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POLITICA

Le fiamme di Airola nel mondo perduto

Le polemiche di questi giorni si dissolveranno con il procedere dei giorni e a dirla tutta non ha nemmeno molto senso provare a ragionare sulle responsabilità della politica e delle istituzioni locali o regionali, perché in fin dei conti, che si discuta di rifiuti o di sanità, di acqua o di depurazione, della devastazione ambientale mascherata da transizione ecologica, ricercare le responsabilità nel cortile di casa equivale a guardare il dito dimenticando la luna

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Nel giro di pochi giorni anche il rogo di Airola sarà solo uno sbiadito ricordo, così come sistematicamente accade ogni qualvolta un disastro ambientale, di qualsiasi natura, scuote la nostra quotidianità. Non è colpa di nessuno, è l’irrinunciabile necessità di rimettere ordine rimuovendo. Nel caso specifico, superata la burrasca dell’emergenza contingente, ci penseranno eventualmente le aule di Tribunale, nel corso degli anni, a mettere un punto.

Le polemiche di questi giorni si dissolveranno con il procedere dei giorni e a dirla tutta non ha nemmeno molto senso provare a ragionare sulle responsabilità della politica e delle istituzioni locali o regionali, perché in fin dei conti, che si discuta di rifiuti o di sanità, di acqua o di depurazione, della devastazione ambientale mascherata da transizione ecologica, ricercare le responsabilità nel cortile di casa equivale a guardare il dito dimenticando la luna. Le responsabilità soggettive vanno ricercate ed individuate, come detto, nelle aule di Tribunale.

Ma il dato di fondo è che la questione ambientale non riguarda questo o quel territorio, non può essere affrontata e letta in funzione degli eventi che segnano la contingenza di un determinato contesto. Dovrebbe, piuttosto, essere riconosciuta per quel che è: la vera sfida di questo tempo, una sfida che dovrebbe essere affrontata sul piano nazionale, ovvero europeo, programmando immani investimenti funzionali ad obiettivi strategici ineludibili, andrebbe affrontata investendo sulla conoscenza di cui disponiamo e su quella che di cui ancora non disponiamo, mettendo radicalmente in discussione l’agenda che questo tempo buio impone.

Contestiamo giustamente le politiche europee degli ultimi decenni che hanno determinato un disastro produttivo senza precedenti, producendo milioni di nuovi disoccupati, minato le fondamenta di economie solidissime sino a corrodere quelle di sistemi democratici che oggi appaiono destinati ad implodere, travolte dallo sgomento dei popoli, in un mondo in guerra.

Rincorriamo nuove politiche di riarmo, inseguiamo il medesimo schema che un secolo fa ci condusse alla barbarie, inevitabilmente rincorriamo soluzioni immediate, perché la gente non ce la fa, perché l’economia è al collasso, perché il mondo sarà pure diventato più piccolo, globale, ma in fin dei conti nulla è cambiato.

E nella stessa misura in cui nessun governo può governare volgendo lo sguardo al futuro remoto, per quanto ineluttabile, nessun sindaco, nessun presidente di Regione può fare altrettanto. Dunque percorrere la via giusta vuol dire sfidare la logica del consenso, la logica democratica che come detto corrode la democrazia. Siamo dentro questa crisi epocale, una crisi che ha già messo in discussione la nostra visione di mondo. Il disastro di Airola è solo un episodio, persino insignificante, di questo progressivo disfacimento di senso.

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