POLITICA
Legge elettorale: Mastella, Del Basso De Caro, Perifano e Megna tutti insieme appassionatamente
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“Fatta la legge, trovato l’inganno”, recita un famoso proverbio italiano che sta un po’ a sottolineare la capacità italica di aggirare gli ostacoli che si possono trovare sul proprio percorso, anche se sono di natura formale e legislativa. E stavolta il detto popolare può comodamente riferirsi a un argomento già trattato di recente su queste pagine: la nuova legge elettorale.
Nelle scorse ore il Senato ha detto nuovamente sì alla normativa che regolerà le prossime elezioni politiche del 2027. Sotto la spinta del Governo la maggioranza dei senatori ha sottoscritto e poi votato una serie di cavilli tesi a tagliare i ‘cespugli’ che gravitano in maniera maggiore attorno al centrosinistra, pensando forse di penalizzare gli avversari. Come già scritto, tra le veementi proteste del fronte avverso, salvo poi, in gran silenzio, giovarsi di una minore ‘ricattabilità politica’ da parte delle piccole percentuali. Ma mentre su un fronte si brindava e sull’altro si sorrideva sornioni, la capacità italica di aggirare il muro quando non si può scavalcare sembrerebbe aver trovato nuova conferma, ancor prima che la legge passi al vaglio definitivo della Camera dei Deputati.
Pare, infatti, che quel nugolo di partiti, partitini e movimenti che aspiravano a candidarsi in proprio alle prossime politiche abbia già ammortizzato il gancio pugilistico rifilatogli in pieno volto, rispondendo con un uppercut ben assestato. La frammentazione dell’area centro-riformista starebbe per partorire – il condizionale in questi casi è obbligatorio – un nuovo soggetto politico-elettorale unitario che avrebbe un’unica unità di scopo: aggirare la legge elettorale. Superare insieme lo scoglio delle 6.000 firme per collegio, semplicemente creando gruppi parlamentari ad hoc prima della scadenza del mandato elettorale. Superare insieme, nelle urne, lo scoglio delle percentuali minime da raggiungere. Semplicemente le varie sigle dovrebbero mettersi insieme, farne una sola, nazionale, e giocarsi le sei preferenze nei collegi.
Prende così sempre più piede un grande contenitore che vedrebbe al proprio interno Casa Riformista di Renzi, Progetto Civico di Onorato, +Europa di Magi o Delle Vedove, il PSI di Maraio, Più Uno di Ruffini e chissà anche Ndc di Mastella come altri piccoli movimenti localistici. E ci sarebbe già un leader designato, o almeno designabile. Il nome sarebbe quello del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, come già lanciato da Renzi alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia e poi sottoscritto anche da Clemente Mastella alla Festa dell’Avanti di Campobasso. È evidente che il rassemblement elettorale – una quarta gamba ancora in pectore – troverebbe piena sponda e braccia aperte da parte del Pd di Schlein, del M5S di Conte e di AVS di Fratoianni e Bonelli, le tre gambe già forti del centrosinistra. La novella legge elettorale potrebbe riuscire in un’impresa titanica: quella di raggruppare ciò che nel centrosinistra è, per definizione e per storia, frammentato.
In termini territoriali, ciò comporterebbe che a confluire sotto lo stesso tetto elettorale, per le Politiche – è bene precisarlo – finirebbero protagonisti locali che da un lustro almeno, e qualcuno da molto più tempo, si strapazzano prima, durante e dopo ogni tornata elettorale.
Se il quadro innanzi profilato trovasse effettiva conferma, a breve o a medio termine, sotto l’effigie del centrosinistra schierato in versione anti-meloniana, a dispetto dell’opinione e della volontà dei vari protagonisti, ci sarebbero il sindaco Mastella e i suoi più costanti oppositori locali, iniziando dal ‘deus ex machina’ del Pd sannita, Umberto Del Basso De Caro, passando per il leader dell’opposizione consiliare, Luigi Diego Perifano, per giungere a integralisti oppositori come la ‘pasionaria’ di AVS Giovanna Megna. Solo per citare i nomi più rappresentativi delle variegate mozioni cittadine del centrosinistra e non volendo mancare di riguardo ai tanti omessi che pur camminerebbero sotto lo stesso ombrello elettorale.
Potrebbe sembrare fantapolitica locale, ma potrebbe anche essere il risultato di una legge elettorale nata per colpire i piccoli partiti, ma che di fatto ha dato loro solo l’occasione per riorganizzarsi.



