Comune di Benevento
Caso Parente, scontro in Consiglio: Miceli attacca, De Stasio: «Doveva riferire in aula». Mastella lo difende, il presidente: «Deluso dal mancato garantismo»
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È stato inevitabilmente il terremoto giudiziario che ha investito Palazzo Mosti a catalizzare il dibattito iniziale nella seduta odierna del Consiglio comunale di Benevento. Un’assise particolarmente attesa, la prima dopo l’inchiesta che ha coinvolto anche il presidente del Consiglio comunale Renato Parente, raggiunto da un provvedimento di garanzia nell’ambito degli sviluppi dell’indagine che ha portato all’arresto a marzo scorso – con l’accusa di concussione – dell’ex dirigente comunale Gennaro Santamaria. E la prima anche dopo le dimissioni di Luigi Diego Perifano, che ha lasciato il Consiglio comunale e il ruolo di portavoce di ApB.
Prima ancora di entrare nel merito degli argomenti all’ordine del giorno, tra cui il Bilancio consolidato 2025 e le variazioni al Bilancio di previsione 2026-2028, l’aula si è trasformata nel teatro di un confronto politico e istituzionale: al centro, soprattutto, la permanenza di Renato Parente alla guida dell’assemblea cittadina e la scelta di non formalizzare le eventuali dimissioni davanti al Consiglio comunale.
Ad aprire il confronto è stato Angelo Miceli, consigliere del Partito Socialista Italiano, che ha esordito rendendo omaggio a Luigi Diego Perifano. Le sue dimissioni, ha sottolineato, rappresentano «una straordinaria lezione di stile, dignità e generosità politica». Miceli ha riconosciuto all’ex portavoce di Alleanza per Benevento autorevolezza, competenza e rettitudine, evidenziando come abbia guidato l’opposizione denunciando lo «svilimento delle istituzioni» e la deriva di un’amministrazione segnata dalle inchieste.
«Raccogliere il suo testimone in Consiglio come capogruppo e come compagno di viaggio è un compito impegnativo che intendiamo onorare con lo stesso rigore», ha assicurato Miceli, ribadendo la volontà di proseguire la battaglia per la trasparenza e il riscatto della città.
Il consigliere socialista ha poi affrontato il tema delle diverse posizioni maturate all’interno dell’opposizione dopo le vicende giudiziarie. Da una parte chi ha scelto di lasciare il Consiglio, dall’altra chi, come lui, ha deciso di restare fino alla naturale scadenza del mandato. Una scelta che, ha spiegato, non rappresenta un arretramento, ma una diversa strategia politica: «Le dimissioni dei singoli consiglieri non sciolgono il Consiglio, ma rischierebbero solo di lasciare la città e la gestione della cosa pubblica interamente nelle mani di una maggioranza, che a questo punto possiamo anche definire sorda e autoreferenziale».
L’affondo su Parente: «Un cortocircuito istituzionale inaccettabile»
Il passaggio più duro dell’intervento di Miceli è arrivato quando il consigliere ha puntato direttamente sulla posizione del presidente Renato Parente. Per il rappresentante del PSI, la questione non riguarda soltanto il procedimento giudiziario, ma soprattutto il comportamento istituzionale conseguente alla vicenda.
«Siamo di fronte a un cortocircuito istituzionale inaccettabile», ha dichiarato, contestando a Parente di non aver rassegnato le dimissioni dalla presidenza del Consiglio comunale dopo aver ricevuto un’informazione di garanzia nell’ambito di un procedimento che, ha ricordato, riguarda ipotesi di reati contro la pubblica amministrazione.
Miceli ha insistito sulla necessità di distinguere il piano giudiziario da quello istituzionale, sostenendo che chi ricopre la presidenza dell’assemblea deve garantire imparzialità e terzietà nei confronti di tutti i consiglieri, a partire dalle minoranze.
Ma a suscitare la sua contestazione è stata soprattutto la notizia, emersa nelle scorse settimane, secondo cui Parente avrebbe manifestato la disponibilità a dimettersi nel corso di una riunione politica di maggioranza, senza però portare la questione direttamente in Consiglio comunale.
«Abbiamo appreso che il presidente del Consiglio avrebbe voluto rassegnare le dimissioni all’interno, non di quest’Aula, ma di una riunione politica di maggioranza», ha affermato Miceli, richiamando l’articolo 19 dello Statuto comunale e la necessità di seguire il percorso istituzionale previsto.
«Questo non è solo un errore procedurale, è un insulto alle istituzioni», ha aggiunto, contestando che una carica che dovrebbe essere neutrale e di garanzia venga trattata come una questione interna alla coalizione. «La presidenza del Consiglio non può diventare una pedina da barattare nei corridoi della maggioranza per preservare equilibri politici».
Per Miceli, la permanenza o l’eventuale uscita di Parente dalla carica non può dipendere da un semplice voto di fiducia della coalizione che lo ha eletto. «La neutralità è la condizione stessa del corretto funzionamento democratico della città», ha rimarcato, annunciando che l’opposizione non intende rimanere in silenzio davanti a quello che considera un degrado istituzionale.
De Stasio: «Le dimissioni sarebbero state un gesto di rispetto»
Sulla stessa questione è intervenuta Rosetta De Stasio, consigliera di Prima Benevento, che ha condiviso le perplessità di Miceli sulla gestione della vicenda Parente, pur prendendo le distanze dalla scelta di alcuni esponenti dell’opposizione di disertare i lavori consiliari.
De Stasio ha spiegato di aver ritenuto doveroso continuare a partecipare alle commissioni, alle conferenze dei capigruppo e alle sedute del Consiglio comunale, insieme ai consiglieri Piccinuga e Giorgione. Una scelta dettata non soltanto dal dovere di rappresentare i cittadini, ma anche dalla volontà di non rinunciare alla funzione di controllo propria dei consiglieri comunali.
«Nessuno di noi è autorizzato a dire: io non partecipo. Altrimenti si dimette, non c’è una via di mezzo», ha osservato, criticando dunque la protesta portata avanti da una parte della minoranza.
Nel merito della posizione del presidente, però, la consigliera è stata altrettanto chiara. «Io credo che il presidente Renato Parente avrebbe dovuto fare una sola cosa: se la sua volontà era quella di rassegnare le dimissioni, come abbiamo letto dalla stampa, molto probabilmente la strada giusta era quella di rassegnarle in Consiglio».
De Stasio ha precisato che un avviso di garanzia non equivale a una condanna: «Essere indagato non significa essere colpevole». Tuttavia, a suo giudizio, presentarsi davanti all’assemblea e formalizzare le dimissioni, se quella era effettivamente la volontà del presidente, avrebbe rappresentato un gesto di attenzione e rispetto nei confronti dell’istituzione.
La consigliera si è spinta anche oltre, sostenendo che le dimissioni sarebbero state probabilmente respinte, considerati gli equilibri numerici e politici della maggioranza. Un passaggio che, a suo avviso, avrebbe consentito comunque di affrontare la questione nella sede appropriata.
«Il gesto di venire nell’assemblea consiliare e presentare le dimissioni sarebbe stato un gesto di rispetto per questa istituzione», ha ribadito, riconoscendo peraltro che Parente, nel corso del suo mandato, ha sempre dimostrato attenzione per il ruolo ricoperto.
Mastella contrattacca: «Non si possono impartire lezioni di garantismo»
A replicare alle critiche è stato il sindaco Clemente Mastella, che ha assunto una posizione netta in difesa del presidente del Consiglio comunale e ha contestato quello che ha definito un atteggiamento giustizialista da parte di alcuni esponenti dell’opposizione.
Il primo cittadino ha innanzitutto ricordato che nell’attuale vicenda non risultano indagati componenti della Giunta o il sindaco, sottolineando come il coinvolgimento di Parente non possa tradursi automaticamente in un obbligo di dimissioni.
Mastella ha poi richiamato alcune vicende giudiziarie che lo hanno riguardato personalmente, ricordando di essersi dimesso in passato da incarichi di governo quando lo ha ritenuto necessario, ma anche di aver affrontato un lungo percorso giudiziario nel quale ha sempre sostenuto la propria innocenza.
«L’avviso di garanzia nella nostra vicenda costituzionale non porta automaticamente a dimettersi dalla carica», ha affermato, rivendicando il principio di presunzione di innocenza e invitando a lasciare che la magistratura faccia il proprio corso.
Non è mancato un attacco diretto a Miceli e alla sua area politica. Il sindaco ha contestato quella che considera una disparità di trattamento rispetto ad altre vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti politici di diversi schieramenti, citando anche casi riconducibili al centrosinistra e al Partito Democratico.
«Nessuno può darmi lezioni», ha scandito Mastella, respingendo le accuse di incoerenza sul terreno del garantismo. Ha quindi ricordato la propria esperienza personale, compreso il lungo periodo trascorso lontano dalle istituzioni dopo le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto.
Il sindaco ha inoltre spostato il confronto sul terreno politico, guardando alle prossime elezioni amministrative e ribadendo l’intenzione di ricandidarsi al Consiglio comunale. Non ha risparmiato frecciate all’opposizione: “Non farò mai accordi con voi”.
Parente rompe il silenzio sulle dimissioni
A chiudere il confronto è stato lo stesso Renato Parente, che ha deciso di intervenire direttamente per chiarire la propria posizione e ricostruire quanto accaduto nelle settimane successive all’emergere dell’inchiesta giudiziaria.
Il presidente ha confermato di aver ricevuto un provvedimento di garanzia da parte dell’autorità giudiziaria di Benevento, in relazione alle accuse mosse all’ex dirigente comunale Gennaro Santamaria, che lo avrebbe chiamato in causa per uno specifico episodio.
Parente ha spiegato di essere pronto a fornire tutti i chiarimenti richiesti dagli inquirenti, manifestando fiducia nel loro operato e auspicando che la vicenda possa risolversi rapidamente.
Quindi la precisazione sulle dimissioni, che ha rappresentato uno dei punti più controversi del dibattito: «Ho proposto le mie dimissioni ai rappresentanti della mia maggioranza per opportunità politica, non per altri motivi. Per fiducia nell’operato della mia presidenza sono state respinte e ringrazio per questo tutti, il sindaco in primis e tutti i componenti».
Una ricostruzione che conferma, dunque, come la questione sia stata affrontata all’interno della maggioranza e che la coalizione abbia scelto di confermargli la fiducia.
«Questa non è un’aula di tribunale, questa è un’aula che valuta vicende politiche e questa non è una vicenda politica. Era la mia maggioranza che doveva confermarmi la fiducia e così ha fatto», ha dichiarato Parente, rivendicando la legittimità della propria permanenza alla guida del Consiglio comunale.
Il presidente ha poi espresso amarezza per il trattamento ricevuto, lamentando di non aver riscontrato nei suoi confronti quel garantismo che, a suo giudizio, dovrebbe caratterizzare il dibattito politico e istituzionale.
«Io sono garantista davvero, non sono garantista quando serve», ha affermato, aggiungendo di aver sempre sostenuto la necessità di tutelare le garanzie individuali e di non aver cambiato posizione neppure dopo le vicende giudiziarie.
«Spero che la magistratura faccia bene le cose, spero che mi faccia salvo da questo equivoco», ha concluso, ammettendo che sul piano umano la situazione è dolorosa, ma assicurando di voler proseguire il mandato con serenità.
Un Consiglio diviso, con il caso giudiziario sullo sfondo
Il confronto ha messo in evidenza una frattura che attraversa non soltanto maggioranza e opposizione, ma anche lo stesso fronte delle minoranze. Da una parte chi ritiene che la permanenza di Parente alla presidenza sia incompatibile, sul piano dell’opportunità istituzionale, con la delicatezza della vicenda giudiziaria; dall’altra chi, pur condividendo le perplessità sulla mancata formalizzazione delle dimissioni in aula, considera necessario continuare a partecipare ai lavori consiliari.
Al centro resta la posizione di Renato Parente, che ha confermato di aver valutato le dimissioni, ma di aver rimesso la decisione alla propria maggioranza, dalla quale ha ottenuto una rinnovata fiducia.
Mastella ha fatto quadrato attorno al presidente, richiamando il garantismo e la presunzione di innocenza. L’opposizione, invece, ha chiesto maggiore trasparenza e rispetto delle procedure istituzionali.
Un confronto che, almeno per questa seduta, ha finito per mettere in secondo piano gli stessi punti all’ordine del giorno. Perché, al di là dei bilanci e dei cantieri scolastici PNRR, la questione politica che continua a pesare su Palazzo Mosti è quella della credibilità delle istituzioni cittadine dopo il terremoto giudiziario che ha investito il Comune.




