POLITICA
Ferella (SI): “Sull’acqua Mastella contraddice sé stesso. Dal Calore al servizio idrico manca una visione pubblica”
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La vicenda del fiume Calore e il dibattito sul futuro del servizio idrico integrato del Sannio diventano il punto di partenza della riflessione di Lucio Ferella, esponente di Sinistra Italiana, che in un lungo intervento mette a confronto le posizioni del sindaco di Benevento, Clemente Mastella, con le scelte adottate dalla Regione Campania, dal Comune di Napoli e dalla Regione Puglia in materia di gestione dell’acqua.
Secondo Ferella, esiste una contraddizione di fondo nell’approccio del primo cittadino. Da un lato, quando il Calore presenta fenomeni come schiuma in superficie o morie di pesci, Mastella richiama il sistema delle competenze, ricordando che la gestione dei corsi d’acqua fa capo alla Regione e ad altri enti. Dall’altro, quando si affronta il tema dell’organizzazione del servizio idrico integrato, quella stessa dimensione regionale – sostiene l’autore – scompare dal dibattito, lasciando spazio alla prospettiva dell’ingresso di un socio privato.
Per Ferella il ciclo dell’acqua non può essere diviso tra fiume e acquedotto, perché comprende captazione, grande adduzione, distribuzione, fognatura, depurazione e restituzione all’ambiente. Per questo motivo precisa che non si possono attribuire al sindaco responsabilità sull’inquinamento del Calore senza gli accertamenti degli organi competenti, ma ritiene legittimo interrogarsi sulla visione politica complessiva che l’amministrazione intende perseguire.
Nel suo intervento richiama quindi quanto sta avvenendo nel resto della Campania. La Regione ha scelto di mantenere pubblica la grande adduzione, mentre il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha rafforzato la società ABC, blindandone la natura interamente pubblica attraverso il nuovo statuto.
Ferella individua poi nell’Acquedotto Pugliese un modello di riferimento. Ricorda che si tratta di una società pubblica in house che gestisce il servizio idrico integrato dell’intera regione e che, alla fine del 2025, le quote sono state trasferite dalla Regione ai Comuni, ai quali spetta oggi il controllo strategico della società.
Secondo l’autore, proprio questo dimostrerebbe che una gestione industriale di dimensione regionale può rimanere interamente pubblica, senza ricorrere a operatori privati.
Trasferendo il ragionamento al Sannio, Ferella osserva che sul territorio esistono già competenze pubbliche rappresentate da Alto Calore, dai Comuni soci e dalle amministrazioni che ancora gestiscono direttamente il servizio. A suo giudizio, il compito della politica avrebbe dovuto essere quello di mettere in rete queste esperienze, coinvolgendo la Regione Campania, ABC e gli enti locali nella costruzione di un nuovo soggetto pubblico.
Da qui la critica alla scelta di puntare su un modello misto con la presenza di un socio privato operativo. Una soluzione che, secondo Ferella, rischierebbe nel tempo di trasferire al soggetto privato il patrimonio di competenze tecniche e industriali, riducendo progressivamente la capacità del settore pubblico di governare il servizio.
Nella parte finale dell’intervento l’autore amplia il ragionamento al piano politico, sostenendo che il cosiddetto “campo largo” dovrebbe tradursi anche nella costruzione di una strategia comune tra Regione, Comune di Napoli, Alto Calore e amministrazioni sannite sul tema dell’acqua, piuttosto che limitarsi alle alleanze elettorali.
Ferella conclude rivolgendo alcune domande al sindaco Mastella, chiedendogli perché non abbia promosso un confronto con la Regione Campania, con ABC e con gli altri soggetti pubblici interessati, e quale modello di gestione dell’acqua intenda lasciare in eredità al Sannio.



