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Alluvione, il Comitato cittadino ‘Ricostruiamo il Sannio’: “Nel post emergenza indispensabile la gestione dei rifiuti”

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“La gestione delle emergenze post alluvione è ancora in alto mare”. Ad affermarlo è il Comitato cittadino “Ricostruiamo il Sannio”, presieduto da Rosaria Pisaniello, che insieme alla sua squadra ha provato a tirare una fotografia del territorio nel post emergenza.

“La priorità – spiega Sergio Lo Curzio, geologo – va data al ripristino delle abitazioni e delle attività che sono state invase dal fango. Gli interventi devono essere mirati e interessate tutta la provincia di Benevento.

A partire dalla valle del Tammaro, vero epicentro degli eventi meteorologici, che hanno coinvolto successivamente, a cascata, l’intero bacino del Calore e del Volturno. L’area del Fortore ha subito danni gravi alle infrastrutture viarie. Quella del Tammaro è stata travolta da una tremenda esondazione che ha trascinato con sé detriti di ogni natura e distrutto ampie aree destinate alle produzioni agricole, fino alla zona industriale di Ponte Valentino dove insistono importantissimi insediamenti produttivi industriali.

In città l’alluvione ha devastato le aree urbane prossime al percorso del fiume Calore con danni ingentissimi. La valle Vitulanese e tutta l’area della valle Telesina hanno dovuto assistere allo sconvolgimento dell’intero territorio: le coltivazioni agricole sono state compromesse per anni. Stesso discorso per la valle Caudina che ha, ancora oggi, compromesse importati infrastrutture viarie e fognarie”.

“Di fronte a questa situazione – aggiunge Carlo Alberto Iannace, chimico – poco si è fatto e poco si intravede sul da farsi. Le questioni prioritarie vanno affrontate in modo oggettivo per quel che sono e non per quello che qualcuno vorrebbe apparissero. Occorre ripristinare l’uso delle abitazioni, delle infrastrutture, delle attività industriali, commerciali, dei servizi e delle aree agricole.

Queste emergenze hanno necessità di essere assegnate e condotte nella responsabilità degli enti e delle istituzioni. La emanazione dello stato di calamità e la nomina di un commissario dovrebbero rendere tutto immediatamente esecutivo, ma per ora ci si è ingolfati con la convocazione di una serie di incontri e dibattiti. Non vi è una nuova 219 (legge di ricostruzione post terremoto), ma una ristrettezza di fondi che se non ben ponderati creerebbero ulteriori danni all’intero Sannio”.

“Prima cosa da fare – concludono i due tecnici – è rimuovere i rifiuti prodotti dalle alluvioni. Il compito compete ai sindaci che devono adoperarsi con mezzi propri e ditte locali specializzate. La rimozione dei suppellettili e di altri materiali dalle abitazioni e dalle attività va immediatamente inclusa nella raccolta territoriale dei rifiuti solidi urbani. Il fango, i ciottoli e la vegetazione possono essere facilmente gestibili attivando una raccolta dei rifiuti straordinaria con conferimento ad impianti di recupero presenti in provincia e aree limitrofe.

Per le zone industriali, il primo passo sarebbe una classificazione oggettiva dei rifiuti: ad esempio, quelli delle industrie agroalimentari vanno gestiti nel campo di applicazione delle industrie agroalimentari. Probabilmente, si scoprirebbe che molti dei cumuli presenti potrebbero essere conferiti in impianti di compostaggio. Così anche per le altre tipologie di attività. Il risultato di questo intervento sarebbe immediato e le risorse resterebbero sul nostro territorio”.

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