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Sindacati

La protesta dei Giudici di pace: volontà punitiva nei nostri confronti

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Con un comunicato congiunto a firma dei presidenti dell’Unione Nazionale Giudici di pace (Gabriele Longo) e Associazione Nazionale Giudici di Pace (Vincenzo Crasto), è stata proclamata l’astensione dei magistrati di pace dal 21 novembre al 2 dicembre 2011,

“Le associazioni di categoria – si legge nella nota – hanno da tempo denunciato una volontà punitiva nei nostri confronti, che si è estrinsecata nel mancato rispetto della Carta costituzionale e delle norme europee, negando le nostre istanze fondamentali:

1) La situazione di precarietà  e di  grave illegalità del trattamento della categoria, che richiede la rinnovabilità dei mandati fino a 75 anni e le tutele previdenziali, retributive e ordinamentali previste dalla Costituzione.

2) Le gravissime disfunzioni degli Uffici del Giudice di Pace determinate dalla: a) assoluta insufficienza del personale  amministrativo in servizio, carente del 50% rispetto alle necessità, che nella sede di Roma ed in alcuni altri uffici, ha provocato, tra l’altro, ritardi di 2 anni nella pubblicazione delle sentenze.
 

La storia si ripete verso la fine della legislatura si tenta di colpire la giustizia di pace.
E’ stata pubblicata nella G.U. del 2 novembre il Dpr che ridetermina la pianta organica dei giudici di pace. I magistrati previsti sono 4.700. Ciò comporterà la riapertura dei concorsi per coprire tutti i 4.700 posti attualmente previsti in organico.

La situazione è grave: vi è il rischio molto concreto che entro un paio di anni verranno avvicendati tutti i giudici di pace attualmente in servizio.  Inoltre senza un intervento che assicuri la continuità delle funzioni, con 700 giudici di pace già in scadenza definitiva del mandato il 31 dicembre prossimo, ed i restanti 1600 giudici di pace in scadenza nei successivi 2 anni, si arriverà nei prossimi mesi alla completa paralisi degli uffici ed all’impossibilità di garantire l’assolvimento dei loro compiti istituzionali, con particolare riferimento alla inesigibilità delle espulsioni ed alla  improcedibilità dei reati di immigrazione clandestina con gravissime ripercussioni sull’ordine pubblico per l’intero Paese e sulla sicurezza dei cittadini.

Stante la gravità della situazione lo sciopero viene indetto per la durata massima consentita dal codice di autoregolamentazione e con riferimento a tutte le attività dei giudici di pace (udienze civili e penali, decreti ingiuntivi, fissazioni udienze per sanzioni amministrative e tutti i  provvedimenti riguardanti gli immigrati clandestini).
La magistratura di pace richiede un intervento di necessita’ e urgenza costituzionalmente compatibile con l’attivita’ di qualsiasi governo”.

 

 

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