti, che in alcune aree del Taburno avrebbero raggiunto dimensioni preoccupanti, aggravandosi nelle giornate di maggiore affluenza.
Ma, sottolinea l’attivista, il problema sarebbe più ampio e riguarderebbe complessivamente la gestione e la fruizione dell’area. Nel mirino finiscono la manutenzione, la vigilanza, la carenza di servizi e, più in generale, l’assenza di una strategia capace di conciliare tutela ambientale, turismo sostenibile, sviluppo economico e valorizzazione delle comunità locali.
All’interno di questo quadro, Piazza richiama anche la vicenda dell’ex Hotel Taburno, struttura storica realizzata negli anni ’50 e per decenni punto di riferimento per il turismo e la frequentazione della montagna.
Dopo anni di abbandono, l’edificio è stato interessato da un importante intervento pubblico di recupero e riconversione in centro polifunzionale per attività sociali. I lavori, affidati alla Comunità Montana del Taburno, hanno comportato un investimento complessivo superiore ai 3,6 milioni di euro.
Nel 2018 la stessa Regione Campania presentava il centro, allora completamente restaurato, come punto di accoglienza per la fruizione della montagna e delle sue risorse.
A distanza di anni, però, secondo quanto denunciato da Piazza, la struttura non avrebbe assunto quella funzione strategica. Al contrario, sarebbe oggi nuovamente interessata da una situazione di degrado, con intrusioni, vandalismi, asportazione di arredi e componenti, danneggiamenti agli interni e deterioramento di alcune parti dell’edificio.
Una situazione che, secondo l’attivista, rischia di rendere necessario un nuovo investimento pubblico per il recupero di una struttura già oggetto di un intervento da milioni di euro.
Un altro punto sollevato riguarda la gestione dell’immobile. Piazza richiama una nota della Direzione Generale Risorse Strumentali della Regione Campania del 13 agosto 2020, secondo la quale la struttura risulterebbe essere un bene regionale e la Comunità Montana non avrebbe potuto mantenerne autonomamente il possesso o la gestione.
Da questa situazione, sostiene l’attivista, sarebbe derivata anche la cessazione del servizio di guardiania precedentemente attivato, con conseguenze sulla sicurezza dell’immobile e il susseguirsi di episodi di vandalismo e furti.
Da qui la richiesta alla Regione di fare chiarezza sulla destinazione e sulla gestione della struttura: come è possibile, si chiede Piazza, che un bene pubblico recuperato attraverso un investimento di oltre tre milioni di euro e situato nel cuore di un’area protetta sia rimasto per anni senza una destinazione operativa, un presidio adeguato e una prospettiva concreta di utilizzo?
L’appello si inserisce anche nel dibattito sulle politiche per le aree interne, più volte indicate dalla Regione come uno degli ambiti strategici per lo sviluppo del territorio.
Per Piazza, il Monte Taburno possiede tutte le caratteristiche per diventare un vero e proprio laboratorio di sviluppo sostenibile: patrimonio naturalistico, sentieri, paesaggi, produzioni locali, storia, cultura e una posizione strategica rispetto ai principali centri del Sannio e della Campania.
Ma, secondo l’attivista, per raggiungere questo obiettivo sarebbe necessario un progetto complessivo e una maggiore capacità di coordinamento tra gli enti. “Non è sufficiente avere un Parco Regionale, se poi le aree più frequentate non vengono adeguatamente presidiate”, sostiene Piazza, evidenziando anche la necessità di una gestione dei flussi nei periodi di maggiore affluenza e di una chiara definizione delle responsabilità nella gestione delle infrastrutture pubbliche.
Dopo aver ricordato le iniziative portate avanti negli ultimi anni, dalla collaborazione al confronto istituzionale fino alle sollecitazioni e allo scontro tra enti, Piazza sostiene che i risultati ottenuti non siano stati sufficienti.
Da qui la richiesta rivolta direttamente al presidente Fico e agli assessori regionali: conoscere il territorio non soltanto attraverso relazioni e comunicazioni istituzionali, ma attraverso un sopralluogo diretto. “Venite sul Taburno. Percorriamolo insieme”, è l’invito rivolto alla Regione.
L’obiettivo, conclude Piazza, è aprire una riflessione sul futuro della montagna, non considerandola soltanto come una risorsa ambientale, ma come una vera responsabilità pubblica e politica, sulla quale assumere decisioni concrete.


