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POLITICA

Province. Luigi Ruscello: “Solo il Molisannio può superare il napolicentrismo”

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In una nota, l’economista sannita, Luigi Ruscello interviene nuovamente sulla questione del riordino delle province. In particolare scrive: “È condivisibile l’entusiasmo per Benevento capoluogo e l’abbandono del progetto Molisannio?
Il prossimo 12 novembre si riunirà il Consiglio provinciale per deliberare sulla richiesta di indizione del referendum popolare, ai sensi dell’articolo 132, comma 2, della Costituzione, sul distacco dalla Campania e coeva aggregazione al Molise della Provincia di Benevento.

Osservo subito che il progetto, volgarmente conosciuto come «Molisannio», è caratterizzato più dalla volontà popolare che da quella dei partiti politici e, segnatamente, dei maggiori leaders provinciali. Infatti, da un sondaggio lanciato sul sito del Corriere del Mezzogiorno, è emerso che il 63% è favorevole all’unione del Sannio col Molise. La partecipazione popolare, peraltro, è stata favorita dall’azione del Comitato «Salviamo il Sannio», con l’organizzazione di oltre venti incontri zonali.

Il merito del Comitato, dunque, se di merito si può discorrere, non è stato quello di partorire un’idea originale, ma di propagandarla come mai fatto prima d’ora. Il progetto, infatti, risale addirittura al 1860, quando la Commissione Reale, nominata da Cavour, con a capo Marco Minghetti, ben distinse la regione campana (Napoli-Caserta-Salerno) da quella Sannita (Avellino-Benevento-Campobasso) e che il governo di Francesco Crispi, nel proporre la modifica delle circoscrizioni regionali stabilì che il Sannio dovesse rinascere.

Alla luce degli ultimissimi avvenimenti, cioè l’accorpamento delle Province di Avellino e Benevento, è da chiedersi, tuttavia, se il progetto sia ancora attuale. Diversi soggetti, politici e non, dando per scontato che il decreto legge 188/2012 del 5 novembre sia stato già approvato, e nonostante alcuni di essi in precedenza fossero favorevoli al «Molisannio», ritengono che il progetto non abbia più senso, poiché nel citato accorpamento il Capoluogo dovrebbe spettare a Benevento (mi esprimo sempre al condizionale per prudenza). Anzi, ritengono che l’unione di Avellino e Benevento rappresenti il definitivo superamento del cosiddetto «napolicentrismo».

A mio sommesso parere, invece, è proprio tale affermazione che non regge. In primo luogo, vengono richiamate le dimensioni (4.862,27 kmq e 715.969 abitanti), per cui, se come territorio rappresenteremmo il 36%, come popolazione residente solo il 12,4%. Ebbene, oltre a noi, anche Salerno, nonostante rappresenti anch’essa il 36% territoriale, ma il 19% come popolazione, lamenta le stesse vessazioni e lo scorso anno ha cercato invano di staccarsi dalla Campania per costituire addirittura una nuova Regione. Le accresciute dimensioni, dunque, non credo proprio che, di per sé, possano servire a combattere il «napolicentrismo».

In secondo luogo, – prosegue Ruscello – vengono richiamate, improvvisamente, opportunità di sviluppo e di ricchezza, quando, essendo purtroppo avanti negli anni, da quarantadue anni, epoca di costituzione delle regioni, non ricordo che vi sia mai stata una sola azione congiunta di Avellino e Benevento contro il «napolicentrismo» e per lo sviluppo delle zone interne.

Non bisogna per nulla sottovalutare, poi, la circostanza che l’eventuale attribuzione del capoluogo potrebbe costarci in misura esagerata nella distribuzione degli uffici periferici statali e non. In definitiva, ritengo, che, nella migliore delle ipotesi, l’unica soddisfazione che potremmo avere in futuro è che gli amici avellinesi dovrebbero venire a Benevento per governare.

Da parte mia, quindi, concludo ribadendo ciò che sostengo da diversi anni, cioè che il «napolicentrismo» si può superare solo con il «Molisannio», sul quale, peraltro, l’unico soggetto abilitato a prendere una decisione è il popolo, mediante la più alta forma di democrazia, ossia il referendum”.

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