Ieri pomeriggio presso la Sala
del Centenario del Convento della Madonna delle Grazie di Benevento
si è tenuto un interessante e partecipato incontro su “Armida
Barelli: una santità laicale”,
promosso dall’Arcidiocesi
di Benevento, dall’Azione Cattolica diocesana, dalla Provincia “S.
Maria delle Grazie” dei Frati Minori del Sannio e dell’Irpinia e
dal Laboratorio per la felicità pubblica.
All’iniziativa è intervenuto Ernesto Preziosi, storico e Vice
Postulatore della causa di beatificazione (avvenuta il 30 aprile
scorso) della fondatrice della Gioventù Femminile di Azione
Cattolica e cofondatrice dell’Università Cattolica del Sacro
Cuore. Sulla figura di Armida Barelli, Preziosi ha realizzato un bel
libro dal titolo: “La zingara del buon Dio”.
Ha
presieduto i lavori S.E. Mons. Felice Accrocca Arcivescovo di
Benevento che al termine ha celebrato in Basilica una messa di
ringraziamento per la beatificazione della Barelli: “Una donna
vigilante, aperta alla storia”.
Nell’introdurre
l’incontro Ettore Rossi, Coordinatore del Laboratorio per la
felicità pubblica, ha ricordato il profilo originale della Barelli
di una santità laicale che ha servito un grande progetto di
emancipazione femminile e di ritorno di cattolici formati nella
società italiana a partire dai primi decenni del secolo scorso: “Una
figura attuale e di esempio anche per l’oggi”.
Il
Prof. Ernesto Preziosi ha sottolineato che “è stata una donna di
grandissimo rilievo, tra le figure più importanti del movimento
cattolico italiano, ma rispetto alla quale vi è stata una
dimenticanza da parte della storiografia. Ecco la scelta di scrivere
un libro e tutte le iniziative correlate per farla conoscere di più.
La Barelli ha davvero un posto importante nella storia del Novecento.
Pensiamo poi al suo impegno, insieme con Padre Gemelli, per la
nascita e la crescita dell’Università Cattolica: un luogo dove i
cattolici potessero formarsi per essere classe dirigente del Paese”.
Lo storico ha spiegato quanto la sua azione abbia avuto effetto sulla
vita e sul costume dell’Italia.
Preziosi
ha ricordato il suo impegno per una formazione sociale e politica
delle donne quando esse ottengono il diritto di voto, all’indomani
della seconda guerra mondiale, al fine di costruire la democrazia.
Armida Barelli riesce a
realizzare tante opere perché ha una forte fede, vissuta dentro la
modernità del Novecento, una fede diversa. Ha scritto Papa Francesco
nella prefazione al libro che essa ha agito con “una fedeltà non
prona ma in piedi
alla Chiesa e ai suoi pastori”.
“Un
modello di una donna laica ma santa da proporre anche alle nuove
generazioni”.
È
intervenuto poi il Presidente dell’Azione Cattolica diocesana
Vincenzo Mastronardi che ha espresso l’orgoglio per una figura che
ha inciso in maniera notevole nella vita dell’associazione.
Molto
appassionato è stato anche l’intervento di Fr. Lino Barelli,
pronipote della beata, che ha ricordato il suo rapporto ricco di
affetto con lei e l’ambiente familiare in cui è vissuta.
È
intervenuto anche Padre Antonio Tremigliozzi, Ministro provinciale
dei Frati Minori del Sannio e dell’Irpinia, che ha sottolineato che
Armida Barelli era, tra le altre cose, una terziaria francescana per
cui le sue opere di carità sono connotate da questa spiritualità.