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CULTURA

Serena Lisi, la storyteller che racconta sui social l’anima nascosta di Benevento

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C’è una Benevento che tutti conoscono. Quella dell’Arco di Traiano, delle janare, del liquore Strega e di Santa Sofia. E poi c’è una Benevento più silenziosa, fatta di storie dimenticate, personaggi sepolti nelle pieghe del tempo, vicende custodite tra le pagine ingiallite di un archivio o negli scaffali di una biblioteca.

È proprio lì che Serena Lisi va a cercarla. Copywriter, content creator e storyteller beneventana, Serena ha trasformato il suo amore per la città e per il Sannio in un progetto di divulgazione culturale capace di raggiungere migliaia di persone attraverso i social network. I suoi reel, brevi ma densissimi di contenuti, raccontano una Benevento diversa da quella delle cartoline. Una città che continua a sorprendere anche chi la vive ogni giorno.

Tra i suoi video si passa con naturalezza dai misteriosi spolia disseminati nel tessuto urbano alle vicende del campo di prigionia di Contrada Cardoncelli durante la Seconda guerra mondiale, dalle storie dei Longobardi alle figure meno conosciute che hanno lasciato un segno nella storia cittadina. Come Sessualdo, nome familiare ad alcuni beneventani soltanto perché associato ad un vicolo di Corso Dante, ma protagonista di una pagina importante della storia longobarda.

Racconti che nascono da una convinzione semplice ma potente: ogni pietra, ogni luogo e ogni nome custodiscono una storia che merita di essere conosciuta.

Eppure il percorso che ha portato Serena a diventare una delle voci più apprezzate della divulgazione culturale locale non è stato lineare. Dopo la laurea magistrale in Scienze della Comunicazione, la sua carriera sembrava destinata a svilupparsi lontano da Benevento. Arrivano infatti esperienze prestigiose, come l’internship presso la sede americana della Rai a New York e il successivo lavoro nella redazione di “Amici di Maria De Filippi”, uno dei programmi televisivi più seguiti d’Italia.

Esperienze formative importanti che avrebbero potuto spalancarle le porte di un percorso professionale altrove. Invece Serena sceglie di tornare. «A un certo punto ho deciso di rientrare a Benevento per il forte legame che sento verso la mia città e la mia famiglia», racconta. Una scelta che molti giovani delle aree interne comprendono perfettamente. Quella tensione costante tra il desiderio di costruire il proprio futuro e il richiamo delle proprie radici.

Negli anni successivi svolge diverse esperienze professionali, anche lontane dal suo percorso di studi, pur di restare nel territorio a cui sente di appartenere. Poi arriva la rivoluzione dei social media e della comunicazione digitale.

È lì che ritrova la sua strada. Inizia a lavorare come copywriter, si occupa di storytelling, scrittura persuasiva, strategie digitali e content creation per aziende e professionisti. Collabora per anni con un’agenzia di digital marketing e oggi esercita la professione da libera professionista. Ma il filo rosso che attraversa tutte le sue esperienze è sempre lo stesso: «In fondo, pur cambiando strumenti e piattaforme, il mio obiettivo è sempre stato raccontare storie, creare connessioni e trasformare informazioni ed esperienze in contenuti capaci di coinvolgere le persone».

È proprio da questa attitudine che nasce il progetto dedicato a Benevento e al Sannio. Una passione maturata lentamente, quasi senza accorgersene: «Credo sia nata vivendo la città ogni giorno. Più passava il tempo, più mi rendevo conto di quanto Benevento avesse una storia, un patrimonio culturale e un’identità straordinari». Una consapevolezza che cresceva insieme alla curiosità: «Mi capitava spesso di imbattermi in luoghi, personaggi, vicende e tradizioni che trovavo affascinanti e che mi facevano guardare il territorio con occhi diversi. Da copywriter e appassionata di comunicazione mi è venuto naturale voler condividere queste informazioni con altre persone».

I social diventano così lo strumento ideale per dare voce a quel patrimonio nascosto. Non semplicemente una vetrina, ma un ponte tra il passato e il presente. Un modo per raccontare argomenti complessi in maniera accessibile, coinvolgendo pubblici diversi per età, provenienza e interessi. Dietro ogni reel, tuttavia, non c’è improvvisazione. C’è studio. Molto studio. «Per alcuni contenuti la fase di ricerca può durare anche diversi giorni», spiega. Libri, pubblicazioni, documenti storici, archivi, articoli, materiali forniti da musei, enti e associazioni. Quando possibile, anche il confronto diretto con studiosi e appassionati del territorio.

Ma la vera sfida arriva dopo: «La parte più difficile non è trovare le informazioni, ma selezionarle». Perché condensare anni di storia in pochi minuti richiede equilibrio e responsabilità: «Bisogna raccontare in modo corretto, comprensibile e coinvolgente, senza semplificare troppo ma senza risultare eccessivamente tecnici». Una responsabilità che Serena sente particolarmente: «Credo che chi crea contenuti abbia un dovere nei confronti del proprio pubblico».

E forse è proprio questa attenzione alle fonti che rende i suoi racconti così apprezzati. Molte delle storie che porta online non sono nuove per gli studiosi, ma lo diventano per il grande pubblico: «Il mio lavoro consiste nel cercarle, approfondirle e renderle accessibili». Spesso tutto nasce da una semplice curiosità. Altre volte da una conversazione, da una segnalazione ricevuta dai follower, da un dettaglio trovato per caso durante una ricerca che apre la strada a nuove scoperte: «Quando scelgo una storia da raccontare mi chiedo sempre se può suscitare curiosità, interesse o entusiasmo».

Per questo alterna personaggi storici, monumenti, tradizioni, gastronomia, eventi e vicende dimenticate. L’obiettivo è sempre costruire un ponte tra le persone e il territorio. Tra tutte le storie incontrate lungo il cammino, ce n’è una che l’ha colpita più profondamente delle altre. È quella dei ferrovieri beneventani che aderirono allo sciopero del novembre 1921 e che pagarono quella scelta con una dura epurazione fascista due anni dopo. Una vicenda che ha assunto per lei un significato ancora più forte quando ha scoperto che tra quei lavoratori c’era anche suo bisnonno. Per Serena quei nomi meritano qualcosa di più di una semplice citazione in un libro: «Meriterebbero una targa, un ricordo concreto nei pressi della stazione. È una storia di coraggio civile che appartiene a tutta Benevento».

Ed è proprio qui che emerge il valore più profondo del suo lavoro: restituire voce a chi rischia di essere dimenticato. Perché una città vive anche attraverso la memoria delle persone comuni che ne hanno costruito la storia.

Guardando al presente, Serena è convinta che Benevento abbia ancora enormi margini di crescita dal punto di vista turistico e culturale: «Molti visitatori arrivano qui con un’immagine limitata della città e scoprono invece un territorio ricco di stratificazioni storiche che vanno dal mondo sannita a quello romano, dai Longobardi fino all’età contemporanea».

Un patrimonio straordinario che spesso gli stessi beneventani danno per scontato: «Siamo abituati a convivere ogni giorno con queste testimonianze storiche e non ci rendiamo conto di quanto possano apparire straordinarie agli occhi di chi arriva da fuori».

Alla domanda su cosa manchi per trasformare davvero questo patrimonio in opportunità di sviluppo, Serena non indica una sola soluzione. Servono servizi, infrastrutture, investimenti e programmazione. Ma soprattutto serve imparare a raccontarsi meglio: «Far conoscere la città significa creare interesse, attrarre visitatori e generare opportunità». Perché il turismo contemporaneo non cerca soltanto monumenti. Cerca esperienze. Cerca storie. Cerca identità. E Benevento, di storie da raccontare, ne possiede infinite.

Infine, c’è il tema che attraversa tutte le aree interne: lo spopolamento. Un fenomeno che Serena conosce bene anche attraverso i messaggi che riceve quotidianamente: «Tra i commenti che mi colpiscono di più ci sono quelli di chi scrive: “Benevento è bellissima ma qui non c’è lavoro” oppure “Sono andato via ma mi manca”». Parole che raccontano una ferita collettiva. Ma anche un amore che continua a esistere nonostante la distanza. Per questo Serena continua a credere che la valorizzazione dell’identità locale possa avere un ruolo importante. Non come soluzione miracolosa, ma come punto di partenza: «Quando si conoscono le proprie radici si sviluppa un senso di appartenenza più forte. E chi si sente parte di qualcosa è più motivato a contribuire alla sua crescita».

In fondo, la sua stessa storia parla di questo. Di una ragazza che aveva trovato opportunità lontano da casa ma che ha scelto di tornare. Di una professionista che ha trasformato la comunicazione in uno strumento di valorizzazione culturale. Di una narratrice che, attraverso lo schermo di uno smartphone, sta insegnando a tanti beneventani a guardare la propria città con occhi nuovi. Perché forse il più grande merito di Serena Lisi non è soltanto raccontare Benevento. È ricordarci, ogni giorno, che la bellezza di un luogo non risiede soltanto nei suoi monumenti più famosi, ma nelle storie che custodisce e nelle persone che continuano a tramandarle. E Benevento, grazie a chi la racconta con passione, ha ancora moltissime pagine da scrivere.

Per seguirla: https://www.instagram.com/serenalisi/

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