POLITICA
La lezione di Umberto
Umberto Del Basso de Caro avrebbe potuto candidare chiunque a Castelfranco in Miscano, evitando di esporsi come ha fatto, con la certezza di ottenere il medesimo risultato. Ha invece preferito scendere in campo in prima persona e lo ha fatto con l’entusiasmo di un novizio, mettendo a servizio la propria storia e il proprio lignaggio. De Caro ci ha ricordato che la politica è sì sangue e merda, ma è innanzitutto impegno, passione, ascolto
Ascolta la lettura dell'articolo
Sulla candidatura di Umberto Del Basso de Caro in quel di Castelfranco in Miscano ci siamo soffermati ormai diverse settimane fa, ricorrendo all’ironia, provando a giocare su scenari più o meno futuribili ma non del tutto fantasiosi. Oggi, ad una settimana dal voto che ha premiato, come nelle previsioni, il sindaco uscente Andrea Giallonardo, riconoscendo a De Caro un dignitosissimo 20,07 per cento, pari a 112 preferenze, torniamo sul punto con tutta la serietà di questo mondo.
Cominciamo innanzitutto col dire che il discorso pronunziato da De Caro in occasione del comizio di chiusura andrebbe sbobinato ed elevato ad insegnamento universale. Un discorso d’altri tempi, verrebbe da dire, un trattato enunciato a braccio sulla democrazia rappresentativa, sul valore della rappresentanza, sul primato della politica che trova alimento persino nell’ambizione della testimonianza, sul valore dell’appartenenza, del sacrificio.
Diciamola tutta, Umberto Del Basso de Caro avrebbe potuto candidare chiunque a Castelfranco in Miscano, evitando di esporsi come ha fatto, con la certezza di ottenere il medesimo risultato. Ha invece preferito scendere in campo in prima persona e lo ha fatto con l’entusiasmo di un novizio, con la spudoratezza di un militante alle prime esperienze, con il medesimo impegno che avrebbe profuso in una campagna elettorale per le politiche, per le europee, per le regionali. E questo è un insegnamento di straordinario valore, perché ci ricorda che la politica è certamente sangue e merda, per dirla con le parole di un grande socialista amico di De Caro, ma è innanzitutto impegno, passione, ascolto.
Certo, magari de Caro verrà eletto in assise provinciale nelle vesti di consigliere comunale di Castelfranco, magari questa candidatura di testimonianza troverà un senso politico ulteriore nei mesi a venire, di qui alle elezioni del nuovo Presidente della Provincia. Vedremo, ma il punto non è questo.
Il punto è che ogni candidatura, quando è figlia di una logica politica, quando trova genesi in una dimensione collettiva, quando risponde alla necessità di esserci, dunque di testimoniare, appunto, un’appartenenza, merita solo rispetto. E quando accade, come nel nostro caso, che un riferimento politico di tale lignaggio sacrifica la propria storia, il proprio nome, la propria esperienza al dovere dell’appartenenza allora ci si inchina e basta, mettendo da parte ogni altro giudizio, ogni altra considerazione.
Noi continuiamo a ritenere che in questi anni il Pd sannita ha perso enormi opportunità, continuiamo a ritenere che sui territori il partito potrà tornare a crescere e ad incidere sul piano del consenso solo accettando fino in fondo la sfida del rinnovamento. Questo, tuttavia, non ci impedisce di riconoscere nella candidatura di Umberto Del Basso de Caro a Castelfranco in Miscano la sublimazione del concetto di leadership. Perché un leader questo fa, se c’è da stare in trincea sta in trincea, se c’è da lanciare l’assalto è il primo ad uscire allo scoperto, se c’è da difendere il partito si difende, costi quel che costi.
De Caro lo ha fatto a Castelfranco, con la dignità che discende dall’autorevolezza. Clemente Mastella, che in queste settimane non ha certo risparmiato stoccate all’indirizzo di De Caro, sino a pronunciare invettive velenose nelle ore immediatamente successive allo spoglio, lo ha fatto in passato molte volte, per esempio candidandosi a sindaco di Napoli, ovvero a capolista alle regionali in Puglia, ottenendo sempre risultati scontati e tutt’altro che lusinghieri.
Anche quelle erano candidature di bandiera, ovvero di testimonianza. Candidature necessarie e persino di sopravvivenza, candidature, comunque la si voglia vedere, politiche nel senso più compiuto del termine, perché funzionali ad esercitare pensiero, a difendere un’identità. Esserci, a volte, è tutto ciò che conta.




