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La pena liberata: il reinserimento dei detenuti come opportunità per tutti

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Se il dibattito moderno parla sempre più di giustizia e certezza della pena, al convegno sulle “attività di promozione della legalità” tenutosi al seminario arcivescovile di Benevento si è discusso, invece, della rieducazione del detenuto e del suo reintegro nella società.

Un argomento che rientra nel concetto più vasto “dell’esecuzione penale partecipata”, un tema che è stato trattato per la prima volta in Regione Campania, dopo l’indulto e i due decreti svuota carceri del 2010 (1.n.199/2010) e del 2012 (1.n.9/2012). Riflettere sui modi in cui le istituzioni, le associazioni e la società civile possono contribuire al processo di liberazione del reo è stato l’obiettivo dell’incontro promosso dalla Caritas di Benevento in collaborazione con quella di Avellino.

“Nella mentalità comune il carcere è concepito solo come un luogo punitivo ed afflittivo – ci spiega Don Nicola De Blasio, responsabile della Caritas di Benevento – “troppo spesso si parla di pena detentiva, ma è necessario puntare sulla rieducazione del detenuto”. Non una società fondata sulla vendetta, dunque, ma sulla cultura della solidarietà e della riconciliazione.

“Non è certamente la reclusione e l’allontanamento dalla società di chi ha commesso un reato a garantire la sicurezza – spiega la direttrice del carcere di Benevento Maria Luisa Palma – È importante invece dare un senso alla pena. A questo mirano i progetti, come Libertà Partecipate o Reli, che hanno l’obiettivo del reinserimento lavorativo dei detenuti”.

Spesso stigmatizzate e abbandonate, le persone recluse nelle carceri sono anche quelle più sole. Da anni ormai la Caritas si impegna non solo nella difesa della dignità umana dei detenuti, ci spiega Diego Cipriani della Caritas italiana, ma anche ad incentivare le istituzioni a fare della pena uno strumento di rieducazione e reinserimento sociale.

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