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Omaggio a Eugenio Cornacchione: “Arista apicese e amante del teatro”

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di un giovane di Apice, Andrea Albanese, per ricordare e rendere omaggio ad Eugenio Cornacchione, artista sannita recentemente scomparso. “La lettera – si legge nell’incipit – vuole auspicare ad una valorizzazione della sua opera artistica, compiuta insieme a Paolo Simeone, la quale non solo potrebbe rappresentare un rinsaldamento dell’identità di un paese ma potrebbe dire un grazie, anche se postumo, ad un amorevole artista”.

“Il 2 Aprile 2023, è venuto a mancare una persona di indubbio spessore, un artista attivo nel sociale che amava il suo paese. È stato fondatore della compagnia teatrale amatoriale “Attori per caso” che tra il 2010 e il 2016 mise in scena commedie come “Natale in Casa Cupiello” e la riduzione teatrale di “Io speriamo che me la cavo”. Proprio in questa occasione conobbi la sua figura, una persona sempre pronta a creare iniziative culturali che mancano nella nostra provincia. La sua compagnia teatrale, costituita prima con adulti e poi anche con i giovanissimi, accoglieva tutti, soprattutto ragazzi emarginati, ragazzi di altre etnie, ragazzi di case-famiglia non ben inseriti nel tessuto sociale. Era sempre pronto a portarli sulla “buona strada” del teatro, includendoli senza alcuna distinzione, sia per soddisfare la sua incredibile passione per il teatro, sia per creare qualcosa di buono per Apice e per la nostra provincia. Era sempre pronto a impersonare “Luca Cupiello” e nonostante l’età e la salute, era sempre pronto a voler offrire alla comunità, in particolare a quella apicese, la sua propensione verso le attività culturali che non si limitavano solo al teatro.

Nel 2015 aveva donato alla comunità apicese una sua grande opera d’arte: un plastico del borgo antico di Apice, di 14 metri per 6, composto in legno e da pietre di Rodi Garganico. Fu costruita da Eugenio Cornacchione e da Paolo Simeone, conta di 70.000 mila tegole, un sistema di camere a combustione che simula l’uscita del fumo dai comignoli e un impianto elettrico che alimenta lampadine e lampioncini, sia dentro le case in miniatura sia lungo le strade. È un’opera di indubbio valore che testimonia la memoria storica della comunità apicese, una comunità vessata maggiormente dai terremoti del 1962 e del 1980 che ha visto scomparire tra le macerie la propria vita e la costruzione di un nuovo centro abitato, che seppur abbia comportato un netto miglioramento delle condizioni di vita, ha comportato difficoltà che riguardano la ricostruzione di un’identità culturale. Non sarebbe adeguato, in virtù della ricostruzione dell’identità culturale, valorizzare l’opera di Eugenio Cornacchione e Paolo Simeone, trovando magari una collocazione adeguata e che soprattutto renda giustizia a quest’opera?
Non sarebbe forse adeguata la costituzione di un vero e proprio museo che esponga quest’opera e magari anche altri reperti e testimonianze della vita passata di Apice, in modo sia da fortificare l’identità culturale del paese e sia creare un piccolo flusso di turismo continuativo e non limitato solo agli eventi che hanno luogo d’estate e al periodo natalizio. Sarebbe un giusto riconoscimento e un atto d’amore verso la comunità di Apice che avrebbe un museo dove a essere esposta è la propria storia, rendendola fruibile a curiosi e appassionati apicesi e ai turisti. È un’opera di grandi dimensioni che ricopre un’area di circa 84 mq, la cui collocazione è indubbiamente problematica, ma la sua valorizzazione risulta essere necessaria e doverosa, il cui dovere è ora più forte in quanto riguarda anche la memoria di un uomo di valore, il cui obiettivo era stato quello di migliorare un paese, a partire proprio dai rapporti umani.

La mia lettera aperta non solo ha lo scopo di ricordare e rendere omaggio ad una persona di valore come Eugenio Cornacchione, ma vuole auspicare ad una valorizzazione della sua opera artistica, compiuta insieme a Paolo Simeone, la quale non solo potrebbe rappresentare un rinsaldamento dell’identità di un paese ma potrebbe dire un “grazie”, anche se postumo, ad un amorevole artista. Riposa in pace, Eugenio”.

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