Comune di Benevento
Benevento, scontro in aula su caso Santamaria: opposizione abbandona assise e non vota su rendiconto
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Un Consiglio comunale convulso quello che è andato oggi in scena a Benevento. L’assise era chiamata ad approvare il rendiconto di gestione 2025, ma l’inchiesta giudiziaria che ha portato nelle settimane scorse all’arresto di Gennaro Santamaria ha innescato una reazione a catena tra i banchi consiliari.
In apertura dei lavori, l’opposizione ha deciso di non seguire l’ordine del giorno. Luigi Diego Perifano, portavoce di ApB, ha letto un documento per denunciare quello che ha definito un “muro di silenzio” della maggioranza sulla vicenda.
«È passato un mese e le nostre richieste di un Consiglio ad hoc sono state ignorate», ha attaccato Perifano. La tensione è salita rapidamente: dopo un breve e acceso battibecco proprio con Perifano, il sindaco Clemente Mastella ha abbandonato l’aula. Un gesto seguito, pochi minuti dopo, dall’intera opposizione che, in segno di protesta, ha lasciato i banchi dichiarando di non voler partecipare ai lavori.
“Non vogliamo entrare nel merito dell’inchiesta, che spetta alla magistratura, ma chiediamo risposte politiche: quali misure di prevenzione della corruzione sono state adottate? Perché non istituire una commissione d’indagine sulle pratiche edilizie? Il silenzio dell’amministrazione è inspiegabile”, ha detto il consigliere.
Non tutto il fronte della minoranza, però, ha abbandonato l’aula. Pur dichiarando di condividere le richieste del resto della minoranza, la consigliera De Stasio ha motivato la sua permanenza con una ragione di metodo: essendo stata presente alla conferenza dei capigruppo, era consapevole che la seduta odierna sarebbe stata tecnicamente dedicata solo al rendiconto.
Dalle fila della maggioranza e dallo scranno della presidenza è arrivata la difesa dell’operato dell’amministrazione. Secondo Renato Parente, presidente dell’assise, la richiesta di approfondimento burocratico sulla vicenda non è caduta nel vuoto, ma deve seguire i tempi tecnici necessari: “In sede di conferenza dei capigruppo ho chiesto sostegno e conforto perché la vicenda era complessa. Loro avevano una giusta richiesta e insieme avremmo trovato una formula. Il segretario, tra l’altro, mi ha riferito che il lavoro di verifica è a buon punto, ma io senza carte, senza un lavoro finito, di che cosa posso discutere? Che ordine del giorno avrei potuto presentare? Io sono contrario a questa forma di spettacolarizzazione, non è una cosa che mi appartiene. Non fa bene alla politica, non fa bene a chi vota e a chi ripone fiducia nelle istituzioni. Abbandonare l’aula non è mai una cosa positiva; ho preso atto che la minoranza lo ha fatto, ma non è un atteggiamento che io condivido, non è il mio”.
Di seguito il documento dell’opposizione
Da trenta giorni la nostra Città è scossa da una grave vicenda giudiziaria che ha colpito il cuore amministrativo del Comune. Ci sono interrogativi che pesano come macigni e silenzi ostinati non più giustificabili. Era il 2 aprile quando abbiamo chiesto che il Sindaco informasse il Consiglio Comunale — massimo organo democratico della Città, cui sono demandate funzioni di controllo dell’azione amministrativa — in ordine a quali azioni concrete siano state adottate, o si intendano adottare, per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza all’interno dell’Ente, sulla programmazione di verifiche interne per valutare il rischio di interferenze in altri settori.
Ci saremmo aspettati una risposta immediata: una reazione improntata alla massima trasparenza a tutela dell’integrità dell’istituzione.
Invece, in un mese, non abbiamo ascoltato in proposito una sola parola del Sindaco, né del Vice-Sindaco con delega alla trasparenza e all’anticorruzione, né dell’assessore all’urbanistica, ovvero del settore finito nella bufera.
Resta in silenzio anche l’ex presidente dell’Organismo Indipendente di Valutazione, oggi assessore al Bilancio, che negli anni passati ha premiato, ai fini della performance, l’ex dirigente.
Così come restano in silenzio i consiglieri comunali di maggioranza che, per anni e in quest’aula, hanno difeso a oltranza le scelte dell’amministrazione anche quando queste, con atti da noi ritenuti palesemente illegittimi, caricavano di onori e oneri il dirigente oggi inquisito.
Quanto accaduto non è solo cronaca giudiziaria, le indagini faranno il loro corso, noi non abbiamo motivo di entrare nel merito della vicenda penale, riponendo piena fiducia nell’operato della magistratura.
A noi interessa il dato politico-amministrativo, in cui si riflette la fragilità del clima sociale, culturale, politico ed economico di Benevento.
Quando i diritti si trasformano in concessione è la funzione pubblica ad essere mortificata, perché la tutela del particolare sovrasta l’interesse generale.
Quando, per ottenere ciò che è dovuto, è necessario “passare da qualcuno”, si genera una sfiducia che diventa rassegnazione e che induce persino a ritenere “normali” il malcostume e l’affarismo: l’idea che il sistema “funzioni così” e che opporsi sia inutile o addirittura dannoso.
Ecco perché certi comportamenti vanno condannati e isolati, con forza e senza remore, garantendo la
trasparenza dei ruoli.
Gli incarichi fiduciari, per loro natura, richiedono un livello ancora più alto di controllo e responsabilità.
Quando questi contrappesi vengono meno, il rischio non è soltanto quello di comportamenti individuali deviati, ma di una più generale opacità decisionale.
Per questo, il nodo è comprendere quale idea di città si voglia costruire: una città in cui i diritti sono garantiti, oppure una in cui devono essere negoziati; una città aperta agli investimenti e al merito oppure chiusa in logiche relazionali e difensive.
Legalità, fiducia, sviluppo: senza questi elementi una comunità non solo si indebolisce, si svuota. Non soltanto di risorse economiche, ma di energie, competenze e futuro.
È questo, forse, il costo più alto e meno visibile della corruzione.
Perciò non possiamo accettare che, a distanza di un mese, la nostra richiesta di convocazione del Consiglio sia stata disattesa, così come la nostra proposta di istituire una commissione consiliare di inchiesta per monitorare la regolarità delle pratiche edilizie.
Non possiamo restare indifferenti né tantomeno in silenzio quasi che nulla di grave sia accaduto.
Per questo, in segno di protesta non intendiamo partecipare oggi a questo Consiglio Comunale e abbandoniamo la seduta.
Raffaele De Longis (Pd), Giovanni De Lorenzo (Pd), Francesco Farese (Pd), Floriana Fioretti (Pd), Giovanna Megna (Avs), Angelo Miceli (Città Aperta), Angelo Moretti (Civico 22), Luigi Diego Perifano (Città Aperta), Vincenzo Sguera (Civici e Riformisti), Marialetizia Varricchio (Pd)


