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De Iapinis (Città Verde) presenta esposto in Procura su impianto biometano di San Domenico

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“Mercoledì 9 settembre ho depositato un esposto alla Procura della Repubblica, nella qualità di presidente del movimento ‘Benevento Città Verde’”. È quanto fa sapere Ambner De Iapinis, spiegando che “l’esposto mira ad accertare non solo eventuali responsabilità per le molestie olfattive, ma anche eventuali gravissimi profili di inquinamento e di potenziale disastro ambientale, legati alla moria di pesci nel fiume Calore e allo stoccaggio in vasche aperte di varie tonnellate di biomasse”.

De Iapinis richiama quindi la situazione riscontrata nelle ispezioni dell’Arpac e descritta nella relativa relazione. “Questa è la situazione riscontrata nelle ispezioni dell’Arpac e descritta nella relativa relazione, che riportiamo in sintesi”, spiega.

Tra gli elementi evidenziati figurano i punti emissivi, “risultati tutti privi di cartellonistica identificativa”, e due capannoni destinati allo stoccaggio del digestato solido, “privi di porte di chiusura, di cui uno contenente letame bovino per un quantitativo stimato in circa 450 metri cubi”.

Nella relazione, prosegue De Iapinis, viene inoltre evidenziato che “liquami zootecnici e altre biomasse pompabili” vengono trasportati mediante autobotti e scaricati direttamente nella pre-vasca chiusa tramite proboscide, mentre “al momento dei controlli, la pre-vasca è risultata completamente aperta”.

Un altro elemento riguarda il biofiltro: “Il biofiltro a servizio dell’intero capannone destinato allo stoccaggio delle biomasse palabili risulta difforme rispetto a quanto autorizzato e a quanto riscontrato nei sopralluoghi”.

De Iapinis richiama poi la presenza di “vasche realizzate all’interno di fossati ricoperti con teli HDPE, i cui margini sono risultati privi di un sistema stabile di ancoraggio”.

“L’impianto non è dotato di pavimentazione impermeabile (al momento del controllo), con conseguenti potenziali infiltrazioni di acqua piovana che potrebbero veicolare perdite di idrocarburi, grassi e oli derivanti dalla circolazione dei mezzi, nonché contaminazioni chimiche e microbiologiche provenienti dallo stoccaggio e dalla movimentazione delle biomasse solide e liquide”, sottolinea ancora il presidente di “Benevento Città Verde”.

La situazione descritta nella relazione Arpac riguarda anche “piazzale e viabilità interna non impermeabilizzati”, oltre al ritrovamento di “imbrattamenti (pezzi di letame) sul piazzale non impermeabilizzato”. Infine, “le caditoie poste davanti alle aree di stoccaggio delle biomasse, destinate alla raccolta dei colaticci, sono risultate ostruite e prive di cordoli di contenimento”.

Sulla base di questi elementi, spiega De Iapinis, “si è chiesto che venga accertata l’ipotesi dei seguenti eventuali reati”: “Art. 452-bis c.p. (inquinamento ambientale); Art. 452-quater c.p. (disastro ambientale per l’alterazione dell’ecosistema fluviale del Calore); Art. 256, commi 1 e 2, D.Lgs. n. 152/2006 (gestione illecita e stoccaggio non autorizzato di rifiuti); Art. 137 D.Lgs. n. 152/2006 (scarichi illeciti); Art. 674 c.p. (getto pericoloso di cose ed emissioni moleste)”.

“Ci si domanda: un’azienda trovata in condizioni che hanno dell’incredibile avrà la capacità imprenditoriale necessaria per fare il suo mestiere?”, afferma De Iapinis.

“Queste sono aziende sensibili, delicate, che bisogna gestire con organizzazione e attenzione e che giocano,come abbiamo visto,con la vita e la salute delle persone”. E conclude: “Non si può far finta che nulla sia successo,perché è troppo grave quello che è successo”.

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