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CULTURA

CIVES: il genio femminile trasforma l’economia da scienza triste a realtà che migliora la vita

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Giovedì 12 febbraio, presso il Centro di Cultura R. Calabrìa, “CIVES – Laboratorio di Formazione al Bene Comune” ha dedicato una tappa del suo percorso di quest’anno all’ “Economia della felicità al femminile”, grazie alla presenza della dott.ssa Roberta Carlini, giornalista e scrittrice.

“Partiamo dalla felicità dal punto di vista delle donne e dal contributo nell’economia del genio femminile – ha esordito Ettore Rossi, (Direttore dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro della Diocesi di Benevento) – Non tutti sanno che Benevento vanta il primato della provincia italiana con la più alta percentuale di imprese in rosa, che rappresentano circa un terzo del totale.

E’ certamente un segnale di vivacità che non va sottovalutato ma incentivato e rafforzato. Sul piano più generale, senza una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, l’economia non riuscirà a crescere per uscire dalla profonda crisi che viviamo. Così come l’inverno demografico del nostro Paese si potrà superare soltanto avendo famiglie in cui ci siano più donne che lavorano perchè, è ormai dimostrata la correlazione positiva, sono esse a mettere al mondo più figli”.

Subito dopo è intervenuta la dott.ssa Carlini, che si è occupata di economia della condivisione, costruita sulle pratiche relazionali piuttosto che su assunti di tipo competitivo: “Dobbiamo innanzitutto interrogarci sul rapporto tra economia e felicità, ricordando che la definizione di economia era accompagnata a quella di una scienza “crudele” o “triste” perché essa dà dei vincoli, bilanci, costrizioni, e quindi limita strutturalmente gli aspetti più positivi del progresso”.

Con un interessante passaggio sul valore di un’economia fondata invece sul capitale umano e quindi sulle relazioni, il dono e la reciprocità, la Carlini ha considerato quanto possa cambiarne alla base l’idea stessa, e quanto le donne possano giocare un ruolo importante in questa funzione: “Nella realtà economica una donna non è di per sé migliore o peggiore di un uomo; il punto è che la teoria dell’homo economicus è appunto calibrata sulla concezione dell’individuo e non sulla compresenza di due sessi.

Nella sfera dell’economia delle relazioni, invece, le donne portano con loro un di più, se non altro perché sono state per secoli autrici di lavoro non retribuito: la donne hanno sempre partecipato alla vita economica, la novità del secolo scorso è che vengono retribuite”.

Da queste premesse, l’intervento della giornalista si è inevitabilmente spostato sul nostro tempo e sulla reazione del mondo femminile alle difficoltà legate alla crisi che stiamo vivendo: “In questa crisi economica che stiamo vivendo l’occupazione femminile ha reagito stranamente bene: è accaduto che la recessione ha colpito in primo luogo i settori di occupazione a prevalenza maschile, e le donne occupano posti evidentemente più protetti.

Non si tratta però solo di questo: c’è stato un aumento del tasso di attività femminile per il quale molte donne hanno iniziato a cercare lavoro per il sostegno della famiglia. Questo significa che in un momento di grande cambiamento ha prevalso l’aspetto di portare maggiore reddito all’interno delle famiglie, e ciò ha fatto registrare una maggiore capacità di riadattamento rispetto alla percentuale maschile.

Questo è un cambiamento sociale del quale si deve necessariamente tenere conto, e le azioni politiche non posso prescinderne. Piuttosto che investire solo ed esclusivamente nei settori “fisici” come quello edile, delle infrastrutture ecc., con le risorse che abbiamo dovremmo pensare soprattutto agli investimenti sociali: la scuola, lo formazione professionale, l’assistenza, sono tutti settori in cui ogni posto di lavoro ne crea altri con sé. E ciò sarebbe anche una metodologia di intervento sulle fasce più deboli, a rischio maggiore di esclusione sociale.

Senza, però, un contributo sulle regole che disciplinano il Welfare State tutto questo non sarà possibile, pertanto è necessaria una cittadinanza attiva che partecipi.”

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