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ECONOMIA

Sannio, banche sempre più lontane: in un anno diminuito il credito alle imprese

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Mentre i grandi istituti bancari italiani sono impegnati in fusioni e complesse operazioni finanziarie, nei nostri territori si sta consumando una penalizzazione silenziosa ma pesante ai danni delle attività più piccole. A lanciare l’allarme è l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, che  ha diffuso i dati  sull’andamento dei prestiti alle imprese nell’ultimo anno 

A prima vista, i dati nazionali sembrerebbero raccontare un’altra storia, mostrando un incremento complessivo dei finanziamenti bancari pari a 9,7 miliardi di euro nell’ultimo anno. Le nuove risorse, però,  sono state interamente assorbite dalle aziende con più di venti addetti, mentre per le realtà di minori dimensioni i rubinetti si sono progressivamente chiusi.

Il Sannio risente pesantemente di questa tendenza e si colloca al diciannovesimo posto assoluto in Italia per calo del credito totale erogato. Nel giro di un solo anno, tra marzo del 2025 e lo stesso mese del 2026, la dote complessiva dei prestiti concessi al sistema produttivo beneventano è passata da 834 milioni a 796,1 milioni di euro, facendo registrare una perdita secca di 37,9 milioni di euro, che si traduce in una contrazione del -4,5%. Si tratta di una netta controtendenza anche rispetto alla media della regione Campania, che riesce a mantenere un timido segno positivo dello 0,5% trainata da altre realtà provinciali.

La vera stangata, però, emerge quando si va a isolare il dato delle micro e piccolissime imprese con meno di venti dipendenti, ovvero quel tessuto connettivo fatto di artigiani, piccoli commercianti e lavoratori autonomi che costituisce la spina dorsale del sistema produttivo e dell’occupazione locale. Per questo specifico segmento, i prestiti nel Sannio sono crollati da 229,1 a 215,7 milioni di euro. Parliamo di 13,4 milioni di euro sottratti in soli dodici mesi all’ossigeno finanziario delle nostre attività di vicinato, pari a un taglio netto del -5,8%. Un dato allarmante che inserisce Benevento al quarantaquattresimo posto della classifica dei cali provinciali in un quadro desolante dove, in tutta Italia, solo la provincia di Cremona è riuscita a strappare un segno positivo in questo settore.

Secondo l’analisi degli esperti della CGIA, questo progressivo distacco tra le banche e il territorio non è un fenomeno passeggero, ma l’esito di profonde trasformazioni strutturali. Il primo scoglio è rappresentato dalla progressiva scomparsa degli sportelli fisici e dall’introduzione di rigidi modelli di valutazione legati agli accordi europei di Basilea III. Senza più il rapporto umano e la conoscenza diretta dell’imprenditore, i grandi gruppi bancari si affidano oggi ad algoritmi standardizzati e sistemi automatizzati che tendono a penalizzare le microimprese, strutturalmente caratterizzate da flussi di cassa più variabili e bilanci meno complessi. A questo si aggiunge una logica di pura convenienza economica: istruire e monitorare una pratica di finanziamento comporta per la banca un costo operativo fisso, indipendentemente dalla cifra erogata. Diventa quindi molto più redditizio per gli intermediari concentrarsi su pochi prestiti di grande importo piuttosto che frammentare il capitale in piccole operazioni destinate a un artigiano o a un negoziante.

In questo scenario non va tuttavia trascurato il calo della domanda da parte degli stessi imprenditori, spinti alla massima prudenza dall’incertezza economica generale. Esaurita la spinta degli aiuti pubblici legati al periodo della pandemia, molti hanno preferito congelare gli investimenti a lungo termine e attingere alle proprie risorse interne per coprire le spese correnti di breve periodo. Così, dopo una parziale ripresa registrata nel corso del 2025, le richieste di finanziamento da parte delle piccole e medie imprese sono tornate nuovamente sul quadrante negativo a partire dal secondo trimestre del 2026

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