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Associazioni

Paolucci: “Il ‘depistaggio’ di Mastella. Dal conflitto al dialogo istituzionale e ritorno”

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“Sulla vicenda dei centri sociali è opportuno fare un po’ di chiarezza e rievocare vicende che dopo molti anni possono sfuggire. Le associazioni che gestiscono le strutture che Mastella vuole sfrattare non sono state “okkupate”. Un’associazione regolarmente costituita chiese di gestire l’ex pattinodromo, struttura allora fatiscente ed abbandonata, e l’allora sindaco Viespoli firmò la autorizzazione. Al di là delle appartenenze. E’ da ricordare che, in quel periodo caldo delle okkupazioni in tutta Italia, con precedenti tentativi anche a Benevento, si determinò qui un dialogo, con reciproco riconoscimento civico ed istituzionale, reso possibile dalla regolare costituzione in associazione da parte del centro sociale, che riconosceva l’istituzione Comune quale interlocutore; e dal riconoscimento dell’amministrazione della possibilità di concedere loro uno spazio non altrimenti fruibile per i cittadini. Il valore simbolico di quell’evento sta sopratutto in questo: nel percorso che reciprocamente si fece dal conflitto al dialogo”. A scriverlo in una nota è Federico Paolucci, esponente dell’associazione “Mezzogiorno Nazionale”.

“La questione si ripropose con l’allora sindaco D’Alessandro e, all’esito di un consiglio comunale aperto, si decise di proseguire su questa strada.

L’esperimento è riuscito per lunghi 17 anni. Senza che in quelle strutture “antagoniste” vi sia stato alcun “allarme sociale”. Anzi: le attività svolte, oltre ad impedire il degrado ulteriore della struttura, hanno rappresentato momenti di aggregazione e socialità che devono essere riconosciuti anche da chi ha sensibilità politiche e culturali diverse.

A questo punto, invece, – continua Paolucci – vi è un problema istituzionale: si può pensare di sottrarre delle strutture pubbliche alle associazioni che le usano e si occupano anche della manutenzione, solo quando l’amministrazione ha idee, progetti e fondi immediatamente disponibili per finalità più alte e nobili di quelle ora in essere. Altrimenti le si condanna nuovamente all’abbandono.

Sul punto non dico nulla di nuovo da quanto detto già da decine di associazioni e di autorevoli esponenti nazionali e locali.

Tuttavia, – conclude Paolucci – non può sfuggire che procedere allo “sfratto”, senza avere una idea concreta di ciò che si vuole realizzare, non può che essere il frutto della necessità per il sindaco di deviare mediaticamente l’attenzione da questioni e problemi che attanagliano l’amministrazione e che dopo un anno esatto dall’insediamento, non trovano risposte. Un “depistaggio” dell’opinione pubblica che non è un bell’esempio né amministrativo né istituzionale. E determinerà, inevitabilmente, venti anni dopo, il ritorno dal dialogo al conflitto”.

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