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Istat, l’istruzione allunga la vita. Ma in Campania c’è la più bassa sopravvivenza

Un dato allarmante se incrociato con i risultati del Rapporto Osservasalute: nelle regioni del Sud, e specie in Campania (+5,28%), si registra un tasso di mortalità per tumori e malattie croniche superiore fino al 28% rispetto al Nord Italia

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Il livello di istruzione può allungare la vita? Da quanto emerge dai dati Istat pare proprio di sì. Secondo l’analisi svolta sul triennio 2012-2014 dall’Istituto Nazionale di Statistica e pubblicata ieri, gli uomini maggiormente istruiti vivono in media 3 anni in più rispetto a coloro che hanno un livello di istruzione più basso, mentre per le donne la differenza si attesta a un anno e mezzo.

Se si prendono in considerazione i dati regionali, il divario tra speranza di vita e livello di istruzione aumenta e farla da padrona per una sopravvivenza più bassa rispetto al resto d’Italia è la Campania.

L’Istituto Nazionale di Statistica ha presentato per la prima volta le tavole di mortalità regionali per genere e livello di istruzione elaborate sui risultati relativi alla popolazione residente al Censimento 2011 e agli eventi osservati nel triennio successivo 2012-2014 nell’ambito del progetto “Differenze socio-economiche nella mortalità”.

Tra i risultati più importanti si conferma il divario di sopravvivenza per livello di istruzione. L’aspettativa di vita media alla nascita varia da 82,3 anni per gli uomini con livello di istruzione alto a 79,2 anni per i meno istruiti (+3,1 anni). Tra le donne da 86,0 a 84,5 anni (+1,5 anni).

La forbice si amplia notevolmente quando si prendono in considerazione anche i dati regionali (+6,1 anni negli uomini e +4 anni nelle donne): la maggiore sopravvivenza si osserva a Bolzano, mentre è la Campania ad essere la regione più svantaggiata con la più bassa speranza di vita, pari a 77,5 e 82,9 anni per uomini e donne meno istruiti.

Il gradiente delle diseguaglianze nella speranza di vita per titolo di studio è presente in tutte le regioni ma si evidenziano interessanti differenze. Marche e Umbria hanno i differenziali tra alto e basso livello di istruzione più contenuti rispetto alle altre regioni sia per gli uomini (1,9 e 2,1 anni) che per le donne (0,7 e 0,5 anni).

In queste regioni si osservano anche le più alte speranze di vita per i livelli di istruzione bassi. Anche la Calabria ha differenziali bassi tra gli uomini (2,6 anni), ma ciò è dovuto al fatto che la speranza di vita è più bassa della media nazionale sia tra quanti hanno un livello di istruzione alto sia tra i meno istruiti.

Tra le regioni con i gradienti più elevati per gli uomini si osservano il Molise, la Valle d’Aosta, Campania, Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna (valori tra 3,9 e 3,5 anni).

La Campania si caratterizza per una forte diseguaglianza nella mortalità per titolo di studio e al contempo per i valori più bassi d’Italia nelle speranze di vita per tutti i livelli di istruzione. Questo risultato si conferma anche per le donne campane.

Un dato questo, che se incrociato con i risultati sulla salute e sul benessere del Rapporto Osservasalute diffuso oggi dal Codacons, appare molto problematico ed emergenziale: nelle regioni del Sud e specie in Campania, si registra un tasso di mortalità per tumori e malattie croniche superiore fino al 28% rispetto al Nord Italia. Il dato della Campania, in particolare,  è del 5,28 % in più.

“Disuguaglianze sociali inaccettabili e vergognose per un paese civile, e un’Italia che viaggia a due velocità sul fronte della salute”: ha affermato il Codacons, commentando i risultati del Rapporto Osservasalute e spiegando che “alla base di tale divario c’è la difficoltà di accesso a servizi sanitari efficienti per una consistente fetta di popolazione residente nel Sud Italia, pur contribuendo come gli altri cittadini a finanziare il Sistema sanitario nazionale attraverso le tasse”.

“L’Italia non è in grado di garantire lo stesso livello sanitario a tutti i cittadini, e in questo la politica ha fallito miseramente creando disparità inaccettabili sul territorio – ha aggiunto il presidente di Codacons Rienzi, che ha avanzato la proposta di “ridurre in modo proporzionale la quota di tasse relativa al settore sanitario a quei cittadini che risiedono in Campania e nelle regioni del Sud dove la mortalità per malattie come i tumori registra numeri superiori rispetto alla media nazionale”.

 

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