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POLITICA

Il caso Feola archivia il campo largo e riporta la politica sannita agli equilibri di sempre

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La vicenda giudiziaria che ha coinvolto, nella giornata di lunedì, il segretario generale del Comune di Benevento ha avuto, probabilmente, un solo merito: quello di riportare chiarezza nelle acque della politica sannita, che sembravano essersi intorbidite tra nuovi accordi, vecchi dissapori, alleanze spurie e ritrovate amicizie.

È stato, suo malgrado, proprio Riccardo Feola a rimettere tutto in ordine, ripristinando quello che, di fatto, è lo status quo della politica sannita, consolidatosi ormai da oltre un decennio. O, meglio ancora, sono state le reazioni politiche ai nuovi sviluppi giudiziari a riportare tutti alla realtà, facendo compiere un passo indietro rispetto alle ipotesi di nuovi schieramenti e spegnendo le aspettative di quanti ritenevano possibile la nascita di nuove alleanze.

Di fatto, il centrodestra, grazie a una riunione dei leader regionali svoltasi a Napoli, ha superato nel Sannio quelle che apparivano divisioni insanabili, più personali che politiche. Il sindaco di Ceppaloni, Claudio Cataudo, dopo un lungo tira e molla, sarà anche ufficialmente il candidato alla presidenza della Provincia sostenuto dalle quattro forze della coalizione di governo: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati. E vissero tutti felici e contenti.

Resta, tuttavia, da capire se i numeri di un centrodestra finalmente ricompattato saranno sufficienti a contrastare l’altro candidato ufficiale alla presidenza, il presidente uscente Nino Lombardi. Il sindaco di Faicchio, infatti, era già da tempo il candidato designato dall’area mastelliana e non vi era alcuna necessità di rompere gli indugi. Semmai, si stava cercando di percorrere la strada che avrebbe potuto condurre a quel presunto “nirvana” politico rappresentato dal cosiddetto “campo largo” in salsa sannita.

Un’ipotesi sulla quale qualche “volenteroso” stava lavorando, ma che le reazioni della sinistra cittadina, a tratti particolarmente dure, ai fatti di lunedì sembrano aver definitivamente archiviato. Sempre ammesso che una reale possibilità sia mai esistita.

Mastella, dunque, si presenterà al voto di secondo livello con i suoi amministratori, sostenuto da quell’ampia area politico-amministrativa che non si riconosce nell’attuale governance sannita del Partito Democratico. Anche in questo caso resta da verificare se tale schieramento sarà sufficiente a conquistare la riconferma sulla poltrona più alta della Rocca dei Rettori.

Nel mezzo resta proprio il Partito Democratico e l’area che gli gravita attorno, chiamati ora a una scelta non semplice: candidare un proprio esponente — il nome più ricorrente è quello del presidente provinciale del partito, Vito Fusco — oppure lasciare libertà di voto ai propri amministratori.

Se la prima soluzione esporrebbe il sindaco di Castelpoto a una vera e propria conta del peso amministrativo della sinistra sannita, la seconda finirebbe inevitabilmente per dividere il partito. Da una parte ci sarebbero gli amministratori talmente antimastelliani da scegliere Cataudo, alimentando le immancabili malelingue che, puntualmente smentite, continuano a parlare di presunti accordi elettorali tra destra e sinistra. Dall’altra, invece, ci sarebbero quanti difficilmente riuscirebbero a sostenere il candidato del centrodestra, orientandosi verso la scheda bianca o, eventualmente, perfino verso il candidato mastelliano.

Non è una decisione semplice quella che attende Filomena Marcantonio e la segreteria provinciale del Partito Democratico. Qualunque strada verrà imboccata, ci sarà inevitabilmente qualcuno pronto a contestarla.

Il tempo delle riflessioni, però, sta per scadere. La partita è ormai entrata nella sua fase decisiva e una decisione dovrà essere presa.

Il 26 luglio saranno chiamati alle urne 935 grandi elettori — sindaci e consiglieri comunali dei 78 comuni della provincia — in rappresentanza di 265.055 cittadini. Il loro sarà un voto ponderato, il cui peso varierà in base alla popolazione del comune di appartenenza.

Per 33 amministratori il voto avrà un valore pari a 650; per altri 34 sarà di 259; per 52 sarà di 224; per 220 sarà di 109; infine, per i restanti 596 amministratori il valore sarà pari a 56.

Fatta eccezione per le ultime due fasce, nelle quali sarà più difficile individuare gli orientamenti emersi dalle urne anche per il minor peso specifico del voto, nelle altre categorie non sarà particolarmente complicato ricostruire le scelte espresse dagli amministratori.

 

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