POLITICA
Clemente Mastella, il migliore alleato possibile per il Pd sannita
Noi di Centro è Clemente Mastella. Dopo di lui il diluvio. Il Pd, invece, è un grande partito nazionale, la cui prospettiva, anche sui territori, prescinde dai destini di un leader, di un gruppo dirigente. O almeno dovrebbe
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Clemente Mastella è il migliore alleato possibile per il Partito democratico sannita per il semplice fatto che la prospettiva del gruppo dirigente di Noi di Centro è vincolata alla leadership del sindaco di Benevento, il cui orizzonte è quello delle prossime elezioni politiche.
Mastella è il leader di un partito sostanzialmente provinciale, in grado di recuperare consensi significativi anche in altri territori come accaduto alle regionali, un partito a sua immagine e somiglianza che si colloca organicamente nel campo progressista, che in assise regionale fa gruppo unico con Casa Riformista, prima forza a Benevento e provincia.
Il Pd, che del campo progressista è il traino, che nel Sannio non tocca palla ormai da molti anni, che ha perso tutte le elezioni che poteva perdere, avrebbe in primo luogo il dovere di fare i conti con i propri errori per aprire una stagione nuova sui territori, coerente con la prospettiva nazionale e regionale. Perché le alleanze si fanno tra soggetti diversi, perché la logica della politica non contempla vendette, perché la politica ha senso se è funzionale a trasformare la realtà, perché un gruppo dirigente non può esistere solo per sopravvivere, congresso dopo congresso, sconfitta dopo sconfitta. E si badi, non stiamo dicendo che il Pd dovrebbe ricercare l’intesa con Noi di Centro per tornare a vincere, a gestire, a governare. Stiamo dicendo che Clemente Mastella è il migliore alleato possibile per il Pd sannita proprio perché ha un orizzonte limitato dinanzi a sé, dunque è l’alleato ideale sul quale il Pd potrebbe agilmente costruire il proprio futuro, imboccando la strada della necessaria rigenerazione. La differenza sostanziale sta nel fatto che Noi di Centro è Clemente Mastella. Dopo di lui il diluvio.
Il Pd, invece, è un grande partito nazionale, la cui prospettiva, anche sui territori, prescinde dai destini di un leader, di un gruppo dirigente. O almeno dovrebbe. Ed eccoci al punto. Chi ha nelle mani il timone del Pd sannita non ha alcun interesse a costruire un futuro che non potrà appartenergli, non ha alcun interesse a favorire il conflitto interno necessario alla rigenerazione, ovvero all’emergere di una nuova classe dirigente. Sopravvive fintanto che nulla cambia e, dunque, nulla deve cambiare. Se dunque la logica imporrebbe al Pd di cambiare schema, di assumere sulle proprie spalle la responsabilità di una convergenza sui territori coerente con lo schema nazionale e regionale, nel rispetto dei rapporti di forza che sui territori si rilevano, il gruppo dirigente del Pd sannita semplicemente si sottrae a questa prospettiva per mero istinto di sopravvivenza, perché incapace di leggere il mondo con le lenti dell’avvenire. Diceva Ciriaco De Mita che il migliore investimento che si può fare in politica è la sconfitta, nella misura in cui la si interpreta come il primo necessario passo per la vittoria.
Il Pd dovrebbe accettare la logica della politica che è anche la logica dei numeri. I rapporti di forza, nel contesto dato, premierebbero Noi di Centro in una logica di coalizione. Un’intesa con Mastella segnerebbe la definitiva sconfitta di chi lo ha combattuto per nome e per conto del Pd in tutti questi anni ma, allo stesso tempo, aprirebbe una fase nuova, porrebbe il Pd in una condizione egemone in termini di prospettiva, perché in politica la variabile decisiva è sempre rappresentata dal tempo. Quello che Mastella non ha, quello che è invece dato ad un partito la cui prospettiva prescinde da quella di chi è chiamato a rappresentarlo, sul piano nazionale o sui territori.




