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POLITICA

Legge elettorale, stretta sui piccoli partiti: per Mastella e Noi di Centro si restringe il ‘campo largo’

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La legge elettorale in discussione e in fase di approvazione in Parlamento (martedì 15 il voto finale in Senato, il 28 alla Camera per la terza lettura) ha visto il Senato licenziare, nelle scorse ore, la cosiddetta norma “anti-cespugli”. Nella sostanza, i senatori, su spinta della maggioranza, hanno eliminato la soglia del 3% per accedere in Parlamento.

A prima vista, questo potrebbe sembrare un aiuto ai piccoli partiti e movimenti, ma l’altra faccia della medaglia rende la realtà ben più dura della semplice eliminazione della soglia. Perché se per i partiti già rappresentati in Parlamento la novità può apparire tutto sommato positiva, per chi aspira a entrare nelle aule del potere legislativo sono state introdotte norme e cavilli che renderebbero sostanzialmente impossibile riuscire a candidarsi, figurarsi essere eletti.

Infatti, sono state elevate le soglie delle firme necessarie per poter candidare i propri esponenti in un collegio ed è stata alzata anche la soglia di rappresentanza complessiva necessaria per poter vedere il simbolo di un partito sulla scheda elettorale. In numeri, si passa dalle attuali 1.500-2.000 firme necessarie a un minimo di 6.000 e a un massimo di 7.000 per collegio. I collegi plurinominali sono complessivamente 75: 49 alla Camera e 26 al Senato. Con 6.000 firme per ciascuno servirebbero 450.000 sottoscrizioni. Una cifra di poco inferiore alle 500.000 firme necessarie per chiedere agli italiani un referendum abrogativo.

Non si tratta del numero minimo indispensabile per poter partecipare alle elezioni, ma del numero necessario per una forza politica che scelga di presentare le proprie liste in tutti i collegi. E le maglie non si stringerebbero solo sulle firme. Aumenterebbe infatti da un terzo alla metà il numero minimo delle circoscrizioni nelle quali una lista dovrebbe essere presente per poter correre alle elezioni. Mettendo insieme i due dati, per vedere raffigurato il logo di un partito sulla prossima scheda elettorale in poco più di 30 collegi occorrerebbero più di 200.000 firme. La norma sulle firme non sarebbe invece vigente in caso di elezioni anticipate: in quella circostanza, i numeri anzidetti scenderebbero del 50%.

Per comprendere il quadro pratico di queste norme sulla situazione politica attuale, il Governo ha fortemente spinto per introdurre queste disposizioni con l’obiettivo di dare un taglio sostanziale a quel gran nugolo di movimenti, al momento fuori dal Parlamento, che gravita attorno al centrosinistra. Si pensi a Più Uno di Ruffini, ma anche al nascente movimento Spazio Civico della Picierno, al Partito Socialista di Maraio, agli Europeisti di Nahum, in particolare a Progetto Civico dell’assessore al comune di Roma Alessandro Onorato ad altri ancora che aspirano a uno strapuntino all’ombra della triade Pd, M5S e AVS.

Va anche detto che, se è vero che il “campo largo” ha strepitato contro il danno che le nuove norme arrecherebbero ai piccoli movimenti, è altrettanto plausibile che, seppure in gran silenzio, Schlein e Conte non abbiano preso malissimo la prospettiva di non doversi più confrontare con piccoli partiti, con il rischio di essere “politicamente ricattabili” da esigue percentuali elettorali.

Il “campo largo”, se queste norme fossero definitivamente approvate, sarebbe sicuramente meno largo, ma probabilmente più compatto. Evidentemente, per il momento, il Parlamento ha salvaguardato i vari Renzi e Calenda, così come Vannacci. Ma fuori dalla concreta possibilità di partecipare alle elezioni politiche, al momento, ci sarebbe anche Noi di Centro di Clemente Mastella, che prima, per sé stesso o per propri rappresentanti, avrebbe avuto almeno la possibilità di far pesare, in un ipotetico “campo largo”, anche una quota percentuale nazionale inferiore al 3%. Adesso, invece, per dare un segnale di presenza elettorale dovrebbe necessariamente pensare a partecipare a un rassemblement centrista oppure a un’alleanza elettorale con una forza politica già rappresentata, come quella di Renzi, così come già accade con il gruppo in seno al Consiglio regionale della Campania.

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