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Calcio

La storia di Paoloni: tanti debiti e la moglie ipotecò la casa

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L’inchiesta sul calcioscommesse ha tra i primi protagonisti Marco Paoloni, portiere ex Cremonese, oggi al Benevento, «vittima della sua accanita propensione alle scommesse sportive» scrive il giudice Salvini nell’ordinanza, spiegando che «tale sua propensione lo ha collocato su un ruolo di primo piano in seno all’organizzazione criminale oggetto d’indagini». Paoloni scommetteva on-line attraverso il suo referente-scommettitore Massimo Erodiani e questo ha «determinato irrimediabilmente una disastrosa situazione economica le cui ripercussioni avevano avuto riflessi sulla situazione familiare di Paoloni».

A metà marzo 2011, secondo i calcoli degli inquirenti, Paoloni, che guadagnava alla Cremonese 10mila euro al mese, in poco meno di un anno aveva ricaricato per 148mila euro il suo bookmaker a fronte di un debito per giocate pari a 165mila euro. Che avesse problemi economici dovuti al gioco, lo sapeva sua moglie. E le banche, cui chiede continuamente soldi e fidi. che lo definiscono «cattivo pagatore».

Addirittura i suoi creditori, spiegano ad Erodiani, che si potrebbe fare con Paoloni, per recuperare soldi non pagati, quello che era stato fatto con il capitano dell´Ascoli Vincenzo Sommese, oggetto addirittura della ´cessione del quintò dello stipendio. Per debiti di gioco. Ai debiti con Erodiani, Paoloni faceva fronte come poteva, a garanzia gli aveva dato, ad esempio, assegni bancari della moglie, anche uno in bianco, in cui Paoloni falsificò la firma. Un assegno capestro: «Io ho l’assegno in bianco della moglie – dice Erodiani al telefono – mi dà più garanzie questo assegno della moglie che fa la professoressa e comunque ha sempre qualcosa da pignorare». Senza scrupoli, i creditori di Paoloni. Al limite del ricatto: «Lei lo sa (la moglie, ndr) che noi ci abbiamo gli assegni suoi…». È un crescendo quasi parossistico il rapporto tra Paoloni e i suoi creditori. E la moglie in mezzo a far da garante e tirar fuori i soldi. Infatti, Erodiani e Marco Pirani, altro scommettitore, visti i tentativi di rientrare dei propri soldi decidono di contattare direttamente la moglie. In una telefonata di 12 minuti, la moglie spiega di essere a conoscenza della disastrosa situazione, tanto che per far fronte ai debiti è ricorsa ad un mutuo ipotecario di 100mila euro su una casa intestata ai propri genitori del valore di 250mila euro. Ma in questa conversazione viene a sapere che il debito del marito non è di 42mila euro come credeva, e informata da Erodiani, ma che il buco è di 106mila euro, e che il debito iniziale era stato di 133mila euro che lui aveva ricoperto appena. Ecco spiegati i bidoni, al limite del millantato credito delle scommesse sulle partite che lui diceva di poter truccare. «Risulta pertanto consequenziale – dice tranciante il giudice – ricavare il motivo del suo significato apporto alla compagine criminale, in cui in prima persona garantisce risultati finali della propria squadra o anche millantando il ruolo di intermediario, con conoscenze dirette, in incontri calcistici anche di serie A»: come il bidone-patacca di Inter-Lecce.

Fonte | www.resport.it

 

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