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POLITICA

‘Solo tagli. Non siamo le sacche di sperimentazione delle nuove, rampanti politiche economiche del centrodestra’

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Da Enza Nappo, segretario cittadino del P.S.I., riceviamo una lunga lettera di commento delle ultime soluzioni individuate dal Presidente Berlusconi per far fronte alla crisi economica.

“In merito alle soluzioni contenute nella lettera che il Presidente Berlusconi ha inviato alla Comunità Europea per risanare il debito pubblico e rilanciare lo sviluppo economico del nostro Paese facilitando i licenziamenti, cassa integrazione, innalzando l’età pensionabile mi chiedo se attuando piani di risanamento in danno all’occupazione, ai lavoratori e alle piccole e medie imprese, si spera di risanare il debito pubblico.

Famiglie ormai al collasso economico come potranno sostenersi se lasciate senza reddito: con la cassa integrazione? 
Non sarebbe meglio se quei soldi fossero spesi a sostegno dell’occupazione contribuendo quindi al sostenimento del PIL del nostro Paese nel prossimo futuro?
E, seppure si dovesse raggiungere entro il 2013 il pareggio del debito pubblico, quale sarebbe la condizione della nostra economia? Come si pensa di rilanciarla? Noi del P.S.I. riteniamo più avveduto sostenere le piccole e medie imprese, salvaguardare l’occupazione magari con un part-time generalizzato che perlomeno garantirebbe un reddito di sopravvivenza a tutti con un conseguente riequilibrio del mercato dei prezzi.
Qual’è la logica che sta dietro alle manovre economiche di questo Governo?

Si sta distruggendo la scuola pubblica, istituti scolastici senza fondi, sostenuti dalle buona volontà delle famiglie, classi superaffollate e migliaia di docenti ridotti ad elemosinare qualche incarico di supplenza, costretti a frequentare master per racimolare qualche punto utile a conservare il posto in graduatoria, mentre nascono come funghi i “diplomifici” ad ulteriore mortificazione dei precari e degli studenti che con sacrificio raggiungono il diploma. E’ questa la scuola che vogliamo?

La riduzione della spesa sanitaria a carico della Regione viene tradotta nell’aumento della spesa sanitaria a carico dei malati: se non si è nelle condizioni di particolare indigenza bisogna pagare il ticket, che seppure giusto nella forma, è scorretto nella sostanza in quanto il ticket che si impone per una prestazione medica corrisponde o è addirittura superiore al costo della prestazione in strutture private, dove i tempi di attesa sono, molto spesso, di gran lunga inferiori a quelli delle strutture pubbliche (chissà perché).

Sono sempre di meno i cittadini che possono permettersi di garantire, a se stessi e ai membri della propria famiglia, periodici controlli medici. Chiediamoci cosa costa meno, indipendentemente da chi debba pagare, la prevenzione o la cura? Credo che la risposta sia pura retorica, se ne è parlato per decenni; ora, invece, sembra che si stiano elaborando nuove teorie! 
Queste forme di speculazione intellettuale ai danni dei cittadini, dei contribuenti, di tutti coloro che assolvono regolarmente i loro obblighi contributivi, devono cessare.

Si abbia il coraggio di risanare il bilancio sanitario intervenendo sulle cause reali del problema, si contrastino le speculazioni delle lobby farmaceutiche e di quelli che le favoriscono, ci si preoccupi di riequilibrare la sanità pubblica e quella convenzionata, ma soprattutto di garantire una gestione efficiente ed oculata della sanità pubblica.
In merito ai tagli operati nel settore dei trasporti pubblici, e questa volta mi riferisco al nostro Sannio, si opera in un grave stato di incoscienza, in completa dimenticanza, o peggio,di indifferenza ai problemi causati agli utenti dei mezzi pubblici, ai pendolari, soprattutto studenti e lavoratori che hanno, non solo la necessità di arrivare, ma anche quella di “arrivare in orario”.

Se anche i problemi dei cittadini non fossero, però, un problema per chi certe decisioni le prende, resta comunque una grossa incongruenza: tutte le forze politiche predicano le scelte ecosostenibili; mi chiedo cosa ci sia di ecologico e sostenibile in quelle scelte che costringono i pendolari a spostarsi con i propri mezzi di locomozione con conseguenti aggravi di spesa per le loro già povere finanze, con ulteriori problemi di traffico veicolare, di parcheggi, di inquinamento e via discorrendo.
Questi sono solo pochi punti di riflessione che, partendo da uno scenario nazionale, si rielaborano a livello regionale e provinciale …..
C’è un aspetto grave che si continua a sottovalutare: migliaia di cittadini scendono in piazza per manifestare il loro dissenso alle politiche economiche che questo Governo attua ai danni dei cittadini.
Questa lettera aperta, è un invito a tutte le forze politiche, a tutti i politici, che prima di essere tali sono cittadini, cittadini di un territorio che va tutelato, membri di una collettività offesa e mortificata dall’ignavia di tanti, dagli abusi di potere, dalle speculazioni dei furbi.

Credo sia giunto il momento di risvegliarci dal torpore e avere uno scatto di orgoglio, provare un sentimento di appartenenza che ci permetta di fare fronte comune contro i disagi che ci vengono imposti, noi non possiamo essere sacche di sperimentazione delle nuove, rampanti politiche economiche del centrodestra.

È in corso un riassetto politico sul fronte medio-orientale, l’Italia meridionale è in una posizione strategica per gli scambi commerciali e relazionali con questi paesi, ma non viene proposta, programmata nessuna azione di intervento mirata allo sviluppo di questa potenzialità intrinseca del nostro territorio.
Solo tagli: tagli alla spesa pubblica, tagli all’occupazione.

Il Partito Socialista Italiano solidarizza con tutti i cittadini che sono costretti a subire vessazioni insopportabili ed è pronto ad interloquire e confrontarsi con tutti, siano essi associazioni, privati cittadini, forze politiche per cercare e proporre soluzioni che possano tutelare i lavoratori e l’economia del nostro Sannio in particolare, ed è pronto a scendere in piazza al fianco di chi manifesta in difesa della propria dignità di Cittadino Italiano”.

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