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ECONOMIA

Tra calcio, economia e imprenditoria. I ricordi di Gian Raffaele Cotroneo: “La gioia più bella? La promozione in C2”

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Esistono domande che vanno fatte anche se hai già la risposta. Anzi, proprio per questo: perché hai voglia di sentirla quella risposta. Poche settimane ancora e saranno trascorsi trent’anni dal 1 maggio del 1994: una Città vestita a festa, il Santa Colomba finalmente stracolmo di gente e di entusiasmo. E poi un’immagine che nessuno dei presenti mai dimenticherà: un elicottero che atterra in campo, non distante dalla Sud. Ne scende un uomo ormai prossimo agli ottanta: occhiali da sole, un cappello rosso e una sciarpa quasi completamente gialla al collo. Quel giorno la Strega saluta il dilettantismo: si torna in Serie C. Serie C2, per dirla bene. “Se penso alle mie attività, il ricordo più bello è quello”. Lo sapevamo. Perché su quell’elicottero c’era suo zio, Mario, ‘il Patron’ giallorosso. E’ Gian Raffaele Cotroneo il protagonista della nostra domenica. Un passato da Presidente del Benevento Calcio e della Banca del Lavoro e del Piccolo Risparmio. Ma anche del Rotary. E ancora: da imprenditore. Per la verità lo è tuttora: “Mi divido tra il ruolo di pensionato e la mia impresa agricola”. Fermarsi mai? “Occorre sempre fare qualcosa”. Per chi nasce il 29 di febbraio, d’altronde, il rapporto con il tempo che passa non può risolversi nell’ordinarietà.  Li chiamano leapers: i saltatori. “Ma quest’anno ho potuto festeggiare nel giorno della mia nascita”.  Quante volte le è capitato? “Diciassette, siamo vicini alla maggiore età”

Tra tante credenze e storie si dice che i ‘bisesti’ siano persone particolarmente eccentriche: di lei invece si parla come di una persona riflessiva, paziente: è l’eccezione?

“Oggi magari è così. Ma i temi della gioventù sono stati anni di fibrillazioni”

Gioventù trascorsa a Benevento

“Al centro storico, il mio quartiere. Altri tempi, non c’erano tutte le occasioni di divertimento che esistono ora. E inoltre a noi bastava poco per divertirci. E comunque quella che oggi si chiama ‘movida’ era dislocata altrove: ci si ritrovava al viale degli Atlantici, in via Perasso. Il corso Garibaldi era delle auto”.

Lei resta una delle personalità più note di Benevento: il calcio, gli anni trascorsi ai vertici della Banca del Lavoro e del Piccolo risparmio, l’impegno nel Rotary, le attività imprenditoriali. Quale ricorda con più piacere delle tante vesti che ha indossato?

“Se ne devo scegliere una, scelgo il Benevento Calcio. Anche se poi sono state poche le gioie sportive e diverse le delusioni”.

Partiamo dalle gioie: la più grande?

“Beh, la vittoria del campionato. Ed è stata la gioia più bella perché è stata una gioia condivisa. Con la famiglia e con l’intera Città. Chi c’era non ha dimenticato quei momenti, quell’entusiasmo. Sono trascorsi trent’anni ma ancora per strada me ne parlano. D’altronde certe date ti restano dentro. Se chiedi a qualcuno che ha vissuto da tifoso quegli anni di sicuro ti saprà raccontare qualcosa della giornata in cui vincemmo il campionato o in cui festeggiammo la promozione”.

E’ rimasto in contatto con qualche protagonista di quella fantastica cavalcata?

“Devo dire con tanti. Ma il primo che mi viene in mente è ovviamente Franco Bottalico che da qui non è andato più via: si è beneventanizzato. E comunque anche coi calciatori delle stagioni seguenti, quelle finite male, sono rimasto in contatto”.

Grandi delusioni: Avellino e Lecce

“La verità: sono stati momenti terribili quelli seguiti alle finali perse con la Turris e con il Crotone. Non tanto per la sconfitta in sé ma per la mancata gioia. Mi sarebbe piaciuto condividere con la Città anche il ritorno in terza serie. Ci abbiamo provato”.

Mai pensato di tornare?

“Posso rispondere con un aneddoto?”

Prego

“Provai più volte, da presidente, a coinvolgere l’avvocato Mazzoni: “Venga a darci una mano con la società”. Sa cosa mi rispondeva: “Un giorno comprenderà”

E lei ha compreso

 “Eh sì. Diciamo che è facile entrare nel mondo del calcio. E’ uscirne che è decisamente complicato”

 E a quel punto non si torna più indietro. Il rapporto con i presidenti che sono arrivati dopo?

“Sempre cordiali. E’ che si instaura una sorta di solidarietà. Solo chi diventa presidente di una società di calcio può comprendere i sacrifici compiuti da chi c’era prima di lui. E non le sto parlando degli investimenti economici ma di energie, di tempo sottratto ad altro, di tensioni”.

Per quanto importante e indimenticabile il calcio resta una parentesi del suo trascorso. Ci sono i tanti anni trascorsi con la Banca che le hanno pure dato l’occasione di guardare da un punto di vista privilegiato l’economia beneventana

“E’ così. E purtroppo devo dire che le problematiche negli anni sono andate sempre ad aumentare. Le difficoltà che incontra chi vuole fare imprenditoria sono enormi. Tutto il settore del terziario annaspa da tempo”.

Cosa non ha funzionato?

 “Penso siano state assunte scelte politiche sbagliate. Si è inseguito il tentativo – rivelatosi vano – di industrializzare Benevento quando le energie e le risorse andavano concentrate su altro: sull’agricoltura e sul turismo”.

La stessa obiezione la mosse nella sua intervista l’onorevole Roberto Costanzo

“Davvero? Si vede che stiamo invecchiando insieme”

A proposito di politica: come ha fatto a restarne fuori?

“L’impegno politico per la verità non è mancato ma è rimasto circoscritto a quando ero ragazzo, alla mia militanza nella Gioventù Liberale, in continuità con quella che era la tradizione familiare”.

Anche negli anni seguenti, però, non saranno mancate la proposte di candidatura

“La politica si rivolge alla società civile sempre il momento dopo il proprio fallimento. Qualche candidatura mi è stata proposta ma sempre quando si trattava di sciocchezze. Per le questioni importanti, invece, no. E comunque ogni qual volta si sussurrava il mio nome iniziava la gara a boicottarlo”.

E comunque, per tornare alle difficoltà del fare impresa a Benevento, la sua famiglia non si è tirata indietro: è stato un investimento importante quello per ri-valorizzare Masseria Roseto Cotroneo

“E’ rinata. Ed è giusto così: è un luogo di storia e di leggende. Antonio Mellusi nel suo libro “L’origine della Provincia di Benevento’ racconta che qui si radunarono le truppe garibaldine. La leggenda, invece, vuole che qui si combattè la battaglia che vide morire Manfredi. E’ stato bello ristrutturarla e penso che oggi sia motivo di vanto per l’intera Città. Anche se resta valido il Nemo propheta in patria. E quindi confermo le difficoltà del fare impresa nel Sannio: è più apprezzata ad Avellino, o nel Napoletano e nel Molise che qui”.

C’è un’altra sede storica che la riguarda personalmente: è ancora alla guida del ‘San Filippo Neri’?

“Sì ed è un mio grande cruccio. Vorrei risollevare le sorti dell’Ente, riportarlo in vita. Ma è una partita complicata, anche se qualcosa ultimamente ha cominciato a muoversi”.

Siamo sempre lì: è tutto un po’ complicato

“E sì. Diciamo che Benevento è una città che sonnecchia, servirebbe una bella svegliata”.

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