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Soreca (Radici): “Il sindaco rompa il silenzio. La città non può essere abbandonata a se stessa”

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“Le dimissioni dell’assessore De Nigris nella loro motivazione sembrano essere così semplici quanto contorte, in quanto sarebbe stato fisiologico, proprio con la ratifica delle dimissioni del Sindaco, lo scioglimento dell’Amministrazione tutta. Un balzo in avanti che potrebbe far pensare che De Nigris, in vista di un ritiro delle dimissioni da parte di Mastella e di un sicuro rimpasto tra assessori, abbia potuto considerare l’ipotesi di non essere riconfermato ed evitare, così, una eventuale “offesa politica”, anche se tra le tante ipotesi non manca chi fa riferimento ad altri e ben diversi motivi da quelli dichiarati”. Lo scrive Valentino Soreca, referente regionale dell’associazione ‘Radici International’.

“Ma queste dimissioni, nella loro vaghezza, portano a fare altre riflessioni, proprio nel richiamo alle eventuali dimissioni del Sindaco che, alle porte delle elezioni regionali, ancora sembra che debba decidere da che parte schierarsi e con chi schierarsi.

Di riconosciuto spessore politico ma anche di venerabile età non può certo pensare di comunicare all’ultimo minuto cosa intende fare da grande.

E’ doveroso da parte sua, ancor prima di fare la conta della maggioranza, fare chiarezza all’interno ed all’esterno della stessa, affinché ogni voto, favorevole o contrario, sia un voto informato.

Da quello che si vocifera, ha avuto consultazioni con tutti gli interpreti della politica che conta, finanche con Salvini. Quello che racconta ed aggiunge “radio scarpa Benevento” è che da nessuno dei consultati avrebbe ricevuto le risposte precise, attese o desiderate.

Trincerato nel silenzio, non solo attraverso gli organi di informazione, – prosegue Soreca – è dal 27 gennaio che non comunica con la città, attraverso la sua pagina Facebook. Una pagina rumorosamente silente che non ha concesso, a quei cittadini che ieri avrebbero voluto porgergli l’augurio di buon compleanno, di interloquire con lui.

Una situazione generale che non si addice ad un buon leader o sindaco che si voglia. Mai in passato si era verificato che Mastella si fosse fatto mettere a tacere da qualcosa o da qualcuno, in tutta la sua carriera politica.

Cittadini abbandonati alla mercé di auto-referenziati evangelici profeti politici che, con cadenza quasi giornaliera, insistentemente, come annunciatori dell’apocalisse, fanno riferimento ad un imminente Armageddon, proveniente dalle stanze del severo palazzo dove risiede la Legge.

Vada per il coup de théâtre delle dimissioni protocollate di domenica e raccolte a casa sua, vada per la nascita di nuovi gruppi consiliari o per la sequenza delle dimissioni, che assessori, presidenti di commissioni comunali e componenti di consulte hanno presentato negli ultimi giorni, ma non può essere giustificato il silenzio di chi si è proposto ed è stato speranzosamente indicato come guida e primo cittadino. Non ci si può ricordare del cittadino solo quando gli si chiede di essere a pranzo o per chiedergli il voto.

Un sindaco che comunica la sua esistenza con la firma sull’Ordinanza per la chiusura delle scuole ma, come ribadito, assente per tutto il resto. Una situazione insostenibile della quale la città sicuramente è stanca e la protesta già si eleva attraverso rappresentanti politici o di comitati ed associazioni e questa insostenibile collocazione nel limbo si lamenta forte nei commenti della strada.

Una situazione alla quale si chiede di porre un basta! Il Sindaco stia a contatto con la città fino a quando non decide definitivamente di dimettersi e lo sia ancora più se nei suoi pensieri vi è una piccola o remota possibilità di ritirare le dimissioni.

Con la sua fredda firma sotto l’ultima ordinanza, senza neppure comunicarla e discuterla sulla sua pagina Facebook come era solito fare, da l’impressione come se volesse punire il Popolo innocente, evitandone ogni rapporto e confronto.

Ritornerà sulla sua decisione? Non ritornerà? Si andrà al voto anticipato? Si affronterà un lungo e paralizzante commissariamento? La città non può e non deve, come nel saggio detto che recita di “asini litigiosi e varrili danneggiati”, subire lo stato emotivo nel sentirsi isolata ed abbandonata a se stessa.

Non sia reticente, dica alla gente chi, come e perché ha causato questo stallo e se davvero esistono dei responsabili, – conclude Soreca – non lasci la parola alle fantasie popolari o alle illazioni indiscriminate ancora per lungo tempo ma faccia chiarezza ed innanzitutto i nomi”.

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