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POLITICA

Il Pd e le politiche: un papa straniero per il Sannio

Schlein punta a portare a Roma una rappresentanza grandemente rinnovata. Se per un verso al Nazareno si ragiona dell’opportunità di sbarrare la strada a sindaci e consiglieri regionali, con tutti i rischi che questa scelta comporterebbe, per altro si parte dal presupposto che laddove il partito appare logoro, come a Benevento, si dovrà puntare su nuovi candidati.

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Fino a che punto i luogotenenti sanniti del Partito democratico, tanto ossessionati da una possibile alleanza con Clemente Mastella, sono nelle condizioni di pianificare il proprio avvenire in vista delle elezioni politiche? La domanda non vuole affatto essere provocatoria, ma s’impone alla luce dei fatti.

In attesa di comprendere con quale sistema elettorale si andrà al voto al Nazareno si discute del metodo da individuare per la costruzione della proposta di rappresentanza per il prossimo Parlamento, sul presupposto che nel 2022 fece tutto Letta, premiando la vecchia guardia riformista. Insomma, se il campo largo punta a vincere le politiche del prossimo anno Schlein coltiva anche la legittima ambizione di imporre un profondo rinnovamento dei gruppi parlamentari. E se per un verso si ragiona sull’opportunità di sbarrare la strada a consiglieri regionali e sindaci, proprio perché la larga maggioranza della rappresentanza istituzionale ai livelli territoriali è riconducibile all’apparato, al partito che alle primarie premiò largamente Bonaccini, espressione di quel partito dei territori e dei notabili, per altro si insiste sulla necessità di svecchiare, di individuare nuovi profili da arruolare per le politiche.

Sul primo fronte ci si muove con grande prudenza, perché sindaci e consiglieri regionali, per quanto poco affidabili in termini di fedeltà, sono i veri depositari del consenso strutturato sui territori. Escluderli a monte dalla partita delle candidature potrebbe risultare molto pericoloso, le conseguenze potrebbero essere devastanti sia sul piano della tenuta degli assetti di potere locale, sia perché una decisione del genere potrebbe favorire la ribellione degli apparati sino a determinare le condizioni per una migrazione di massa, in primo luogo verso il nuovo centro che confusamente va prendendo forma.

Diverso, invece, il ragionamento sul secondo fronte. Laddove sopravvivono gruppi dirigenti deboli, laddove il partito è arretrato nel corso di questi anni e continua ad essere rappresentato da riferimenti estranei alla prospettiva di questo gruppo dirigente, laddove c’è la necessità di recuperare, il Nazareno è determinato ad intervenire favorendo nuovi protagonismi. E oggettivamente questa è la condizione che si rileva in provincia di Benevento, dove il Pd ha perso tutte le elezioni nel corso di questi anni, provinciali, amministrative e regionali, dove il partito continua ad arrancare in una logica di conservazione.

Non escludiamo affatto che in provincia di Benevento, così come ad altre latitudini, il Pd possa puntare, fra un anno, su candidati nuovi utilizzando, magari, le amministrative come grimaldello per portare alle estreme conseguenze il conflitto con i territori nel nome del campo largo, dell’unità della coalizione. Non lo diciamo noi, lo dice la logica.

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