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ECONOMIA

Shock energetico: il Mezzogiorno e il rischio di un futuro prossimo a crescita zero

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L’ombra del conflitto e le tensioni sullo Stretto di Hormuz — il “collo di bottiglia” da cui transita il 16,6% del greggio e l’8,3% del gas importati dall’Italia — proiettano scenari inquietanti sull’economia nazionale. Ma è nell’analisi territoriale della SVIMEZ che emerge la vera faglia del Paese: se il Nord rischia di frenare la sua corsa industriale, il Mezzogiorno si appresta a subire uno shock sociale che rischia di non esaurirsi con la fine dei combattimenti.

Mentre nel 2026 l’impatto sul PIL sarà più marcato al Centro-Nord a causa della sua densità manifatturiera, il vero dramma meridionale si consumerà nelle case delle famiglie. Già nello scenario “breve” di tre mesi, la contrazione dei consumi al Sud è prevista al -0,3%, il triplo rispetto al Centro-Nord.

Questa vulnerabilità non è casuale: riflette livelli di reddito più bassi e un’incidenza della spesa energetica e dei beni essenziali molto più elevata sul totale del budget familiare. In uno scenario di conflitto lungo (sei mesi), il calo della spesa delle famiglie meridionali sprofonderebbe al -0,5%. L’inflazione non si limita a rallentare la crescita; essa “sterilizza” completamente l’incremento del reddito disponibile reale, annullando ogni timido segnale di ripresa del potere d’acquisto.

L’aspetto più allarmante delle stime SVIMEZ riguarda però l’onda lunga dello shock. Nel 2027, mentre il Centro-Nord dovrebbe sostanzialmente completare il processo di riassorbimento dell’inflazione importata , il Mezzogiorno continuerà a soffrire per un fenomeno di “vischiosità” o isteresi dei prezzi.

A causa di una struttura dei servizi più frammentata e di una minore produttività oraria, il Sud non riuscirà a scaricare rapidamente l’eccesso di costi. Il risultato è un paradosso economico e territoriale: nel 2027, il PIL del Mezzogiorno perderebbe lo 0,2%, mentre nel resto del Paese l’impatto sarebbe nullo; i consumi meridionali continuerebbero a calare di circa mezzo punto percentuale; la fiammata inflazionistica, stabilizzandosi su livelli elevati, modificherà le aspettative dei consumatori, colpendo il potere d’acquisto proprio nel momento in cui l’industria del Nord starà già ripartendo.

Quello che emerge dai dati è un monito: la crisi energetica non è uguale per tutti. Se per il Nord si tratta di uno shock di offerta che comprime i margini industriali , per il Sud è una minaccia diretta alla tenuta sociale. Poiché nel Mezzogiorno i consumi delle famiglie rappresentano la componente vitale della domanda aggregata, la loro caduta rischia di trasformare un evento esterno e temporaneo in una nuova, profonda ferita strutturale che allontana ulteriormente le due sponde del Paese.

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