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POLITICA

Politiche, con questa riforma Sannio e Irpinia spariscono

Seppure il Senato modificherà il testo della Camera introducendo le finte preferenze i collegi resteranno gli stessi definiti dal Rosatellum, i vecchi uninominali saranno semplicemente riassorbiti dai proporzionali.In tale quadro i candidati espressione di province più piccole verranno inevitabilmente fagocitati, nell’ambito di un sistema elettorale che premierebbe i capolista, sulla base di collegi che mortificano la logica stessa che dovrebbe sostenere la reintroduzione delle preferenze: quella del radicamento

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La maggioranza di Centrodestra si è liquefatta, alla Camera dei Deputati, sulla riforma elettorale. Segnatamente, come noto, sulla reintroduzione, a dire il vero posticcia, delle preferenze. Posticcia perché tutte le proiezioni confermano che la stragrande maggioranza di deputati e senatori, con le nuove regole, verrebbero comunque pescati tra i capolista, e solo una minima parte della rappresentanza risulterebbe eletta con le preferenze.

La Camera alla fine ha approvato la riforma che a Settembre sbarcherà in Senato dove non è previsto il voto segreto. In quella sede gli emendamenti bocciati dai franchi tiratori di maggioranza alla Camera verranno ridiscussi e si vedrà quel che accadrà, sul presupposto che da Forza Italia e Lega arrivano segnali tutt’altro che distensivi.

In punto politico è accaduto qualcosa di devastante, perché all’indomani della prima bocciatura sulle preferenze, già bastevole per conclamare la crisi secondo grammatica democratica, si è registrata la prima inedita quanto spudorata saldatura tra Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale, che ha ulteriormente acuito la frattura con Lega e Forza Italia aprendo, di fatto, a scenari sino a poche settimane fa inimmaginabili.

Il punto vero è che Tajani e Salvini non sono più in grado di contenere i rispettivi gruppi parlamentari, costituiti in buona parte da senatori e deputati che molto difficilmente avranno la possibilità di riconquistare il seggio, e sono di fatto dei leader commissariati, il primo da Marina Berlusconi, il secondo dalla Lega dei governatori. Meloni sa di non potersi più fidare e quindi ha trovato logico ricercare la saldatura con Futuro Nazionale assecondando il richiamo della foresta, la necessità di non scoprirsi a destra.

Maindipendentemente da quelle che saranno le evoluzioni del quadro politico, indipendentemente da ciò che sarà del centrodestra, ci pare utile, in questa fase, ragionare sulle le ricadute della riforma sui territori, preferenze comprese.

Spariscono i collegi uninominali e si torna a un impianto interamente proporzionale, corretto da un premio di maggioranza, palesemente incostituzionale, che scatta solo sopra il 42% dei voti validi e riconosce il 59% dei seggi, poco meno di quelli che servono per ottenere una maggioranza assoluta, la stessa che, per capirci, avrebbe consentito al centrodestra di approvare la riforma della giustizia evitando il referendum, la stessa che servirebbe per eleggere il Presidente della Repubblica nei primi tre scrutini.

Se nessuna coalizione raggiunge questa soglia il premio non scatta, la ripartizione dei seggi resta puramente proporzionale tra le liste che hanno superato lo sbarramento. Che è del tre per cento a livello nazionale per i singoli partiti e del 10 per le coalizioni, che dovranno indicare prima del voto il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio.

Venendo alle preferenze gli emendamenti bocciati alla Camera, che verranno ridiscussi in Senato, riconoscono ad ogni partito un capolista bloccato in ogni collegio, scelto direttamente dai partiti e non sottoposto al voto di preferenza. Accanto al capolista, altri sei candidati per collegio sarebbero invece eleggibili tramite preferenza diretta degli elettori, e l’elettore potrebbe esprimere fino a tre preferenze nel rispetto dell’alternanza di genere.

Il punto è che i collegi resteranno gli stessi definiti dal Rosatellum, i vecchi uninominali saranno semplicemente riassorbiti dai proporzionali. Dunque, per stare alle cose di casa nostra, i collegi di riferimento sarebbero Benevento – Caserta e Avellino Salerno. Ed è banale considerare che un candidato irpino o sannita, per quanto forte e radicato sui territori di riferimento, difficilmente potrebbe riuscire a competere con un candidato espressione della provincia di Salerno o di Terra di Lavoro, altrettanto forte e radicato.

I candidati espressione di province più piccole verranno inevitabilmente penalizzati, nell’ambito di un sistema elettorale che premierebbe i capolista, scelti direttamente dalle segreterie dei partiti in ossequio alla logica della fedeltà, sulla base di collegi che mortificano la logica stessa che dovrebbe sostenere la reintroduzione delle preferenze, quella del radicamento. 

Si dirà che la rappresentanza dei territori più leggeri in termini elettorali potrà essere garantita attraverso accordi interni alle singole forze politiche, ma questo avverrà solo laddove quei territori dovessero esprimere un peso politico sufficiente a piegare la logica del consenso, della convenienza. Non è questo il nostro caso.

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