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Sindacati

Ici prima casa: se reintrodotta, a Benevento peserebbe in media 262,75 euro all’anno per famiglia

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Non più tardi di ieri l’intervista del sindaco di Benevento Fausto Pepe rilasciata al sito dell’Anci nella quale il primo cittadino, valutando la prospettiva di governo ora targata Mario Monti, individuava una delle possibili risposte al reperimento delle risorse nella reintroduzione dell’ici sulla prima casa. Le sue parole sembra siano state… ascoltate dalla Uil, che in proposito ha approntato uno studio reso pubblico proprio oggi.

E verrebbe a costare mediamente 136,00 euro l’anno a famiglia la reintroduzione dell’ICI sulla prima casa (185,40 euro per un casa accatastata in A/2 e 86,62 euro per una casa in A/3). Secondo quest’indagine del Servizio Politiche Territoriali della UIL, che ha elaborato il costo dell?Imposta Comunale sugli Immobili sulla prima casa, nelle 104 Città Capoluogo di Provincia, qualora venisse reintrodotta.

L’indagine ha preso a campione il costo annuo dell’imposta riferita alla media di un appartamento di 80 mq., di categoria A/2 (abitazione civile) e A/3 (abitazione economica e popolare) che è il taglio medio delle Città Capoluogo, analizzandone le rendite catastali rapportate a 5 vani e siti in zona censuaria semiperiferica.

Le aliquote e la detrazione sulla prima casa, prese in considerazione, sono quelle deliberate dai Comuni per il 2011.
“L’aliquota media applicata – spiega il Segretario confederale della UIL, Guglielmo Loy – per l’abitazione principale è del 4,98 per mille, mentre l’aliquota ordinaria è del 6,74 per mille. La detrazione media sulla prima casa è di 117,27 euro (103,29 euro la detrazione ordinaria).

Le nostre stime indicano che, qualora venisse reintrodotta l’imposta con le attuali regole, questa produrrebbe per i Comuni un gettito totale di circa 3,7 miliardi di euro, equivalenti al 41% dell’attuale gettito ICI (9,1 miliardi di euro), portando così complessivamente nelle casse dei Comuni oltre 12,8 miliardi di euro.
Per le famiglie, ovviamente, l’onere cambierebbe da città a città”.

Se si analizzano le città medie e piccole – prosegue Loy – emerge che a Rimini l’ICI sulla prima casa peserebbe mediamente 386,60 euro (641,60 per una abitazione in A/2 e 131,60 per una 2 abitazione in A/3); a Pisa 355,90 euro (427,90 in A/2 e 283,90 in A/3); a Verona 338,90 euro (435,85 in A/2 e 242,00 in A/3); a Ferrara 268,65 euro (312,60 in A/2 e 224,70 in A/3); a Benevento 262,75 euro (319,70 in A/2 e 205,80 in A/3); a Padova 262,70 euro (329,85 in A/2 e 195,60 in A/3); a Cosenza 226,15 euro (311,55 in A/2 e 140,73 in A/3); a Salerno 224,77 euro (247,15 in A/2 e 202,40 in A/3); a Taranto 214,62 euro (276,30 in A/2 e 152,95 in A/3).

E’ invece a Reggio Calabria che l’ICI peserebbe mediamente meno sulle famiglie con 17,50 euro (35,00 euro per abitazioni classificate in A/2 e esenzione per la tipologia in A/3); a Lecce 18,47 euro (36,95 euro in A/2 e esenzione in A/3); a Teramo 27,50 euro (55,00 in A/2 e esenzione in A/3); a Messina 31,50 euro (50,00 in A/2 e 13,00 in A/3); a Crotone 32,80 (45,80 in A/2 e 19,80 in A/3); a Trapani 41,70 euro (66,10 in A/2 e 17,30 in A/3); a Viterbo 42,50 euro (79,75 in A/2 e 5,30 in A/3); ad Asti 43,40 euro (52,60 in A/2 e 34,20 in A/3); ad Oristano 52,10 euro (82,60 in A/2 e 21,60 in A/3); a Vibo Valentia 55,10 euro (75,70 in A/2 e 34,50 in A/3); a Lucca 55,97 euro (101,75 in A/2 e 10,20 in A/3).

Tra l’altro, la reintroduzione dell’ICI sulle abitazioni principali potrebbe avere anche un ulteriore effetto di inasprimento se consideriamo che i Comuni, dal prossimo anno, potranno deliberare una nuova “imposta di scopo” per la realizzazione di opere pubbliche, facoltà inserita nel decreto sul Federalismo municipale. E’ questa un’addizionale di imposta (0,5 per mille sulla base imponibile ICI) che oggi esclude l’abitazione principale.

Inoltre, il Decreto correttivo del fisco municipale, approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 ottobre scorso, prevede la “service tax”: si tratta di una reintroduzione “mascherata” dell’ICI sulle prime case con un’aliquota del 2 per mille che graverà su chiunque occupi un immobile adibito ad abitazione (comprese le famiglie in affitto) e che servirà per finanziare servizi generali dei Comuni (illuminazione pubblica, polizia locale, anagrafe ecc.).
Questa reintroduzione palese o mascherata dell’ICI peserà inevitabilmente anche, e soprattutto, sulle tasche dei lavoratori e pensionati.

Come UIL – conclude Loy – riteniamo che nel programma del nuovo Governo si debba iniziare a far pagare di più chi ha più disponibilità, iniziando con il tassare quel 10% di persone che detengono il 60% della ricchezza del Paese.
Inoltre, anziché agire “tout court” sulle imposte delle prime case si potrebbe, al contrario, agire sulla rivalutazione e sulla riclassificazione delle rendite catastali, ferme agli anni „60, adeguandole ai valori del mercato immobiliare.
Si potrebbero recuperare in questo modo ingenti risorse senza dover tassare chi, con anni di sacrifici, ha potuto acquistare la casa dove vive. Scelta spesso obbligata dalla sostanziale assenza di un vero mercato dell?affitto a prezzi compatibili con il reddito della maggioranza delle famiglie.

È del tutto evidente che un ragionamento su questo tipo di imposte non può essere affrontato senza un ragionamento complessivo sulla questione fiscale nel nostro Paese. Per questo riteniamo che non sia più rinviabile l’attuazione della delega per la riforma fiscale, la quale deve avere un solo obiettivo: ridurre le imposte per i lavoratori dipendenti e pensionati”.

 

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