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CRONACA

Crac Scaturchio, eseguite tre ordinanze interdittive di attività imprenditoriale: una a Benevento

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I finanzieri del comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito a Roma e Benevento, tre ordinanze interdittive, emesse dal gip del tribunale di Napoli, del divieto di esercitare attività imprenditoriali e/o ricoprire uffici direttivi all’interno di imprese e società nei confronti di P.S.F., A.K. e P.U., quarantanovenne nato a Benevento, ritenuti responsabili in concorso tra loro e con Nicola Scaturchio e Walter Cannatello (poi deceduto) del reato di bancarotta fraudolenta, nonché il sequestro delle quote societarie della “SCAB srl”. E’ l’esito della complessa attività d’indagine sul dissesto dell’impresa napoletana Scaturchio, rinomata pasticceria fondata da Giovanni Scaturchio nel 1905 e balzata agli onori della cronaca anche per aver servito pontefici e personalità politiche partecipanti al G7 tenutosi a Napoli nel 1994 (dichiarata fallita con sentenza del dicembre 2009).

Le investigazioni eseguite dai finanzieri, coordinate dalla Procura della repubblica di Napoli, hanno consentito di accertare, si legge in una nota della Guardia di Finanza, che fin dal 2004 la citata azienda aveva accumulato debiti erariali per circa otto milioni di euro e che, proprio in quel periodo, l’allora amministratore, Cannatello, aveva concesso in fitto il ‘gioiello di famiglia’ a società che si erano dichiarate solo formalmente in grado di ripianare per intero l’imponente situazione debitoria e di riorganizzare l’azienda, adottando un ‘articolato piano industriale’. Invece, è stato accertato che prima P.S.F. e A.K., quali gestori di fatto della società SCAB srl, affittuaria di Scaturchio dal 2005 al 2007, e poi P.U., quale gestore di fatto della società “Turistiche Alberghiere srl”, nel frattempo oggetto di provvedimento di sequestro da parte del giudice civile, società affittuaria della medesima azienda dal 2007 fino al fallimento, in realtà non avevano adempiuto ad alcuno degli obblighi contrattuali, contribuendo persino a far aumentare l’importo dei debiti verso l’Erario ad oltre undici milioni.

La SCAB e la Turistiche Alberghiere, a loro volta evasori totali, erano società create ad hoc, allo scopo esclusivo di gestire l’azienda Scaturchio attraverso ‘teste di legno’, mere esecutrici delle direttive emanate da P.S.F., A.K. – da un lato – e P.U. ed i suoi collaboratori – dall’altro. In tal modo gli indagati hanno concorso a distrarre dal patrimonio aziendale di Scaturchio somme rilevantissime (circa tre milioni di euro), derivanti dai profitti certamente ricavabili dall’azienda. Che, come ha sostenuto il curatore fallimentare, era ‘una machina perfetta capace di sopravvivere autonomamente’, grazie allo ‘spontaneo sincronismo tra le forze lavoro’ e che, purtroppo, non sono confluite nei conti correnti della società, determinandone in modo definitivo il fallimento.

Nel corso delle indagini è stato anche accertato che l’ultima azienda affittuaria della società napoletana aveva preannunciato sul sito ‘www.scaturchio.it’ che avrebbe proceduto all’apertura di punti vendita con il marchio “Pasticceria Scaturchio”, senza aver chiesto né ottenuto alcuna preventiva autorizzazione. In effetti, è risultato aperto un punto vendita a Benevento non riferibile alla società Turistiche Alberghiere ma ad una ad essa collegabile denominata “Fischetti Antonella srl” (persona fisica già socia delle Turistiche Alberghiere srl), che si proponeva ai terzi come ulteriore sede della Pasticceria Giovanni Scaturchio. Ed ancora, sempre la società facente capo ad Ucci aveva costituito altre due società, “Scaturchio Bar srl” e “Scaturchio Eventi srl”, ancora una volta senza aver chiesto né ottenuto alcuna autorizzazione. Oltre alla condotta di bancarotta, un accertato abuso del marchio aziendale.

Infine, le indagini hanno consentito di acclarare che Equitalia, nel 2008, aveva proceduto a cancellare l’ipoteca iscritta sui beni di Cannatella, debitore di somme pari quasi a tre milioni di euro attestando erroneamente l’avvenuto estinzione del debito, di cui era oberato. L’attività d’indagine ha infatti dimostrato che in realtà Cannatello aveva estinto solo un sesto del debito complessivo a suo carico. E che, a seguito della liberazione dei propri immobili dall’ipoteca, aveva venduto a terzi uno di essi con evidente pregiudizio per i creditori, e di seguito, per la procedura fallimentare. Non risulta, peraltro – prosegue la nota della GdF – che Equitalia abbia provveduto ad iscrivere nuovamente l’ipoteca per la parte di debito residua, non pagata da Cannatello, pari a circa due milioni e trecentomila euro.

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