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Pietrelcina, al via la “Summer School Cives”

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“Quando mi sono insediato ho detto che ritenevo il mio dicastero il principale ministero economico del Paese. A più di due anni di distanza ne sono ancora più convinto. Abbiamo una grande tradizione e forza nella tutela del patrimonio, ma a lungo non abbiamo investito nella valorizzazione. Invece tutela e valorizzazione sono un motore di sviluppo e occupazione. L’obiettivo è dunque valorizzare quanto il possibile le bellezze artistiche del meridione per farne volano della crescita economica, civile e sociale di questi territori”.

Così il ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini ha salutato i lavori della Summer School Cives di Pietrelcina organizzata come laboratorio di formazione al bene comune il 9 e 10 settembre dall’Ufficio problemi sociali e lavoro della diocesi di Benevento, con l’apporto del Centro nazionale per il volontariato e del Comune di Pietrelcina.

Sulle enormi potenzialità della cultura e dei beni culturali si sono incentrati i lavori della Summer School che hanno messo a dialogo diverse esperienze positive del Mezzogiorno. “Progetti di sviluppo locale che hanno la cultura come idea forza” come ha ricordato il direttore dell’ufficio per i problemi sociali e del lavoro della Diocesi di Benevento Ettore Rossi, aprendo i lavori.

Storie di impegno e di valorizzazione uniche in Italia: la cooperativa sociale La Paranza che lavora nel Rione Sanità a Napoli che intorno alle Catacombe di Napoli ha creato lavoro per decine di persone grazie all’opera del parroco Don Antonio Loffredo; l’hub rurale “VàZapp” di Foggia; l’associazione Calabresi Creativi; la fondazione comunità di Messina, la Caritas di Benevento come incubatore di idee ed il museo Diocesano solo per citarne alcune. Tutte realtà che tutelano, valorizzano e rendono fruibile l’immenso capitale culturale del Mezzogiorno.

“Perché -ha detto il presidente della Fondazione con il Sud Carlo Borgomeo- la coesione sociale e la dimensione comunitaria non sono una cosa per anime belle, ma elementi su cui si fondano realistiche ipotesi di sviluppo. Ma serve un’assunzione forte di responsabilità, avere coscienza del futuro che abbiamo in mano”.

“Io sono arciconvinto che con la cultura si mangia – ha spiegato l’Arcivescovo di Benevento Mons. Felice Accrocca – ed il nostro territorio ha molte cose da far conoscere, anche se non si può valorizzare un territorio se non si riescono a raggiungere i luoghi”, con riferimento all’isolamento del territorio sannita dal punto di vista viario.

I numeri li ha ricordati la statistica sociale Linda Laura Sabbadini. “In Italia ha detto Sabbadini- ci sono oltre 100.000 beni archeologici, culturali e museali censiti, più di tre ogni chilometro quadrato”. L’Italia spende solo lo 0,3% del Pil per la tutela e la valorizzazione, a fronte della media europea dello 0,5%, nonostante che siamo i primi per la quantità di siti Unesco”.

Per questo “dobbiamo alzare lo sguardo, capire cosa può rappresentare il Mezzogiorno per il Paese” ha sottolineato il presidente del Cnv Edoardo Patriarca, parlando delle storie di successo.

Segnali positivi che arrivano anche dalle istituzioni. Qualcosa si sta muovendo con rapidità. Lo ha spiegato Giuliano Volpe, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici e autore del libro “Patrimonio al futuro”.

“In 40 anni di vita del Ministero dei Beni culturali ha detto Volpe- abbiamo conosciuto decine di riforme. Portavano sempre cambiamenti solo formali e mai di sostanza. In questi due anni stiamo vivendo una rivoluzione nel campo dei beni culturali e dobbiamo sfruttare questo momento sostenendolo dal basso, perché spesso l’opposizione è interna allo stesso mondo dei beni culturali”.

“Il museo Italia -ha aggiunto Volpe- deve essere un museo vivo. Ho ammirazione per il volontariato, ma abbiamo bisogno di lavoro di qualità al sud nel patrimonio culturale. Al sud si continuano a fare grossi investimenti nel patrimonio culturale, senza pensare alla gestione dei siti”.

La ricetta è questa: persone competenti, alleanze col contesto locale, indipendenza dalla politica, superamento dei blocchi del pubblico. Ripartendo con un po’ di umiltà.

“Il nostro paese -ha concluso Volpe- è ricco di patrimonio, ma è un po’ presuntuoso. Non siamo più i più bravi del mondo perché abbiamo smesso di innovare. Bisogna rimettere in discussione alcune certezze, vivere il nostro tempo. E scegliere di essere protagonisti del cambiamento”.

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