Connettiti con noi
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio

PRIMO PIANO

Raddoppio Telesina, la protesta degli espropriati: ‘Terreni occupati, indennità ancora da pagare e cantieri fermi’

Pubblicato

su

Ascolta la lettura dell'articolo

Sul raddoppio della SS 372 “Telesina” c’è una storia che, secondo cittadini e imprese direttamente coinvolti nelle procedure di esproprio, rischia di rimanere sullo sfondo del dibattito pubblico. È quella dei proprietari che hanno già messo a disposizione terreni, abitazioni, vigneti, piazzali e pertinenze per consentire la realizzazione dell’infrastruttura, ma che oggi denunciano di trovarsi alle prese con beni non più pienamente utilizzabili, indennità non ancora definite o liquidate e lavori che continuano a slittare.

È questo il contenuto di una dura presa di posizione sottoscritta da cittadini, proprietari e imprese interessati dai lavori di adeguamento della SS 372 “Telesina”, nell’ambito dell’itinerario Caianello-Benevento, lotto 1.

Una protesta che non mette in discussione la necessità strategica dell’opera, ma punta i riflettori sulle conseguenze che le procedure espropriative stanno producendo sulle persone e sulle attività economiche direttamente interessate.

«Da troppi anni – affermano i firmatari – assistiamo a un dibattito pubblico sulla Telesina focalizzato unicamente sui ritardi dei cantieri, sul traffico e sulle periodiche, e finora mai rispettate, promesse di avvio dei lavori».

Secondo gli espropriati, tuttavia, questo rappresenterebbe soltanto «un racconto parziale» della vicenda.

Terreni e vigneti sacrificati per l’opera

La situazione denunciata riguarda in particolare le aziende agricole e i proprietari che hanno subito l’occupazione o l’esproprio dei propri beni. Attraverso i verbali di immissione in possesso e gli stati di consistenza, ANAS avrebbe assunto la disponibilità delle aree necessarie alla realizzazione dell’infrastruttura. Per le aziende agricole, l’impatto sarebbe stato particolarmente significativo.

I proprietari denunciano il taglio di vigneti in piena fase produttiva, la modifica degli assetti originari dei terreni, la compromissione degli spazi necessari alle manovre dei mezzi agricoli e l’alterazione di piazzali, accessi e pertinenze delle abitazioni. Conseguenze che, secondo la denuncia, non si limiterebbero al danno immediato, ma inciderebbero anche sulla possibilità di continuare a utilizzare e valorizzare i terreni e gli immobili rimasti nella disponibilità dei proprietari.

«Sono stati devastati vigneti e pertinenze abitative – sostengono i firmatari – riducendo drasticamente il valore dei beni residui».

Il nodo delle indennità

Ma è soprattutto sul fronte economico che la protesta assume toni particolarmente duri. I cittadini denunciano ritardi nel pagamento delle indennità di esproprio, nonostante l’immissione in possesso dei beni sia avvenuta, in diversi casi, già nel 2023. Secondo quanto riportato nella nota, in alcuni procedimenti le offerte provvisorie formulate ai proprietari sarebbero state giudicate insufficienti, mentre le procedure per la rideterminazione delle somme e la successiva liquidazione procederebbero con tempi ritenuti eccessivamente lunghi.

Il risultato, secondo gli espropriati, sarebbe quello di aver perso la disponibilità dei propri beni senza aver ancora ricevuto quanto ritengono dovuto. Una situazione che avrebbe inoltre comportato ulteriori spese per i cittadini, costretti – secondo la loro denuncia – a rivolgersi a avvocati, tecnici e periti per tutelare i propri interessi. «I cittadini sono costretti a ricorrere a legali e periti, con ulteriori costi, per vedere riconosciuti i propri diritti», si legge nella nota.

Gli espropriati richiamano, in particolare, le procedure previste dalla normativa in materia, compreso il DPR 327/2001, e chiedono che l’intero iter venga portato a conclusione in tempi certi.

Il paradosso: aree occupate e cantieri che non partono

È proprio questo, per i proprietari, il punto più difficile da accettare. Le aree necessarie all’opera sono state progressivamente sottratte alla disponibilità dei privati, ma i lavori, nonostante gli annunci e le ripetute indicazioni temporali, non sono ancora entrati nella fase operativa attesa. «I terreni e i piazzali sottratti ai legittimi proprietari giacciono in uno stato di stallo e degrado, con annunci di cantieri imminenti a cui non segue alcuna opera», denunciano.

Da qui la richiesta di superare una comunicazione fatta di indicazioni generiche. Gli espropriati contestano infatti il ricorrente riferimento a formule come «fine estate», «autunno» o «inizio dell’anno prossimo», considerate insufficienti in assenza di una data precisa e di un cronoprogramma vincolante. «Ogni stagione ha la sua promessa – affermano –. Prima dovevano iniziare a inizio primavera, poi a inizio estate, ora si parla di fine estate. Ma di quale anno?».

La richiesta al Comitato SOS 372 Telesina

Nel mirino della protesta finisce anche il Comitato SOS 372 Telesina, che da anni porta avanti le istanze del territorio sulla necessità di accelerare la realizzazione dell’opera. Gli espropriati riconoscono l’impegno del Comitato, in particolare per la richiesta di un cronoprogramma dei lavori, ma chiedono un’azione ancora più incisiva. Secondo i firmatari, una risposta di ANAS che indica genericamente «fine estate» non può essere considerata sufficiente.

«Accontentarsi di una risposta del genere significa accettare una presa in giro», sostengono. La richiesta è quindi quella di pretendere una data esatta per l’apertura dei cantieri, con l’indicazione dell’effettivo avvio delle attività da parte delle imprese appaltatrici. Ma soprattutto viene chiesto che al cronoprogramma dei lavori venga affiancato un vero e proprio cronoprogramma per gli espropri, con date certe per il pagamento delle indennità.

«Due pesi e due misure»

Nella nota viene utilizzata l’espressione «doppio binario» per descrivere quello che i proprietari ritengono uno squilibrio nella gestione della procedura. «Per i cittadini e gli agricoltori espropriati i vincoli scattano subito», sostengono. L’immissione in possesso comporta infatti la perdita della disponibilità dei terreni e degli immobili interessati dalle procedure. «Per ANAS, invece, i tempi diventano elastici e infiniti», denunciano, citando i tempi necessari per la definizione delle stime, le eventuali rideterminazioni delle indennità e gli ulteriori passaggi amministrativi.

Gli espropriati contestano inoltre il protrarsi delle procedure legate alla dichiarazione di pubblica utilità e le proroghe che, secondo quanto riportato nella nota, avrebbero portato la validità delle procedure fino al 2028.

Il riferimento è anche alla nomina dei collegi dei periti previsti dall’articolo 21 del DPR 327/2001, che secondo i cittadini comporterebbe ulteriori tempi di attesa.

«Nessuno è contro la Telesina»

La protesta, però, tiene a chiarire un punto: gli espropriati non intendono mettere in discussione la realizzazione dell’infrastruttura. Anzi, nella loro posizione viene ribadita la convinzione che il raddoppio della Telesina sia un’opera importante per il Sannio e per lo sviluppo economico dell’intera area. «Nessuno intende opporsi alla realizzazione dell’opera», sottolineano.

La richiesta è che lo sviluppo infrastrutturale non si trasformi, però, in un danno economico insostenibile per chi vive e lavora lungo il tracciato. «La realizzazione di un’infrastruttura pubblica, per il bene del Sannio, non può avvenire sulla pelle e sul fallimento economico dei proprietari terrieri e dei cittadini confinanti». Un principio che, secondo i firmatari, dovrebbe essere al centro dell’azione di amministratori e rappresentanti politici.

L’appello a sindaci e parlamentari

La richiesta di attenzione viene rivolta anche ai rappresentanti istituzionali del territorio, dai sindaci ai parlamentari. Secondo i cittadini, chi rappresenta la Valle Telesina deve occuparsi non soltanto dell’avanzamento dell’opera, ma anche delle conseguenze che l’infrastruttura sta producendo sulle comunità direttamente interessate. «Chi rappresenta il territorio ha il dovere morale e politico di difendere la propria comunità nella sua interezza», affermano.

La richiesta è dunque quella di portare la questione degli espropriati all’interno dei tavoli istituzionali dedicati alla Telesina, affinché ai problemi legati ai cantieri si affianchi una verifica puntuale della situazione patrimoniale e amministrativa dei proprietari coinvolti.

Le richieste: date certe per i lavori e per i pagamenti

Alla luce della situazione denunciata, i cittadini e le imprese espropriate chiedono formalmente al Comitato SOS 372 Telesina di assumere una posizione più incisiva e di pretendere da ANAS e dagli organismi competenti tempi e date certi.

Due, in particolare, gli obiettivi indicati. Il primo è conoscere la data esatta di apertura dei cantieri, con l’effettiva partenza delle ditte incaricate dei lavori. Il secondo, considerato altrettanto importante, è ottenere un cronoprogramma certo per il pagamento delle indennità, fino alla completa definizione delle somme spettanti ai proprietari per case, pertinenze, vigneti e terreni. Una richiesta che punta a riportare al centro della discussione una questione finora meno visibile rispetto a quella relativa ai ritardi infrastrutturali.

L’appello alla stampa: «Raccontare anche la storia degli espropriati»

Nella nota viene infine rivolto un appello anche alla stampa locale, affinché venga dato spazio alla condizione di chi ha subito gli effetti delle procedure espropriative. In particolare, i cittadini chiedono che venga raccontata quella che definiscono «la parte invisibile della storia della Telesina»: il costo umano ed economico sostenuto dai proprietari direttamente interessati dall’opera.

«Vogliamo che l’opinione pubblica del Sannio conosca i costi umani ed economici che i cittadini confinanti stanno pagando per un’opera che finora ha prodotto, per noi, solo danni, vincoli e ritardi», sostengono. La loro posizione, dunque, è netta: nessuna opposizione allo sviluppo e alla realizzazione della Telesina, ma il rispetto dei diritti di chi ha messo a disposizione i propri beni per consentire la realizzazione dell’opera.

La richiesta finale è quella di passare dalle dichiarazioni ai fatti: tempi certi per i cantieri, tempi certi per gli espropri e soprattutto il pagamento delle indennità spettanti. «Non ci opponiamo allo sviluppo del territorio – concludono i cittadini e le ditte espropriate – ma pretendiamo il rispetto della legalità, della nostra dignità e dei nostri diritti patrimoniali».

Una protesta che aggiunge così un nuovo elemento al già complesso quadro del raddoppio della Telesina: mentre il territorio attende l’apertura dei cantieri, una parte dei cittadini coinvolti nell’opera chiede che venga fatta chiarezza anche su ciò che è già avvenuto, sulle aree occupate e sui risarcimenti ancora attesi.

Annuncio

Correlati

Giammarco Feleppa 25 minuti fa

“San Domenico respira”, il 4 settembre la mobilitazione dei residenti contro i miasmi dell’impianto di biometano

redazione 5 giorni fa

Pacevecchia, dal degrado a un parco per il quartiere: la proposta che parte dai cittadini

Giammarco Feleppa 2 settimane fa

Quelli che restano: da Mainella la foto di Ferragosto che da 50 anni racconta Benevento

redazione 2 settimane fa

Telesina, il Comitato S.o.S. 372 replica all’Anas: “Servono interventi concreti per fermare gli incidenti con la fauna selvatica”

Dall'autore

redazione 1 ora fa

Rubano: ‘Inaccettabile l’aggressione al DSM, sempre al fianco di chi cura’

redazione 1 ora fa

L’Ordine dei Medici: ‘Aggredire un medico significa chiudere un presidio sanitario’

redazione 5 ore fa

Dugenta, incidente all’alba: auto contro muro, poi si ribalta. Muore 23enne

redazione 18 ore fa

Bando Piccoli Comuni: Sant’Angelo a Cupolo fa squadra con San Nazzaro per valorizzare territorio e tradizioni

Primo piano

Giammarco Feleppa 25 minuti fa

“San Domenico respira”, il 4 settembre la mobilitazione dei residenti contro i miasmi dell’impianto di biometano

redazione 1 ora fa

Rubano: ‘Inaccettabile l’aggressione al DSM, sempre al fianco di chi cura’

redazione 1 ora fa

L’Ordine dei Medici: ‘Aggredire un medico significa chiudere un presidio sanitario’

redazione 5 ore fa

Dugenta, incidente all’alba: auto contro muro, poi si ribalta. Muore 23enne

Copyright © 2023 Intelligentia S.r.l.

Skip to content