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POLITICA

L’istituto delle dimissioni è sparito dalle mappe politiche, anche a Benevento

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L’istituto delle dimissioni è sparito dalla mappa politica, anche a Benevento. Inutile alzare la voce.

Ovviamente non solo a Benevento, ma nel Paese, vista la genetica mutata della classe politica. C’è voluta un’Italia salassata da manovre finanziarie l’una sull’altra e condotta sull’orlo del baratro economico perché venisse tolta facoltà d’agire al peggior Governo della storia recente e lontana delle amate sponde; perché staccasse la spina un Presidente del Consiglio ‘inadatto’ e sempre in altre faccende affaccendato; perché si svelasse anche agli occhi di quei pochi non in grado di afferrarne il senso il disvalore intrinseco di una coalizione disgregatrice dell’idea di unità nazionale in tutti i versanti del suo – mancato – operare. (E se dovesse esser richiesto: il rimedio è migliore del male e peggiore del bene)

Dunque, il gioco della politica vuole certamente che dinanzi ad una figuraccia ‘mondiale’ si chiedano le dimissioni, “si traggano conseguenze” per usare una formula meno brutale. Ma le conseguenze le trae chi assume su di sé la consapevolezza dell’aver mancato in qualcosa. La vicenda del presepe di Dalisi – ormai una formula entrata nel lessico popolare – è meno significativa dell’Italia allo sbando grazie a Berlusconi, ma indicativa. Sotto tiro è Raffaele Del Vecchio, assessore – tra le altre cose – anche alla cultura. Ma non è lecito attendersi nessun passo indietro.
Qui, a Benevento, si è giocato in sede di amministrative sul filo dei voti da dragare fin negli anfratti più nascosti per tagliare traguardi solo personali: e nonostante un secondo posto, Del Vecchio ha ottenuto la vicesindacatura e deleghe pesanti, ingaggiando sin dall’avvio della consiliatura questa lotta non scritta per la successione a Pepe con altro rampollo della politica in salsa beneventana (ma la città, sia chiaro sin d’ora, ha il diritto-dovere di dire ‘no’ alle dinastie ed all’immobilismo: a distanza di anni i cognomi sulla scena sono sempre gli stessi, la politica la stessa, i difetti pure ed il rinnovamento è un libro dei sogni).

Insomma, le ambizioni sono palesi, la politica è diventata il suo mestiere e, nella circostanza, la passione è stata inoculata per via familiare. Papà Del Vecchio è ancora sulla scena, favorito dalla mutazione del Pd in chiave ‘socialista’ (le virgolette sono un obbligo), ed essendosi fermato il suo percorso d’onori alla vicepoltrona cittadina era appena appena ovvio che volesse di meglio per l’erede. Non sarà un presepio, insomma, ad incrinare una carriera. La regola, in questi casi, è tacere per lasciar passare la buriana, come sembra Del Vecchio junior abbia già cominciato a fare nella seduta di Giunta che ha ripristinato l’antico splendore delle aborrite luminarie in luogo della cultura a piene mani dell’architettura su capanne e buoi.

Un aspetto interessante di tutta questa storia è l’aver quantomeno striato l’ego del personaggio. Su internet e sui siti di informazione è tutto un fiorire di editoriali e commenti, di punzecchiature ed incazzature. Tante tessere, crediamo, di un mosaico che va componendosi sotto gli occhi di tutti pur se ancora non si riesce ad avere una visione d’assieme del risultato.
Proviamo a leggere in quel che si sta delineando (ed è stato anche scritto in tempi non sospetti): una sostanziale inadeguatezza del secondo governo Pepe, nel suo complesso. Direte: il sindaco, che c’entra? Avrebbe potuto osare e non lo ha fatto. E’ rimasto al palo al giogo dei partiti quando si trovava in una chiara posizione di forza: questa debolezza non è scusabile e si sta traducendo in una decisa opacità dell’azione amministrativa, riflesso della debole squadra di governo di cui si è circondato, fondata sul valore numerico delle preferenze. Quello di minor portata

Ma dalle poltrone non li schioda nessuno, i nuovi (?) professionisti della politica beneventana, a destra-sinistra-centro, senza esclusioni. Resta il giudizio, di questi momenti e di quelli trascorsi dal voto amministrativo: negativo, sui fatti e non sulle intenzioni di voto. Di fronte al monocolore Pd, peraltro, non c’è nulla: le vie dell’opposizione sono finite.
Restano, tra gli altri, i media liberi nel giudizio. Quelli che non si lasciano abbindolare da strategie comunicative di retroguardia, come quella posta in essere in questo specifico frangente dal comune di Benevento. Che per la prima volta in tempi recenti, sull’onda dello stress cui è sottoposto per pastori e vacche, ha reso noto attraverso un comunicato stampa l’esito di una giunta comunale. Per contrabbandare sotto il peso delle note stampa (davvero in discreto numero, stavolta) e dei provvedimenti adottati, in cui ha infilato di straforo la clamorosa retromarcia sugli addobbi natalizi da installare ormai a Natale quasi sopravvenuto, la leggerezza della sua azione politico-amministrativa.
Quell’insostenibile leggerezza del governare che è l’impalpabile traccia del secondo, e per fortuna ultimo, mandato Pepe.

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