CULTURA
Benevento, il patrimonio della memoria: Antonio De Cristofaro racconta le Janare e le storie dimenticate della città
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La memoria come strumento per rileggere la storia, riscoprire le radici e custodire l’identità di un territorio. È il filo conduttore che lega i due volumi di Antonio De Cristofaro, “Benevento: Le Janare e il culto di Iside” e “Benevento: Tessere per la memoria”, presentati al Teatro De La Salle di Benevento. Due opere differenti, ma accomunate dalla volontà di riportare alla luce storie, personaggi, tradizioni e suggestioni che appartengono al patrimonio culturale e popolare della città e del Sannio.
Da una parte il mondo delle Janare, il rapporto con il culto di Iside e quell’intreccio di credenze, leggende e dimensioni antropologiche che attraversa la storia beneventana; dall’altra un viaggio nella memoria collettiva, attraverso luoghi, vicende e figure, anche meno conosciute, che compongono il mosaico dell’identità cittadina.
Un lavoro di ricerca e divulgazione che invita a guardare al passato non come a qualcosa di distante, ma come a una componente viva del presente.
A raccontarne la genesi, le motivazioni e il significato è lo stesso Antonio De Cristofaro, autore ed editore dei due volumi, protagonista dell’incontro che ha visto il dialogo con Grazia Caruso e la partecipazione dell’assessore alla Cultura del Comune di Benevento, Antonella Tartaglia Polcini.
“In realtà sono due volumi che, da prospettive diverse, indagano sul tessuto sociale degli ultimi decenni e degli ultimi due-trecento anni della nostra città. Il primo è legato alla notissima leggenda delle Janare e, quindi, si intitola ‘Benevento: Le Janare e il culto di Iside’. È un volume che vuole dare una sorta di riscatto alle Janare, per anni bistrattate e associate alle streghe, con le quali, invece, hanno differenze enormi. Differenze antropologiche, differenze di vita vissuta, differenze anche reali, perché mentre le streghe sono state letteralmente inventate, le Janare erano reali e il loro mito veniva utilizzato per colpire le donne, quelle che erano troppo libere, troppo emancipate, troppo conoscitrici delle erbe, troppo guaritrici e troppo mammane, perché aiutavano le altre donne nel parto. Il testo nasce dalla voglia di dare una sorta di riscatto sociale a queste figure, per quello che meritano, affinché vengano considerate per quello che realmente erano: donne che avevano un ruolo centrale nella comunità, che erano guaritrici, erboriste, donne davvero in gamba e, quindi, malviste in un’epoca sociale in cui la donna doveva necessariamente essere sottomessa e veniva considerata inferiore all’uomo. Ecco che quel tipo di donna doveva essere assolutamente attaccata, cioè doveva essere considerata una strega”.
Poi l’autore ed editore passa a tracciare un profilo dell’altro testo dato alle stampe, “Benevento: Tessere per la memoria è un’indagine tra le storie nella storia, nel senso che questo libro è servito a estrapolare dalla storia della nostra città degli episodi, dei momenti, dei luoghi in maniera genuina e dei volti di persone che hanno fatto la storia della città, per ridare loro visibilità e correggere alcune storture della storia. È un testo molto amarcord, è legato al territorio, ai personaggi che possono essere ricondotti alla nostra beneventanità”.
La riflessione conclusiva di De Cristofaro è legata alla necessità di continuare a dare vita a pubblicazioni capaci di custodire il ricordo del passato, risultando funzionali al presente e utili anche per il futuro. “Credo fortemente in ciò, cioè nella funzione attualissima del libro. Se fosse stato il contrario non mi sarei buttato in questa avventura, che comunque è dispendiosa. Rispetto ai social, al digitale, che scappa e vola via e non lascia niente, poiché ricordi solo quello che riesci a ricordare a memoria, perché non c’è qualcosa di scritto, da conservare, da tramandare, nel libro resta il piacere di sfogliare delle pagine, guardando delle bellissime foto antiche e rare della città, accompagnate da un testo che resta lì, sempre ad accoglierti quando hai la necessità di rileggere e ricordare”.



