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POLITICA

Sannio Acque, Ferella (AVS) ai sindaci: “Prima di aderire fermarsi e valutare nell’interesse delle comunità”

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Lucio Ferella, esponente di AVS,  invita i sindaci della provincia di Benevento a non procedere in maniera affrettata all’adesione a Sannio Acque, la società mista destinata alla gestione del servizio idrico integrato nel territorio sannita fino al 2051.

In una lettera indirizzata ai primi cittadini, Ferella evidenzia alcune criticità legate al percorso che ha portato alla costituzione della società, avvenuta il 4 agosto scorso.

Secondo Ferella, “la società è stata costituita seguendo un percorso quantomeno singolare: prima è stato individuato il socio privato, Acea Acqua, titolare del 45% del capitale, e soltanto successivamente si è proceduto alla nascita della società, con la componente pubblica rappresentata, al momento della firma, dai soli Comuni di Solopaca, Campoli del Monte Taburno e Campolattaro”.

“Prima il privato, poi la società e solo alla fine gli altri Comuni”, sottolinea Ferella, secondo il quale “è difficile sostenere che aderire successivamente significherà realmente partecipare alle scelte strategiche, visto che gli equilibri societari, gli incarichi e gli assetti principali di governo risultano già definiti”.

L’exponente politico sostiene quindi che ai Comuni che entreranno in un secondo momento “rischiano di essere lasciate soprattutto responsabilità, oneri e problemi da affrontare”.

Da qui l’invito ai sindaci a valutare con attenzione prima di portare nei Consigli comunali le delibere di adesione. “Non aderire immediatamente alla compagine societaria – afferma Ferella – non significa sottrarsi alla gestione del servizio. Sannio Acque sarà comunque il gestore d’ambito anche nei Comuni che non ne diventeranno soci”.

Ferella richiama inoltre gli atti dell’Ente Idrico Campano, sostenendo che “l’ingresso successivo degli altri Comuni è rimesso alla libera decisione degli enti locali e che un Comune può ricevere il servizio senza assumere la qualità di socio”.

Il nodo, secondo Ferella, riguarda le responsabilità connesse alla partecipazione societaria. “Perché assumere volontariamente ulteriori responsabilità quando non è stato possibile incidere sulle decisioni fondamentali?”, si chiede.

Nel documento viene evidenziato che Sannio Acque dovrà occuparsi dell’intero ciclo idrico integrato, dalla captazione alla distribuzione, fino alla fognatura e alla depurazione. “Entrare nella società – sostiene Ferella – significa farsi carico anche delle criticità dell’intero ambito: impianti insufficienti, reti obsolete, depuratori sotto osservazione, contenziosi, procedure di infrazione, investimenti arretrati e situazioni ambientali problematiche”.

Ferella richiama anche le osservazioni della Corte dei Conti sulle deliberazioni comunali relative all’ingresso nella società, sottolineando che “sono state evidenziate carenze istruttorie, insufficiente dimostrazione della convenienza economica e la necessità di valutare rischi, sostenibilità e conseguenze della partecipazione”.

Secondo Ferella, dunque, ogni Consiglio comunale dovrà dimostrare “perché l’adesione sia necessaria, conveniente e preferibile rispetto alla semplice sottoposizione al gestore d’ambito”. “Non può bastare – aggiunge – una delibera standard predisposta altrove o l’affermazione generica secondo cui entrando si conterà di più”.

Nella lettera viene inoltre richiamato il dibattito regionale sul futuro della gestione idrica. Ferella cita la scelta del Comune di Napoli di trasformare ABC in una società a totale partecipazione pubblica e la situazione di Alto Calore, ricordando che “31 Comuni sanniti sono ancora legati alle sorti della società irpino-sannita”.

L’obiettivo indicato da Ferella è quello di una gestione pubblica di dimensione regionale: “Il Sannio – afferma – non ha bisogno di una soluzione casereccia costruita attorno agli equilibri politici di pochi, ma di una visione regionale capace di garantire investimenti, competenze tecniche, controllo pubblico e responsabilità democratica”.

A sostegno della sua posizione cita il modello dell’Acquedotto Pugliese, società interamente pubblica affidataria del servizio idrico integrato regionale: “Dimostra che è possibile costruire un gestore industriale di dimensione regionale mantenendo proprietà e controllo nelle mani delle istituzioni pubbliche”.

In conclusione Ferella ribadisce la richiesta di prudenza ai sindaci: “Fermarsi non significa rinunciare a decidere. Significa pretendere di conoscere prima di deliberare quali debiti, contenziosi e passività saranno trasferiti alla nuova società, quali investimenti saranno destinati ai territori, quali ricadute tariffarie avranno i cittadini e quale sarà il reale potere dei soci pubblici rispetto al socio privato”.

“Non c’è alcun obbligo di entrare oggi nella società – conclude Ferella –. I sindaci hanno il tempo, il diritto e il dovere di valutare nell’interesse delle comunità che amministrano”.

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