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POLITICA

Mastella, il Pd e il rischio di un sindaco Mangiafuoco a Benevento

Il sindaco di Benevento commetterebbe un enorme errore nel ritenere, alla luce degli equilibri emersi alle provinciali, di avere la strada spianata in vista degli appuntamenti elettorali del prossimo anno, magari ricercando conforto nelle vittorie ottenute alle regionali dello scorso anno. Ecco perché

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Nino Lombardi, lo sapete, è stato riconfermato Presidente della Provincia di Benevento. Il sindaco di Faicchio, fascia azzurra uscente, ha sconfitto Claudio Cataudo, sindaco di Ceppaloni, raccogliendo il 64,9 per cento dei voti, ovvero 56.821 voti ponderati contro i 30.939 del suo avversario. Venendo all’affluenza si registra un sensibile incremento rispetto a quattro anni fa. Allora si recarono al voto 745 amministratori su 935, stavolta sono stati 813.

In punto politico la riconferma di Lombardi certifica l’egemonia mastelliana nel Sannio sul piano della rappresentanza istituzionale, conferma l’incapacità del centrodestra di andare oltre la propria marginalità e l’impotente subalternità di un Pd ormai afono e acefalo, privo di leadership e classe dirigente, orfano, ormai da molti anni, di una linea politica che vada oltre l’antimastellismo.

Attenzione però, perché le elezioni provinciali coinvolgono esclusivamente sindaci e consiglieri comunali. È la casta che vota la casta e non c’è, non può esserci nessun dato politico. La pretesa di ricercare nell’esito di una contesa di secondo livello indicazioni credibili per provare a leggere la geografia del consenso sui territori, magari in vista di elezioni politiche o amministrative, può appartenere solo a chi non sa di che parla o a chi ha interesse a far passare una certa lettura.

Intendiamoci, Mastella ha ragione quando punta il dito contro la miopia dei dirigenti sanniti del Pd, rei di aver sostenuto, nell’equivoco, il candidato del centrodestra con il solo obiettivo di determinare la sconfitta di Lombardi. Ma commetterebbe un enorme errore nel ritenere, alla luce degli equilibri emersi alle provinciali, di avere la strada spianata in vista degli appuntamenti elettorali del prossimo anno, magari ricercando conforto nelle vittorie ottenute alle regionali dello scorso anno.

Siamo ormai proiettati in una nuova fase politica, fra pochi mesi Mastella non sarà più sindaco di Benevento e in un modo o nell’altro calerà il sipario su di una stagione, si chiuderà definitivamente un ciclo. In questi anni Mastella ha costruito la propria egemonia sulla contrapposizione con il Pd, coltivando il dualismo con De Caro, il corpo a corpo con un gruppo dirigente arrivato al capolinea, con un partito, eccoci al punto, condannato a cambiare pelle nei mesi a venire.

Un Pd rigenerato, libero dal peso del passato, capace di esprimere una nuova leadership e di rivendicare il proprio ruolo guida nel campo largo anche sui territori, rappresenterebbe un gigantesco problema per il sindaco di Benevento, per il suo Casato, per il suo partito. Perché se viene meno il contrappeso viene meno anche il peso.

L’idea che Mastella, fra un anno, possa vincere da solo a Benevento si regge sul presupposto che il Pd continui ad essere quel che è stato fino ad oggi.

Il punto è che esiste una enorme domanda di cambiamento che, si badi, non coincide con un giudizio negativo sull’operato di questa amministrazione, non nasce dalle vicende giudiziarie che hanno segnato gli ultimi mesi, ma dalla silente quanto diffusa consapevolezza che la città, e con la città i territori, avrebbe bisogno di un nuovo corso, di una nuova stagione, di nuove parole e di una nuova visione. Di nuovi sguardi e di nuovi protagonismi.

Un Pd rigenerato non individuerebbe in Clemente Mastella il nemico da abbattere ma un interlocutore necessario, con cui dialogare alla luce del sole, tenendo insieme la dimensione politica, quella regionale e quella amministrativa. Un Pd in grado di accettare la sfida del rinnovamento necessario, con la dovuta autorevolezza e la dovuta credibilità, chiudendo ogni spazio ad equivoci e ricatti, costringerebbe Mastella a ripensare la propria strategia, a rinunciare all’ambizione della conservazione, a porsi a servizio del nuovo campo largo ovvero a rompere, per cercare nuove quanto improbabili vie di sopravvivenza. Anche perché Mastella non ha la forza di imporre le proprie condizioni a Fico e al centrosinistra regionale nella stessa misura in cui non ha la forza di imporle al Nazareno o a Gaetano Manfredi.

Ferma restando la palese inadeguatezza di questo centrodestra, il vero tappo che in questi anni ha cristallizzato le dinamiche politiche nel Sannio, mettendo Mastella nelle condizioni di dettare legge, è stato il Pd di De Caro che ha sistematicamente rifiutato di alimentare qualsiasi prospettiva di campo largo sul presupposto che nessuna alleanza con Mastella sarebbe stata possibile. Una tesi fondata sul livore ma non sulla politica, sulla sete di vendetta e non sulla logica.

Le provinciali non hanno fatto altro che confermare il fallimento, in realtà già ampiamente consumato, di questo Pd e di questa classe dirigente. E hanno ulteriormente alimentato quella domanda silente di cambiamento che attende solo di essere soddisfatta e che un Pd rinnovato avrebbe il dovere di alimentare coltivando una prospettiva testardamente unitaria di campo largo che sui territori, evidentemente, imporrebbe il dialogo anche con Mastella. Che in questa prospettiva non sarebbe più artefice del proprio destino, non avrebbe argomenti per legittimare una rottura, non avrebbe argomenti per sparigliare.

Nel caso in cui, viceversa, il Partito democratico sannita dovesse mancare anche questa volta l’appuntamento con il cambiamento, qualora, per qualsiasi ragione, questo gruppo dirigente dovesse continuare e tenere le redini del partito nell’indifferenza del Nazareno, Mastella avrebbe gioco facile a fare all in su Palazzo Mosti, serrando i ranghi del suo sistema di potere, scegliendo la via della conservazione, coltivando la sola ambizione di vincere per vincere. Anche candidando Mangiafuoco.

 

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