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POLITICA

Regionali e centrodestra: certe verità le può dire solo Gianfranco Rotondi

Il deputato irpino, come tutti i veri democristiani, gode del coraggio della spudoratezza che gli consente di confessare verità inconfessabili, di sfidare il senso del grottesco: il centrodestra – ha detto – in Campania nemmeno se la gioca se De Luca e il Pd non rompono. Viceversa, forse può rientrare in partita. Forse, più no che sì per come è messo

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L’onorevole Gianfranco Rotondi, come tutti i veri democristiani, ha il dono prezioso della schiettezza, che si traduce nel coraggio della spudoratezza. Rotondi, con il sostegno di un eloquio raffinatissimo, è uno dei pochi riferimenti della politica nazionale capace di confessare l’inconfessabile ed è dunque uno dei pochi su cui fare affidamento quando si è alla ricerca di parole funzionali a mettere ordine nella confusione.

Volendo semplificare potremmo dire che Rotondi ha la capacità di vincere ogni imbarazzo, e questo è di grande aiuto per chi fa il nostro mestiere. Perché le sue parole finiscono sovente con il legittimare il grottesco. È accaduto anche pochi giorni fa, nella sua Avellino. In occasione di un forum dedicato all’autonomia differenziata Rotondi ha candidamente affermato che il centrodestra non ha alternative a muoversi in vista delle regionali in Campania giocando di rimessa, non ha alternative a confidare in una spaccatura tra il Partito democratico e Vincenzo De Luca, per provare a competere.

Insomma, nel corso di questi cinque anni la coalizione non è stata capace di esistere, nemmeno di mettere in campo una ipotesi sbiadita di alternativa, nonostante il gran numero di ministri e sottosegretari campani, nonostante la forza di un governo che sin dal primo giorno ha fatto la guerra a Palazzo Santa Lucia, nonostante le invettive di Giorgia Meloni, il blocco dei fondi coesione e via dicendo. Insomma, la confessione di un fallimento totale.

Il rimedio, come detto, potrebbe arrivare dalla spaccatura del centrosinistra e forse proprio per questo non si discute più, sul piano parlamentare, del tetto dei due mandati per governatori e sindaci. Il centrodestra campano, oggi, non è nelle condizioni di puntare alla vittoria ma può ragionevolmente sperare in una spaccatura del centrosinistra che potrebbe riaprire la partita. Perché non sta scritto da nessuna parte che un centrodestra nelle condizioni attuali riuscirebbe a spuntarla in una contesa a tre.

Anzi, in ossequio a quella che è la geografia del consenso sui territori questo centrodestra rischierebbe addirittura di arrivare terzo, perché oggi il governatore avrebbe la forza di raccogliere attorno a sé un esercito di amministratori ben più ampio di quello che la coalizione di governo sarebbe nelle condizioni di aggregare, perché anche senza De Luca il Pd resta di gran lunga il partito più forte sui territori.

Dunque se è vero quel che Rotondi ha confessato, il non detto, che nemmeno Rotondi può dire, è che quando la spaccatura tra il Pd e De Luca si consumerà per questo centrodestra sarà comunque troppo tardi.

Servirebbe un candidato di alto livello e servirebbe subito, ma un candidato di alto livello, nel contesto dato, non c’è e non ci può essere.

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