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Servizio mensa per il reparto Salute Mentale, Rete Sociale onlus contesta il nuovo capitolato

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La “Rete Sociale Onlus”, presieduta da Serena Romano, critica attraverso una nota il nuovo capitolato per il servizio mensa negli ospedali e nelle strutture per anziani e sofferenti psichici dell’Asl di Benevento, ritenendolo “peggiore del precedente e contrastante con atti e dichiarazioni dei responsabili aziendali perché obbliga ancora una volta gli utenti a pagare gli sperperi dovuti a scelte sbagliate”.

“Dopo le tante proteste sollevate in passato – si legge nella nota – ora è stato nuovamente approvato il capitolato per il servizio mensa negli ospedali e nelle strutture per anziani e sofferenti psichici dell’Asl che non serve, però, a voltare pagina, ma obbliga ancora una volta gli utenti a pagare per gli sperperi dovuti a scelte sbagliate: il capitolato per il servizio mensa nella Salute Mentale, infatti, è addirittura peggiore del precedente e contrastante con atti e dichiarazioni dei responsabili aziendali.

Avevamo già denunciato anni prima “l’assurdità di un maxi appalto che costringeva il cibo a viaggiare per ore e a percorrere chilometri divenendo disgustoso e immangiabile”. Soluzione “assolutamente inadeguata per il benessere e la salute mentale degli assistiti, bisognosi di un’alimentazione di tipo casalingo, preparata in loco, incompatibile con una modalità fredda e disumanizzante per chi, a norma di legge, ha necessità e diritto ad essere assistito in una dimensione familiare e umanizzata.”

Norme di legge disattese, dunque, in nome di un presunto “risparmio” – tutto da dimostrare in mancanza di controlli attendibili – e a fronte di danni certi alla salute psico-fisica dei pazienti. I pasti in vaschette di plastica vengono riproposti ai “lungo degenti” per 365 giorni all’anno “avvelenando” la loro vita: sia per la mancanza delle sostanze nutritive contenute nei cibi freschi, indispensabili per persone debilitate, sia per il danno piscologico prodotto dalla privazione del “piacere della tavola”, fondamentale per ogni essere umano e ancora più per chi non ne ha altri nella vita.”

“Insomma – continua la nota – sembrava che il concetto di “soldi male investiti” equivalente a “soldi buttati” fosse stato recepito dai dirigenti Asl dopo mesi di riunioni, comunicati stampa, e l’affidamento temporaneo del servizio a ristoranti locali con grande soddisfazione dei pazienti riscontrata dallo stesso commissario Asl Ventucci, che in un’intervista del 31 luglio dichiara: “… Non è pensabile immaginare per gli ospiti permanenti delle strutture Asl, una refezione con vassoi preconfezionati. Per il loro benessere è importante un contesto che, nel momento dei pasti riproduca il più possibile la realtà familiare … i pazienti vanno fatti partecipare al servizio. Chiunque sarà a gestire in futuro la refezione dovrà tenerne conto”.

Concetto ribadito da Ventucci e dal dirigente Mennitto il 3 agosto 2015 alla responsabile del Provveditorato per l’affidamento del servizio di ristorazione, cui si ricorda che “la gestione commissariale per le lungo degenze vuole l’applicazione di modalità quanto più vicine al servizio familiare-giornaliero” per una “più attenta umanizzazione del ricovero e delle terapie miranti al recupero dell’ammalato nel rispetto della sua dignità”. E citando la “ethical governance”, si chiede di inserire “un’apposita clausola in considerazione della sfera di fragilità e debolezza” di anziani e malati mentali.

“Il capitolato appena approvato dal management Asl – sostiene “La Rete Sociale Onlus” – non riporta neanche uno di questi concetti, ma li sconfessa tutti, perché anziché stralciare, come richiesto, l’appalto per la salute mentale da quello per gli ospedali, addirittura li accomuna in un’unica gara, ammettendo platealmente che ai lungodegenti verrà somministrato cibo ospedaliero; riduce la qualità del servizio, eliminando clausole di garanzia come quella che vincolava la consegna dei cibi entro “30 minuti” dalla cottura; adotta una procedura di gara detta “negoziata” che limita la concorrenza lasciando all’Asl la scelta dei concorrenti; ripropone condizioni già contestate.

“Il tutto – si legge ancora – mentre le nostre richieste a mezzo stampa e a norma di legge su modalità e risultati dei controlli finora effettuati e su un confronto in merito al nuovo capitolato, non hanno avuto riscontro. Che dire? Per ora, unico dato certo, è che non si è inteso rendere “trasparente” il risultato dei controlli su vicende che avevano indotto l’Asl a “sospendere” il servizio di ristorazione e che la nuova procedura è “in continuità” con il precedente operato dell’Asl.”

“E’ evidente – conclude la nota – dunque che quanto ora evidenziato in sintesi merita un approfondimento cui ci dedicheremo nei prossimi giorni per capire e denunciare all’opinione pubblica e, se del caso, alla magistratura, chi ha preso in giro i cittadini e chi continuerà a farlo.”

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