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«Chi, io cent’anni? Ma che dite? Non scherzate». San Lorenzello e Cusano Mutri festeggiano nonna Filomena: un secolo di vita, amore e radici

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«Chi, io cent’anni? Ma che dite? Non scherzate». È questa la risposta che Filomena regala ogni volta a chi le ricorda il traguardo raggiunto. Quasi incredula davanti al tempo che è passato, come se quel secolo di vita fosse una storia che riguarda qualcun altro. E invece oggi è proprio lei la protagonista di una giornata speciale, una donna che porta negli occhi e nel cuore un mondo intero di ricordi, esperienze, dolori superati e amore donato.

Per tutti è nonna Mena. Una donna che ha attraversato un secolo di storia senza perdere il legame con le proprie radici, con la famiglia e con quei valori semplici che, alla fine, sono diventati la sua più grande ricchezza.

Filomena nasce il 6 novembre 1926 a Civitella Licinio, frazione di Cusano Mutri, in un piccolo borgo circondato da montagne, boschi e paesaggi generosi. Un luogo dove tutti si conoscevano, dove la solidarietà non era una parola da pronunciare nelle occasioni importanti, ma un modo naturale di vivere. In quella comunità cresce insieme a mamma Graziella e papà Michele, terzultima di otto figli: Domenico, Giuseppe, Benedetto, Mariantonia, Pietro, Orazio e Corrado.

Sono anni difficili, quelli della sua infanzia. La famiglia lavora nella raccolta, nella trasformazione e nella vendita della legna da ardere. Filomena impara presto cosa significhi sacrificarsi. Raccoglie fragole, funghi e prodotti della terra per barattarli con indumenti e altri beni necessari. Vorrebbe tanto andare a scuola, ma la vita le riserva un compito diverso: accudire i fratellini più piccoli.

Un’infanzia fatta di responsabilità precoci, ma anche di quella straordinaria vivacità che la accompagnerà per tutta la vita. La fede è una presenza costante: frequenta con devozione la Chiesetta della Madonna della Neve e la parrocchia di San Bartolomeo Apostolo. Poi arriva la guerra. E con essa ricordi che non si cancellano.

Tra le immagini rimaste più impresse nella memoria di Filomena c’è quella di un episodio vissuto quando era ancora una ragazzina. Tornava da Piedimonte Matese insieme al fratello Benedetto quando incontrò un gruppo di soldati, che li invitarono a non proseguire per il pericolo dei proiettili provenienti da un poligono di tiro. Due suoi fratelli erano al fronte e la guerra era ormai entrata prepotentemente nella vita di tutti. Filomena, però, non si lasciò sopraffare dalla paura. Grazie all’aiuto di altri militari e delle persone del posto, che ha sempre ricordato con gratitudine, riuscì a riprendere il cammino verso casa insieme al fratello.

Sono pagine di una storia personale che si intreccia con quella di un’intera generazione, cresciuta tra privazioni, incertezze e speranze. Il legame con la famiglia d’origine rimarrà sempre uno dei punti fermi della sua esistenza. Un affetto mai scalfito dal tempo, alimentato dalla stima e dalla fiducia nei confronti dei fratelli, dei nipoti e dell’amata sorella.

Nel 1958 arriva un nuovo capitolo. Filomena sposa Clemente, un giovane del posto pieno di gioia. Insieme iniziano una vita fatta di amore, lavoro e sacrifici. Nascono Cristina e Vito e la famiglia acquista casa a San Lorenzello, il caratteristico borgo alle falde del monte Erbano. Dopo un breve periodo trascorso a Castelvenere, dove nasce l’ultima figlia, Antonietta, Filomena diventa a tutti gli effetti cittadina laurentina.

Anche qui si rimbocca le maniche. Il marito è spesso lontano per lavoro e lei si ritrova a crescere tre figli piccoli, affrontando con determinazione le difficoltà quotidiane. Conquista presto l’affetto dei vicini, costruendo rapporti fondati sul rispetto e sulla disponibilità reciproca.

La vita le regala grandi gioie, ma anche ferite profonde. Il matrimonio della figlia Antonietta con Antonio e la nascita della prima nipote, Cristina, portano una felicità immensa. Poi, nel 1998, la perdita improvvisa dell’amato Clemente. Un dolore che lascia il segno, ma dal quale Filomena riesce lentamente a rialzarsi anche grazie all’amore dei suoi cari.

Arrivano altri sorrisi: il matrimonio del figlio Vito con Rosa, la nascita di Clemente e Davide e l’arrivo di Federica, sorella di Cristina. Quattro nipoti che diventano il suo orgoglio, la sua gioia e il suo punto di riferimento. Per loro ha sempre desiderato il meglio, sostenendoli con affetto e seguendo con fierezza ogni loro traguardo. E loro, ancora oggi, rappresentano la sua ancora sicura, il luogo degli abbracci e delle attenzioni.

Una famiglia che le ha restituito amore, proprio quello che lei ha saputo seminare per tutta la vita.

Una festa che abbraccia due comunità

Questa mattina il Comune di San Lorenzello ha accolto la celebrazione del centesimo compleanno di nonna Filomena. Una cerimonia carica di emozione, alla quale hanno preso parte familiari, amici, rappresentanti istituzionali e il vescovo della diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, monsignor Giuseppe Mazzafaro.

Presente anche il sindaco di Cesano Mutri, Pietro Crocco, nipote diretto della festeggiata. Un legame familiare che rende ancora più speciale una ricorrenza capace di unire due comunità, quella in cui Filomena è nata e quella che l’ha accolta e accompagnata nel corso della sua vita.

«La felicità più grande oggi non è essere qua insieme ad Antimo e a tutti gli amici di San Lorenzello in veste istituzionale, ma la cosa più bella è che sono un nipote diretto di zia Filomena che fa cento anni», ha raccontato Crocco, ricordando con affetto la zia e soprattutto la sua energia. «Quello che mi ricordo di lei, la cosa più bella, è la sua energia».

Parole che restituiscono il ritratto di una donna vivace, capace di lasciare un segno nei ricordi di chi le è cresciuto accanto.

Grande emozione anche nelle parole del sindaco di San Lorenzello, Antimo Lavorgna, che ha raccontato un momento particolarmente significativo della giornata: il ringraziamento ricevuto direttamente dalla centenaria.

«La cosa più bella che oggi ho vissuto è quella di stare vicino a una centenaria, la quale mi ha detto alla fine della cerimonia: grazie sindaco. Essere ringraziato da una persona che ha raggiunto cento anni è una cosa di grossa soddisfazione e di grosso piacere».

Il primo cittadino ha poi sottolineato la luce negli occhi di Filomena e l’affetto che ha saputo trasmettere a tutta la comunità. «Come ha detto anche il nostro eccellente vescovo, l’unica cosa che ha detto è che ha raggiunto i cento anni perché ha cercato sempre di voler bene a tutti e anche a Gesù Cristo».

E proprio il suo equilibrio, la sua correttezza e la sua onestà di vita sono stati indicati dal sindaco come un patrimonio che Filomena ha saputo trasmettere all’intera comunità laurentina, oggi commossa e presente per renderle omaggio.

«A cento anni si capisce che cosa conta davvero: volersi bene»

Tra i momenti più intensi della cerimonia, le parole del vescovo Giuseppe Mazzafaro, che ha voluto condividere con i presenti una riflessione sul significato di una ricorrenza così importante.

«Sono molto contento di essere qui a San Lorenzello per fare gli auguri alla carissima Filomena, che oggi compie cento anni. Un momento bello per lei, per la sua vita, una bellissima tappa, poi vissuta anche con gli anni portati molto bene. E poi un momento di festa per tutta la comunità».

Il presule ha sottolineato il valore di una comunità capace di mettere al centro gli anziani e di prendersi cura delle persone più fragili.

«Questo è bello, quando gli anziani sono messi al centro, è segno di una comunità viva, vivace e che ha cura della vita più fragile».

Poi ha ricordato una frase pronunciata proprio da Filomena, forse la più bella eredità che questa giornata lascia a tutti i presenti: «A cento anni si capisce veramente che cosa conta nella vita, e lei ci ha detto: nella vita quello che conta è volersi bene, tutto il resto è vanità».

Un pensiero semplice, ma potentissimo, che il vescovo ha invitato tutti a fare proprio: «Credo che possiamo fare tesoro di queste parole, perché poi, se ci riflettiamo, questo è quello di cui abbiamo veramente bisogno tutti quanti».

Infine, l’augurio di Filomena e di pace per tutti: «Auguri a Filomena, auguri a tutti quanti noi, perché possiamo vivere quello che lei ci ha chiesto, di volerci bene e quindi di vivere in pace».

Un libricino per custodire cento anni di ricordi

Per celebrare questo traguardo è stato realizzato anche un libricino dedicato a nonna Mena, una raccolta che ripercorre le tappe più importanti della sua esistenza: dall’infanzia a Civitella Licinio agli anni della guerra, dal matrimonio alla costruzione della famiglia, fino alla gioia di diventare nonna e al rapporto speciale con le nuove generazioni.

Un piccolo volume per custodire una storia che merita di essere tramandata, perché dentro i cento anni di Filomena c’è molto più di una vita: c’è la memoria di un territorio, di un’epoca, di tradizioni e valori che rischiano di perdersi se non vengono raccontati.

Oggi Filomena porta con sé tutte le gioie e le ferite di un secolo. Ha conosciuto la fatica, la guerra, le rinunce, la perdita delle persone amate, ma anche la bellezza della famiglia, la forza della fede e il calore di una comunità che non ha dimenticato di esserle vicina.

Ha ringraziato i medici che l’hanno curata con amore, i sacerdoti che l’hanno accompagnata nel cammino della vita, il parroco, il vescovo, le amministrazioni comunali e tutti coloro che hanno voluto condividere con lei questa giornata.

La sua storia è un ponte tra generazioni e tra due comunità. Civitella Licinio, dove tutto è cominciato, e San Lorenzello, diventata la sua casa. Con Cesano Mutri che oggi festeggia anche attraverso l’affetto di un nipote diventato sindaco.

E forse, alla fine, il segreto di nonna Mena è racchiuso proprio in quelle poche parole pronunciate a cento anni: «Nella vita quello che conta è volersi bene, tutto il resto è vanità».

Non servono grandi discorsi per raccontare un secolo. A volte basta una donna, i suoi occhi, i suoi ricordi e una famiglia stretta intorno a lei.

Buon compleanno, nonna Filomena. Cento anni di vita, ma soprattutto cento anni di amore.

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