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CRONACA

Doping, il Tribunale di Benevento archivia il procedimento contro Lucioni e Giorgione

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“Non sussistono elementi sufficienti per dimostrare che gli indagati abbiano agito con la consapevolezza di alterare le prestazioni sportive con l’assunzione della sostanza vietata Colestebol metabolita”. Così il Tribunale di Benevento mette la parola fine sull’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica del capoluogo sul caso doping legata all’ex capitano del Benevento Calcio, Fabio Lucioni, e all’ex medico sociale Walter Giorgione, difeso dall’avvocato Vincenzo Sguera.

Il Gip Giuliano Giuliano, accogliendo anche le richieste del procuratore aggiunto Giovanni Conzo, ha archiviato il procedimento perchè “gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio”. I due erano accusati del reato di utilizzo o somministrazione di farmaci o di altre sostanze al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti.

Come si ricorderà, il 6 ottobre del 2017 scattarono gli accertamenti dei Nas nelle sedi del Benevento Calcio, negli uffici di via Santa Colomba, allo stadio “Vigorito” e nel centro sportivo di Paduli, tesi alla verifica dell’eventuale presenza di medicinali illeciti e delle documentazioni. Le attività di indagine, secondo il giudice, non hanno consentito la raccolta di chiari indizi, sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio nei confronti degli indagati.

In particolare non sono emersi elementi sufficienti per dimostrare che il calciatore e il medico abbiano agito con la consapevolezza di alterare le prestazioni sportive attraverso l’assunzione della sostanza vietata. I due, infatti, nel corso dell’inchiesta sportiva hanno sempre dichiarato che l’intervento del sanitario, mediante l’utilizzo della pomata, era finalizzato alla cura di un escoriazione riportata da Lucioni durante gli allenamenti ricadenti 4 giorni prima dell’incontro di calcio Benevento-Torino del 10 settembre 2017.

Secondo i magistrati le per risultanze investigative non hanno evidenziato comportamenti a carico degli indagati finalizzate a modificare i risultati dei controlli e sul ricorso a pratiche vietate. I fatti addebitati, inoltre, furono occasionali, fortuiti ed isolati.

L’utilizzo del farmaco, dunque, era giustificato da condizioni patologiche del calciatore, infortunatosi durante la fase di preparazione atletica: l’ex difensore giallorosso, infatti, aveva raccontato ai magistrati sportivi che lo spray cicatrizzante contenente il Clostebol Metabolita (ovvero il “Trofodermin”) gli era stato somministrato dal medico sociale, in una sola occasione, al termine di una seduta di allenamento per curare una ferita alla gamba che stentava a rimarginarsi.

Il mancato rispetto della procedura informativa è stata valutata e sanzionata dagli organi sportivi con la squalifica di un anno, poi ridotta, con il calciatore che tornò in campo con la maglia del Lecce e proprio contro il Benevento Calcio in un match valido per la Serie B.

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