ECONOMIA
Spopolamento e servizi, i vescovi a Benevento: serve nuova attenzione alle Aree interne
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Ascoltare i territori, mettere in comune le esperienze, provare a costruire nuove prospettive per le comunità delle Aree interne. È questo il filo conduttore dell’incontro dei Vescovi che da questa mattina tornano a riunirsi a Benevento, al Centro La Pace.
Una trentina i sacerdoti arrivati da diverse regioni italiane per confrontarsi sulle grandi trasformazioni che attraversano i territori più fragili del Paese: lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione, la carenza di servizi e infrastrutture, ma anche quelle risorse umane e quelle reti di relazione che continuano a rappresentare una ricchezza.
Un appuntamento che si rinnova dal 2021, nato proprio dall’intuizione dell’allora Arcivescovo di Benevento, Felice Accrocca.
Quest’anno, però, l’incontro assume anche un significato particolare: è il primo per il nuovo Arcivescovo di Benevento, Michele Autuoro: «Per me è la prima volta e questo è molto utile, perché mi aiuta ancora di più a entrare nel discorso delle Aree interne, che è una caratteristica del territorio di questa Arcidiocesi che mi è stata chiesta di servire.
Quest’anno l’incontro vuole innanzitutto fare il punto sul cammino fatto a partire dal 2021, ma anche sul cammino da compiere. E soprattutto questo cammino sarà sempre più un cammino di tutta la Chiesa italiana.
La CEI vuole mettere in campo anche un osservatorio permanente sulle tematiche e sulle problematiche delle Aree interne, perché ci sia un’attenzione non solo sul piano pastorale, ma anche sulle progettualità e sullo sviluppo».
Un percorso che lo scorso anno aveva portato anche alla firma di una lettera aperta al Governo e al Parlamento, sottoscritta da 141 tra Cardinali, Arcivescovi, Vescovi e Abati. L’obiettivo: cambiare la narrazione delle Aree interne, sostenere le buone pratiche già presenti e creare le condizioni per un “ripopolamento delle idee”, prima ancora di quello demografico.
Ma quali sono oggi le emergenze più urgenti? «Certamente le infrastrutture – sottolinea Autuoro. Io stesso, non guidando e non avendo la macchina, sono legato ai mezzi di trasporto e mi sono sentito già abbastanza isolato. Poi ci sono i numeri dello spopolamento: quando nei piccoli centri vengono meno 60-70 persone ogni anno, sono numeri non secondari. Ci sono le scuole, le pluriclassi, i ragazzi costretti a spostarsi anche parecchio. E poi la questione degli anziani e dell’assistenza domiciliare. I fondi sono sempre pochi e anche l’assistenza sanitaria necessita di un’attenzione particolare».
Tra memoria e futuro è il titolo della prima sessione dei lavori. A guidarla idealmente, anche l’esperienza di chi questo appuntamento lo ha fatto nascere.
Felice Accrocca, oggi Arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, torna a Benevento per confrontarsi con gli altri Presuli sulle sfide ancora aperte: «Certamente c’è un’emergenza infrastrutturale e questo continua a penalizzare i centri più lontani e periferici.
Bisognerebbe rovesciare la piramide, partire dalle periferie e andare verso i grandi centri. Ma per questo occorre una politica forte.
Non può continuare a fare da padrone unicamente la quota pro capite, perché così le Aree interne restano doppiamente penalizzate: hanno poche risorse perché hanno poche popolazioni, ma a livello infrastrutturale hanno molte più spese».
Una questione che, per Accrocca, non riguarda soltanto la politica e le istituzioni. Perché lo spopolamento finisce inevitabilmente per interrogare anche la Chiesa: «Se poi un centro si spopola, che pastorale vuoi fare ai muri? Da questo punto di vista le interconnessioni sono molte. Ma serve anche la partecipazione. Se cala la partecipazione c’è un deficit democratico, ed è pericoloso.
È necessario aumentare la coscienza critica e la partecipazione delle popolazioni. Altrimenti, quando cala la partecipazione democratica, è un segnale pessimo», conclude Accrocca.
Nel pomeriggio di continua con la tavola rotonda dedicata all’ascolto dei territori e allo scambio delle buone prassi. Domani, dopo il confronto nei gruppi e in plenaria, sarà il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, a concludere i lavori con una riflessione sulle nuove prospettive per continuare questo cammino. Un cammino che, dalle singole diocesi, punta ora a diventare sempre più una responsabilità condivisa dell’intera Chiesa italiana.



