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POLITICA

Clemente Mastella, si fa presto a dire clientela

Quello per Noi di Centro nel Sannio è stato un voto di opinione, per quanto di apparato.Mastella ha scommesso sull’inadeguatezza dei suoi avversari sul territorio, ha compreso che il mercato elettorale era ampiamente scalabile, che la vittoria andava costruita sulla suggestione di un nuovo protagonismo nell’ambito di un nuovo assetto politico, ha fatto valere la storia, lo spirito di comunità, l’inadeguatezza dei suoi avversari

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Quanti, nel corso della campagna elettorale, scommettevano sulla sconfitta di Clemente Mastella, sul tracollo di Noi di Centro a partire da Benevento e dal Sannio, oggi provano a lenire la propria delusione sputando veleno e indignazione, s’affannano a richiamare la matrice clientelare del consenso raccolto in città e in provincia sul nome di Pellegrino. Insomma, la storia dell’uva e della volpe.

La verità è molto diversa. Clemente Mastella ha compiuto un vero capolavoro, ha dimostrato ancora una volta di essere un fuoriclasse, è stato chirurgico nella costruzione delle liste, ha condotto una campagna elettorale perfetta, coniugando il presidio dei territori con la capacità di tenere il centro della scena, lasciandosi corteggiare dalla destra prima, capitalizzando le frizioni con De Luca poi, ha perfettamente calibrato la propria strategia in funzione degli spazi che il meccanismo elettorale avrebbe concesso alla luce dell’astensione prevista. Una grande prova di intelligenza politica, l’ennesima.

Ma è chiaro che la vittoria è stata costruita innanzitutto nel Sannio, dove il consenso raccolto è andato ben oltre ogni previsione. Un consenso militarizzato, costruito casa per casa. Un voto di apparato, si direbbe. Dunque, per logica, clientelare. Non è così.

Quello per Noi di Centro nel Sannio è stato un voto di opinione, per quanto di apparato. Mastella ha perso ogni leva di gestione sul piano regionale da anni, sui territori ha perso molti riferimenti di peso, molti presidi di potere, ha subìto l’opa del centrodestra, in primo luogo di Forza Italia, quindi l’accerchiamento del Partito democratico. Ha gestito quel che ha potuto gestire, pagando un prezzo altissimo a partire dalla Provincia. Ai nastri di partenza, sul piano della gestione, era quello con meno polvere da sparare. Nel centrosinistra ha dovuto combattere contro il partito di De Luca, guidato dal figlio di De Luca, mentre dall’altra parte c’erano deputati e senatori, c’era la forza del governo.

Solo la metà del corpo elettorale attivo si sarebbe recato alle urne, quello costituito, appunto, dai cosiddetti apparati, da quei cittadini che si muovono all’ombra della politica, che hanno una motivazione diretta alla partecipazione.

Mastella ha scommesso sull’inadeguatezza dei suoi avversari sul territorio, ha compreso che il mercato elettorale era ampiamente scalabile, che la vittoria andava costruita sulla suggestione di un nuovo protagonismo nell’ambito di un nuovo assetto politico, posto che la destra avrebbe perso, posto che gli elettori vogliono vincere, posto che nessuno, nel Pd e nel centrosinistra sannita, è stato capace di prendere il suo posto in termini di leadership e di gestione.

Di qui la stima nei confronti di Roberto Fico, il più democristiano dei grillini. Di qui la spudorata indisponibilità, urlata mezzo stampa, a cedere alle lusinghe di Cirielli, di Giorgia Meloni, del centrodestra. Di qui il corpo a corpo a distanza con Vincenzo De Luca, di qui gli attestati di stima all’indirizzo di Gaetano Manfredi, vero architetto di questo campo largo. Agli occhi degli apparati Mastella è apparso il più credibile, il più affidabile. Perché anche gli apparati hanno un’opinione.

Ha stravinto con la forza della credibilità che discende dalla storia. Ha resistito e ha stravinto, candidando suo figlio, scommettendo sullo spirito di comunità. E’ semplicemente tornato dalla sua gente proponendosi, ancora una volta, come il garante di queste comunità. La sua gente si è guardata attorno e non ha visto alternative. Il resto, nel resto delle province, lo ha fatto con la sua intelligenza, con la sua capacità di saldare quote di consenso, di alimentare una prospettiva credibile.

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